cerca

Grave degrado politico-amministrativo dell’Ente di gestione Aree protette del Ticino e del Lago Maggiore

Parola ai lettori

"Ente di gestione Aree protette del Ticino: grave degrado nella gestione"

Le considerazioni delle associazioni animaliste e ambientaliste

Gentile, direttore,
                        l’Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore gestisce oggi 31 tra aree protette e siti Natura 2000 del quadrante nordorientale del Piemonte, nel territorio di 4 provincie (Biella, Novara, Vercelli e Verbano-Cusio-Ossola) in 60 Comuni posti lungo la riva piemontese del Lago Maggiore e del Ticino fino al confine regionale. In un comunicato congiunto, Club Alpino Italiano Tutela Ambiente Montano (Cai – Tam), Gruppo di Intervento Giuridico, Italia Nostra, Lav, Lega per l’abolizione della caccia (Lac), Legambiente, Lida, Lipu, Mountain Wilderness Piemonte, Oipa, Pro Natura Piemonte, Sos Gaia, Wwf "esprimono grande preoccupazione di Gestione delle aree protette del Ticino e del Lago Maggiore, che comprende anche le aree del Biellese e del Vercellese: una situazione che riteniamo inaccettabile ed a cui va posto al più presto rimedio".
Le associazioni ambientaliste e animaliste piemontesi ricordano che "le attuali difficoltà nell’Ente di Gestione del parco sono cominciate con l’accorpamento voluto dalla Regione Piemonte nel 2015, quando un unico Ente di Gestione è stato chiamato ad amministrare aree protette molto diverse tra loro e quindi con specifiche necessità di protezione e gestione. In particolare, i nuovi meccanismi di voto non sono stati in grado di assicurare la rappresentanza nel Consiglio direttivo delle varie comunità, al punto che all’esito delle elezioni del dicembre 2019 il Parco del Ticino (che da solo rappresenta quasi il 50 % della superficie protetta) non ha avuto nemmeno un consigliere su otto (nel 2015 ne aveva avuto solo 1). E le conseguenze, negative, si sono immediatamente viste. Per porre rimedio a questa situazione, numerosi Comuni ed Associazioni del territorio hanno predisposto la proposta di legge n. 133/2021 attualmente all’esame del Consiglio Regionale, proposta di legge che prevede nuovamente la separazione e che auspichiamo venga al più presto accolta".
Intanto, all’inizio del 2020 è entrata in carica la nuova dirigenza dell’Ente e negli ultimi 18 mesi le associazioni hanno monitorato l’attività dell’Ente e dicono che "non è stato in grado di far fronte a tutti i propri compiti istituzionali o lo stia facendo con grave ritardo. Il Consiglio direttivo nel corso del 2020 si è riunito solo 10 volte, nel 2021 – e siamo a fine agosto – solo 4, ha emesso pochissime delibere e non è stato in grado di assumere nessuna decisione su molti dei grandi dossier aperti, decidendo in molti casi “di non decidere“  in particolare sulle questioni riguardanti il Parco del Ticino, trattato come la Cenerentola tra le aree protette gestite".
Gli ambientalisti e animalisti piemontesi fanno notare che "se la dirigenza è poco presente e non agisce in prima persona dando impulso all’attività dell’Ente, con l’emissione degli atti di propria competenza (i decreti presidenziali assimilabili alle delibere della Giunta nei comuni) e non convoca i consigli direttivi, portando le varie questioni all’attenzione dei consiglieri, tutta la macchina si ferma. Riteniamo che per guidare un parco siano necessarie – oltre alla conoscenza del territorio –  competenza, impegno e passione: fino all’inizio degli anni 2000 le comunità dei parchi sono state in grado di selezionare e proporre amministratori con queste caratteristiche, poi con gli accorpamenti ha prevalso la logica dello spoils system e dell’appartenenza politica con nomine spesso calate esclusivamente dall’alto. E se le cose non vanno nella governance dell’Ente è compito della Regione e dei Comuni che compongono la Comunità del Parco intervenire per porvi rimedio (negli Enti di gestione dei parchi non esiste una minoranza politica che svolga funzioni di controllo). La nuova dirigenza, nell’anno e mezzo appena trascorso, si è purtroppo dimostrata non completamente all’altezza di condurre una macchina complessa come quella dell’Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino, del Lago Maggiore, del Biellese e del Vercellese, non raggiungendo quasi nessuno degli obiettivi più importanti: non ha ancora provveduto a avviare le procedure per nuove assunzioni, non ha portato avanti importanti dossier (Montelame, Villa Picchetta, Bosco Vedro, Garzaia di Rio Druma), non ha bandito alcune importanti gare d’appalto".
Le 12 associazioni piemontesi sottolineano che "a fine 2021 scadrà l’incarico e il Consiglio di amministrazione avrà l’occasione per riaffermare la propria centralità nella gestione dell’Ente e recuperare efficienza non rinnovando l’incarico. Ricordiamo che tra le varie finalità di un Ente di Gestione delle Aree protette, vi sono compiti fondamentali per la tutela e la gestione, come ad esempio, la Pianificazione e definizione dei Piani d’Area, la Vigilanza, la Gestione della rete Natura 2000 attraverso la redazione di appositi piani di conservazione della biodiversità e verifica del loro rispetto, il censimento della fauna selvatica ai fini di tutela e/o contenimento anche rispetto alle attività agricole e silvo-pastorali, la ricerca e la divulgazione delle specificità delle aree tutelate".
Gli ambientalisti e animalisti concludono: "La forte criticità in cui versa l’attuale gestione dell’Ente delle aree protette del Ticino e del Lago Maggiore è sintomatica di una situazione diffusa nel panorama Piemontese: diversi altri analoghi enti, a causa principalmente della carenza di personale incrementata dai pensionamenti degli ultimi anni, mostrano purtroppo difficoltà nel mantenere ed incrementare realmente gli obiettivi costitutivi per cui sono nati. Le associazioni chiedono quindi un generale deciso cambio di passo per riportare gli Enti di gestione ad essere nuovamente il motore della tutela e conservazione di tutte le aree protette della Regione, rispondendo al meglio a tutti gli importanti compiti per cui sono stati pensati ed attuati".

Club Alpino Italiano Tutela Ambiente Montano (Cai – Tam), Gruppo di Intervento Giuridico,
Italia Nostra, Lav, Lega per l’abolizione della caccia (Lac), Legambiente, Lida,
Lipu, Mountain Wilderness Piemonte, Oipa, Pro Natura Piemonte, Sos Gaia, Wwf

20/09/21

Scuola

Parola ai lettori

"Dopo la sentenza Tar sui disabili urgente dare indicazioni alle scuole"

Le richieste della Cisl scuola

Gentile direttore, 
                      proprio mentre in tutta Italia riaprono le scuole, il Tar del Lazio, con sentenza pubblicata il 14 settembre, azzera di fatto tutte le disposizioni che, a partire dal decreto interministeriale 29.12.2020 n. 182, hanno definito le nuove modalità da seguire per l’integrazione degli alunni con disabilità. Insieme al decreto 182, infatti, vengono a cadere gli allegati riguardanti le linee guida, la scheda per l’individuazione del debito di funzionamento, la tabella sul fabbisogno di risorse per il sostegno, i modelli di Pei per i diversi ordini e gradi di scuola; annullata anche la circolare n. 40 del 13 gennaio 2021, così come il Decreto Dipartimentale n. 75 del 26 gennaio 2021.
La decisione del Giudice Amministrativo è sorretta da un copioso elenco di considerazioni che investono numerosi profili di legittimità e di merito. Questi ultimi trovano in qualche caso riscontro in perplessità e obiezioni sollevate più volte dalla Cisl Scuola nelle sedi di confronto con l’Amministrazione e in momenti di approfondimento e discussione interna, anche a carattere formativo, sia nelle criticità che lo stesso Cspi aveva evidenziato rilasciando, il 7 settembre del 2020, il prescritto parere sullo schema di decreto interministeriale sottoposto alla sua attenzione.
In particolare la Cisl Scuola aveva manifestato forte preoccupazione rispetto all’ipotesi di un eventuale esonero dell’alunno disabile da alcune discipline, inoltre sul rischio che i nuovi criteri di calcolo del fabbisogno producessero una forte contrazione delle risorse per il sostegno, infine sulla necessità di assumere le Linee Guida relative al Profilo di Funzionamento (ad oggi non ancora emanate dal Ministero della Salute) come punto di riferimento essenziale per l’elaborazione del Pei.
In attesa di conoscere quali saranno gli sviluppi della situazione determinata dagli annullamenti disposti dal Tar, è comunque indispensabile che l’Amministrazione fornisca alle scuole le indicazioni necessarie per gestire nel frattempo con la massima efficacia e puntualità attività di fondamentale rilievo educativo e sociale come quelle relative all’integrazione degli alunni con disabilità. Si tratta infatti di un aspetto che da sempre costituisce un’eccellenza del nostro sistema scolastico, anche nei confronti internazionali, mentre è di tutta evidenza che il bisogno di recuperare una piena funzionalità del servizio scolastico dopo le enormi difficoltà indotte dall’emergenza pandemica è avvertito in modo particolare da chi, come gli alunni disabili, ne è stato più di altri penalizzato.
Una richiesta in tal senso è stata inviata dalla Cisl Scuola al Ministro dell’Istruzione.

La Cisl Scuola nazionale

17/09/21

Pronto soccorso

Anaao Assomed

Crisi dei Pronto Soccorso: dieci proposte alla Regione

Le richieste dell'associazione medici dirigenti del Piemonte

Gentile direttore,
                      il sistema d'emergenza urgenza ospedaliero rappresenta un servizio cruciale della nostra sanità pubblica, non solo da un punto di vista sanitario ma anche sociale. Negli ultimi anni, la carenza di specialisti in medicina d'emergenza urgenza, la crescente ondata di cessazioni di medici ospedalieri (pensionamenti, passaggio alla sanità privata, etc.), la sempre minore attrattività del lavoro di Pronto Soccorso causata da condizioni di lavoro usuranti, carichi di lavoro eccessivi, elevatissimo rischio clinico e di contenzioso medico legale, hanno condotto ad una gravissima carenza di medici urgentisti. Il rischio di un tracollo nell'offerta di servizi di emergenza che possano garantire sicurezza e qualità delle cure è più che mai concreto. Per questo insistiamo, come da anni andiamo facendo, nel grido di allarme, che da sempre cerchiamo di accompagnare ad un atteggiamento propositivo e di collaborazione.  
Di seguito le nostre proposte, che abbiamo inviato in dettaglio in un documento alla Regione:
• Adeguamento degli organici in base ai carichi di lavoro;
• Riconoscimento del disagio: incentivi economici;
• Creazione di percorsi dedicati per i pazienti con patologie non gravi e mono-specialistiche;
• Creazione diffusa di aree di degenza per l'osservazione breve Intensiva (OBI) e di reparti di medicina d’urgenza;
• Implementazione delle azioni per ridurre l'attesa di ricovero, in particolare per i casi con problematiche prevalenti di tipo socio-assistenziale;
• Riorganizzare il territorio, attraverso per esempio la realizzazione di Case della Salute;
• Graduale unificazione del personale medico dei Pronto Soccorso e dell'Emergenza Territoriale (118);
• Evitare l'utilizzo di cooperative ma proporre ai medici dipendenti del SSR la copertura, su base volontaria, dei turni scoperti, prevedendo un aumento di remunerazione rispetto all'attuale;
• Assumere i medici specializzandi dell'ultimo e penultimo anno di specialità, applicando il D.L. Calabria;
• Rivedere la rete ospedaliera anche nell'ambito di un’auspicabile nuova stesura del Piano Socio Sanitario Regionale. 
I problemi dei Pronto Soccorso, che erano già gravi prima del Covid, sono ora peggiorati. Il personale medico è poco, stanco, non valorizzato. E’ necessario un intervento urgente, per garantire ai cittadini il diritto alla cura e ai medici il diritto di poter curare.

 
Dott. Simone Agostini
Componente Segreteria Regionale Anaao Assomed Piemonte
Dott.ssa Chiara Rivetti
Segretaria Regionale Anaao Assomed Piemonte

14/09/21

Reddito di libertà: "Un aiuto per ricominciare dopo una violenza"

Parola ai lettori

Reddito di libertà: "Un aiuto per ricominciare dopo una violenza"

Le considerazioni della Consigliera di parità Lella Bassignana

L’anno 2019 è stato definito dalla referente del Nodo provinciale contro le discriminazioni della Provincia di Vercelli :“What Women Want : # tutti gli altri giorni” e l’informazione su nuove misure di sostegno alle donne rientra tra le varie attività. Si chiama “Reddito di libertà “ il nuovo aiuto economico dato alle donne seguite dai Centri e dai servizi sociali pubblicato nella G.U. del 20 luglio: il D.P.C.M. 17 dicembre 2020 che istituisce e disciplina il “Reddito di libertà per le donne vittime di violenza”. L’importo massimo è di 400 euro per 12 mensilità, ed è cumulabile col reddito di cittadinanza. “E’ una misura positiva che aiuterà le donne a reintrodursi nella vita sociale: una cifra che consente di iniziare a vivere ed è cumulabile col reddito di cittadinanza – sostiene Lella Bassignana referente del Nodo provinciale contro le discriminazioni e rappresentante della Commissione Regionale delle Pari Opportunità della regione Piemonte - Serve per pagarsi un affitto e per affrontare le prime spese in attesa di trovare un lavoro che è la vera chiave di volta per ricominciare una vita nuova. Le risorse sono finalizzate a contenere gli effetti economici derivanti dall'emergenza epidemiologica, per le donne in condizione di maggiore vulnerabilità, e di favorire, tramite l'indipendenza economica, percorsi di autonomia e di emancipazione delle donne vittime di violenza in condizione di povertà. Il reddito di libertà è un aiuto economico dato alle donne seguite dai Centri e dai servizi sociali. E’ sicuramente una cifra modesta ma che può essere sommata per es al reddito di cittadinanza. Ci sono sicuramente delle criticità che dovranno essere modificate, ma è un inizio“. Il decreto provvede a definire i criteri per la ripartizione delle risorse del “Fondo per il reddito di libertà per le donne vittime di violenza” istituito con l'incremento di 3 milioni di euro per l'anno 2020, del “Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità”. 

Le finalità del “Reddito di libertà” 
Viene riconosciuto un contributo denominato “Reddito di libertà”, stabilito nella misura massima di euro 400 pro capite su base mensile per massimo di 12 mensilità, destinato alle donne vittime di violenza, sole o con figli minori, seguite dai centri antiviolenza riconosciuti dalle regioni e dai servizi sociali nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza, per contribuire a sostenerne l'autonomia. Il Reddito di libertà viene riconosciuto solo dietro istanza di parte, alle donne che hanno subito violenza e si trovino in condizioni di particolare vulnerabilità ovvero in condizione di povertà, per favorirne l'indipendenza economica, la cui condizione di bisogno straordinaria o urgente viene dichiarata dal servizio sociale di riferimento territoriale nella stessa dichiarazione. Non può essere accolta più di un'istanza riferita alla donna vittima di violenza e presentata nella medesima regione, ovvero in altra regione. 

Dove e come presentare la domanda 
L’istanza deve essere presentata all'Inps tramite il modello predisposto, allegandola dichiarazione sottoscritta dal rappresentante legale del Centro antiviolenza che ha preso in carico la stessa, che ne attesti il percorso di emancipazione ed autonomia intrapreso e la dichiarazione del servizio sociale professionale di riferimento, che ne attesti lo stato di bisogno legato alla situazione straordinaria o urgente. 
Le spese sostenute
Il Reddito di libertà è finalizzato a sostenere, in modo prioritario, le spese per assicurare l'autonomia abitativa e la riacquisizione dell'autonomia personale nonché il percorso scolastico e formativo dei/delle figli/figlie minori e non è incompatibile con altri strumenti di sostegno come il Reddito di cittadinanza.
Il modulo di domanda
Il Reddito di libertà viene riconosciuto ed erogato da Inps previa richiesta tramite modello di domanda predisposto dal medesimo Istituto e presentato secondo le modalità stabilite dallo stesso, ed entro il limite delle risorse assegnate a ciascuna regione con lo stesso D.P.C.M. 
Il riparto delle risorse finanziarie del Fondo
I 3.000.000,00 di euro vengono ripartiti tra Regioni e Province autonome, in base ai dati Istat al 1°gennaio 2020, riferiti alla popolazione femminile residente nei comuni di ciascuna regione appartenente alla fascia anagrafica 18-67 anni, secondo la tabella allegata allo stesso D.P.C.M. Le risorse attribuite con il presente decreto a ciascuna regione possono essere incrementate dalle medesime regioni, tramite ulteriori risorse proprie trasferite direttamente ad Inps.

Lella Bassignana - Consigliera per le pari opportunità della provincia

08/09/21

"I medici non vaccinati tolgano il camice e cambino lavoro"

Ordine di Torino

"I medici non vaccinati tolgano il camice e cambino lavoro"

Le dichiarazioni del presidente Giustetto

Nei giorni scorsi sono giunte dalle Asl all’Ordine di Torino le prime comunicazioni contenenti gli atti dell’accertamento dell’inosservanza dell’obbligo vaccinale da parte di 6 nostri iscritti, medici e odontoiatri.
La legge prevede che tutta la parte di accertamento dell’inosservanza sia svolta dall’Asl di residenza e poi trasmessa all’interessato, al datore di lavoro e all’Ordine a cui è iscritto il professionista. L’adozione dell’atto di accertamento determina la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio da Sars-CoV-2. Il precetto cautelare della sospensione discende dunque direttamente dalla legge che attribuisce all’Ordine un mero potere ricognitivo ai fini dell’aggiornamento degli albi, senza alcun margine di discrezionalità.
L’Ordine, appena ricevuta la comunicazione da parte dell’Asl, provvede immediatamente ad avvisare il proprio iscritto del provvedimento, che sarà valido fino al 31 dicembre 2021, secondo quanto dispone il DL 44, la norma che regola l’obbligo vaccinale per il personale sanitario (in allegato, la lettera che viene inviata via raccomandata o via Pec ai colleghi inadempienti). Negli albi che, come previsto dalla legge, sono a disposizione sul sito dell’Ordine (https://omceo-to.it/albi-professionali/ricerca-degli-iscritti/) per essere consultati da tutti i cittadini, viene riportata per ciascun medico interessato la dizione “Limitazione all’esercizio professionale art. 4 DL 44/2021”. “Il rifiuto di vaccinarsi da parte di questi colleghi va contro, oltre che alle evidenze scientifiche, a diversi principi e precetti del nostro codice deontologico, che pone il medico in posizione di garanzia nei confronti dei cittadini che a lui si rivolgono – precisa il presidente dell’Ordine Guido Giustetto - È paradossale che proprio un medico possa diventare fonte di malattia per i suoi pazienti. Vi è il diritto di non vaccinarsi? Bene, allora questi colleghi si tolgano il camice e cambino lavoro”.

L'Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Torino

 

30/08/21

"Governo forte con gli imprenditori e debole coi sindacati"

Parola ai lettori

"Governo forte con gli imprenditori e debole coi sindacati"

Le parole del presidente di Confartigianato Piemonte

Gentile direttore,
                       la vicenda del Green Pass sui luoghi di lavoro e nelle mense aziendali è surreale, ma anche rivelatrice del fatto che i cosiddetti rigoristi, a cominciare dal ministro Speranza, il rigore paiono volerlo applicare solo nei confronti dei piccoli imprenditori.
Evidentemente, tutte le misure di contenimento necessarie per un negozio, una bottega ed un ristorante non valgono laddove c’è una rappresentanza sindacale pronta a mobilitarsi contro le “discriminazioni dei lavoratori” e a difesa della “privacy”. Le mense, dicono taluni, non sono equiparabili ai ristoranti: evidentemente il Covid19 è meno infettivo quando circola nelle prime. Ai gestori delle mense, dicono taluni, si chiedono controlli oltre la loro mansione, mentre, si sa, commercianti, artigiani e ristoratori hanno una lunga e consolidata tradizione di controlli delle proprie clientele. Quando abbiamo criticato il Green Pass nella misura in cui costringeva gli esercenti a trasformarsi in “buttafuori”, siamo stati additati come filo no-pass e no-vax. Ora, invece, di fronte alle posizioni dei sindacati registriamo il silenzio imbarazzato dei più intransigenti vaccinisti, segno che la “cinghia di trasmissione” tra partito e sindacato funziona ancora. Abbiamo pagato il prezzo più duro alla pandemia, abbiamo sopportato lockdown e chiusure, abbiamo investito in sicurezza, dai plexiglass alle sanificazioni, e ora non accettiamo che il Governo faccia il forte solo con chi ha un bisogno disperato di lavorare  e si dimostri debole di fronte al sindacato. I dati epidemiologici devono valere per tutti. Se vaccini e Green Pass sono le armi più efficienti per sconfiggere la pandemia, allora non vi possono essere differenze tra imprenditori, lavoratori, operatori sanitari e scolastici. A questo punto sarebbe preferibile l’introduzione dell’obbligo vaccinale anziché varare protocolli che distinguono un mondo del lavoro di serie A da uno di serie B. Forse i sindacati avrebbero fatto meglio a dare un contributo alla campagna vaccinale, dal momento che la maggior parte dei loro iscritti sono over 60, quindi particolarmente esposti. Si era detto e scritto che dopo la pandemia nulla sarebbe rimasto come prima: nulla, tranne il sindacato.

Giorgio Felici - Presidente Confartigianato Piemonte

26/08/21

Piemonte: "Posti in Terapia intensiva, i conti non tornano"

Sanità

Piemonte: "Posti in Terapia intensiva, i conti non tornano"

La denuncia di Anaao Assomed Piemonte

Gentile direttore,
                      dopo aver osservato con perplessità i balletti invernali sul numero dei tamponi, tra molecolari e rapidi, con dirette conseguenze sui tassi di positività e sulle opportunità di nuovi lockdown, non possiamo non esprimere ulteriori perplessità sui dati ufficiali che ci dovrebbero aiutare nella gestione regionale dell'emergenza pandemica, questa volta relativi ai posti letti in terapia intensiva (Ti).
Durante la pandemia abbiamo scoperto che i posti letto hanno degli aggettivi nuovi: strutturali, ovvero i posti dei reparti di rianimazione più quelli creati ex novo, che aumentano in via definitiva e, per l’appunto, strutturale, il numero totale dei posti letto e provvisori/funzionali, ovvero letti solo temporaneamente utilizzati per i malati rianimatori, perché “imprestati” dai reparti specialistici/sale operatorie, quindi prima utilizzati per malati con altre patologie, che dunque perdono il posto letto/seduta operatoria. Il 12 dicembre 2020 la Regione presentava un documento sul potenziamento dei posti letto in terapia intensiva dal quale si evince che i posti strutturali potenziati durante la pandemia erano un totale di 626. Il documento declina anche dove sarebbe avvenuto tale incremento, azienda per azienda.
Sono stati creati? Dove? Ora, agosto 2021, la Regione Piemonte dichiara all’Agenas un totale di PL strutturali in Ti di 628. Questo numero è rilevante, perché il tasso di occupazione dei posti letto determina i colori delle regioni e quindi, in base a questi dati, nelle prossime settimane, verranno impartite disposizioni più o meno restrittive. Il Dl del 23 luglio 2021 definisce poi che questi 628 letti debbano essere tutti strutturali, perché possono essere incrementati senza incidere su quelli destinati ad altre attività. Questi numeri dichiarati ad Agenas ci lasciano perplessi.
Secondo i documenti regionali, Città della salute avrebbe 127 Pl e invece ne risulterebbero circa 80, l'Asl To5 ne dovrebbe avere 22 e invece per ora 14, gli 8 di Carmagnola saranno costruiti, non si sa quando, Vercelli accreditata per 16 ne ha 12, Biella dichiarati 16 ma attualmente sono 10, altri 6 saranno costruiti a dicembre. I numeri reali e dichiarati non paiono coincidere, e la cosa ci preoccupa perché se comunicassimo dati maggiori, la percentuale di occupazione dei posti letto occupati in Ti risulterebbe erroneamente più bassa del reale. In pratica, il Decreto di luglio dice alla Regione: rimani in zona bianca se meno del 10% dei tuoi letti in Ti è occupato. Ma non resti in zona bianca dichiarando posti che non hai, e che eventualmente ricavi da altre attività che a quel punto si devono fermare. Quindi la domanda, di nuovo, nasce spontanea. Quanti sono attualmente i posti letto strutturali attivi di Ti in Piemonte (non quelli temporanei, non quelli in sale operatorie, non quelli provvisori)?

Anaao Assomed Piemonte

24/08/21

Computer

Parola ai lettori

"Solidarietà per Andrea Borasio"

La lettera dell'ex sindaco Maura Forte

Solidarietà e condanna sono i sentimenti che emergono di fronte agli insulti diretti ad Andrea Borasio di Vercelli Notizie, alla grave minaccia di morte descritta in modo disgustoso e con una forte dose di odio interiore da parte di colui che ha utilizzato Facebook per inviare il messaggio. La minaccia inviata mediante i social è grave e rivolta a chi quotidianamente mantiene la pluralità di voci sui diversi argomenti che emergono a livello locale. E’ un segnale preoccupante, che non può essere sottovalutato, anche se fossero parole sfuggite per la facilità con cui sui social si attacca oramai tutto e tutti come se nulla fosse. L’informazione è un caposaldo della democrazia ed attaccarla o metterla in discussione è molto grave. “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”, Così il professor Umberto Eco nel 2015, tacciava gli odiatori da tastiera che popolano ogni giorno i social network. Perché l’odio, la cattiveria, il disagio sono gli ingredienti che danno impulso a questi comportamenti, perdendo ogni freno inibitore di fronte ad una tastiera. Non permettiamo che Il silenzio possa avvolgere questo evento, esprimiamo tutti, cittadini, parti politiche e sociali, solidarietà e condanna, isolando chi utilizza questo comportamento. Non permettiamo che con le minacce si cerchi di intimidire chi sta seguendo con impegno e dedizione la propria attività, come Andrea Borasio, ma voglio ricordare anche Eraldo Botta, sindaco di Varallo che con un gesto ha voluto avviare una campagna vaccinale subendo pure lui gravi minacce.

Maura Forte

23/08/21

Forza Italia

Amministrative a Santhià

"Forza Italia appoggerà con gli alleati del centro-destra Biagio Munì"

"Una scelta unitaria che ci vede consapevolmente schierati"

Forza Italia appoggerà convintamente, insieme agli alleati del centro-destra, il Candidato Sindaco “Biagio Munì”. È una scelta Unitaria che ci vede consapevolmente schierati verso un uomo di centro-destra che ha saputo distinguersi, nelle sue precedenti esperienze amministrative, come “uomo del fare” perseguendo l’unico scopo che è il bene di Santhià. Forza Italia, come testimonia continuamente il nostro Presidente Silvio Berlusconi, è sempre stata leale al centro-destra. Quindi alle prossime elezioni  andremo  uniti, perché 27 anni di centro-destra si fondano su valori e programmi condivisi. Questo vale per tutte le elezioni amministrative, come a Santhià, e come sarà per le prossime elezioni politiche, perché questo rappresenta il sentimento di più della metà degli italiani. Ci prepariamo dunque “uniti” a questa sfida elettorale per il bene di Santhià, perché la città deve cambiare marcia e guardare al futuro con entusiasmo e che sia più prospero per tutti i cittadini. Questo potrà realizzarsi con un uomo di grande esperienza come il nostro candidato unitario Biagio Munì, insieme a tutte le donne e uomini, candidati di valore nella sua lista, che rappresentano l’intero tessuto sociale della città e che sapranno dare un valore aggiunto per la futura amministrazione, tra cui annoveriamo i nostri candidati Natalina Zanotti e Paolo Magliaro.

Antonio Prencipe – Commissario Provinciale Forza Italia

Sono soddisfatto per l’indicazione da parte del Coordinamento Regionale e Provinciale  di Vercelli  di Forza Italia  che appoggerà la mia Lista “Cambia Santhià insieme a noi”. Un risultato che ci vedrà impegnati a correre unitariamente nel solo esclusivo interesse per la Citta di Santhià. Noi abbiamo tenuto costantemente un canale aperto con tutti gli uomini di buona volontà dotati di ragionamento politico, puntando sull’unità del centro-destra nella nostra città.
I progetti di cambiamento camminano sulle gambe degli uomini che hanno valori e idee, consapevoli che la coerenza, l’appartenenza e il rispetto dei ruoli sia fondamentale per raggiungere traguardi impossibili; facendo prevalere unicamente l’amore per la Città. Ringrazio dunque Antonio Prencipe e Paolo Zangrillo per aver compreso oggi, la necessità di partecipare con propri Candidati, nelle persone di Natalina Zanotti e Paolo Magliaro alla costruzione di un nuovo orizzonte politico, senza preclusioni,  per definire un’alleanza solida e di prospettiva, che ci vedrà uniti nel futuro per un governo di centrodestra nel Paese, passando anche dalla riconquista della Città di  Santhià.

Biagio Munì – Candidato Sindaco Lista “Cambia Santhià insieme a noi”
UNITI SI VINCE.

18/08/21

Gian Carlo Locarni

Gian Carlo Locarni, presidente della consulta Sport, Cultura e Pari Opportunità di Anci Piemonte

Anci Piemonte

"Un’univoca battaglia di libertà per migliaia di donne"

Locarni commenta la situazione afgana

Come Presidente della consulta Sport, Cultura e Pari Opportunità di Anci Piemonte non posso che essere profondamente amareggiato dagli sviluppi, in negativo, che si stanno verificando in Afganistan. Una flebile democrazia che tentava di radicarsi in un mondo segnato da decenni di guerra fraticida. Le vittime di questa evoluzione di una sub cultura medioevale saranno sicuramente le donne. Le donne afgane hanno provato i vari percorsi di emancipazione, a volte antecedenti a quelli occidentali ed ora si ritrovano in una sorta di viaggio nel tempo a ritroso con pratiche che nella migliore delle ipotesi sono patriarcali. Come non ricordare come le donne sotto il dominio talebano non potevano girare da sole ma solo accompagnate da un parente maschio, stessa sorte se dovevano raramente recarsi in banca o negli uffici pubblici. Come non sottolineare la pratica dei matrimoni che definire combinati rimane un eufemismo, in molti casi veri e propri bottini di guerra. Saremo facili profeti nel pronosticare un percorso ad un passato che nessuno al giorno d’oggi può concepire. Non mi addentro nelle tematiche di politica internazionale, le quali non sono del tutto chiare neppure a chi la politica internazionale la “mastica” quotidianamente. Ma vorrei sottolineare con forza come gli sforzi, ancora in corso nel mondo occidentale, per una reale parità di genere, saranno vanificati da questo nuovo corso afgano. Nel nostro piccolo, distanti migliaia di chilometri da questa tragedia umanitaria non possiamo e non dobbiamo sottacere a tali pratiche che di fatto fanno ripiombare il paese afgano ai tempi primordiali. Dovremmo senza distinzione di sorta politica, non intestarci una battaglia politica di parte ma bensì un’univoca battaglia di libertà per migliaia e migliaia di donne che saranno giocoforza private dalla stessa.


Gian Carlo Locarni
Presidente consulta Cultura Sport e pari Opportunità Anci Piemonte

16/08/21

Fsp polizia

Parola ai lettori

"Tav, al tavolo tecnico devono sedere anche i poliziotti"

Le considerazioni della Federazione sindacale di Polizia

Gentile direttore, come Federazione sindacale di Polizia chiediamo la pubblicazione del seguente comunicato: 

“Fermo restando l’apprezzamento per la visita del ministro Lamorgese nonché del Capo della Polizia a Torino, è impossibile non rilevare che, come si dice, ‘la montagna ha partorito il topolino’! Anni di problemi, un’interminabile scia di sangue dei feriti fra gli operatori impegnati a difendere il cantiere Tav come fosse una zona di guerra, poliziotti esposti agli agguati nella boscaglia, senza mezzi necessari, in una zona territorialmente proibitiva e con regole di ingaggio inadeguate, e cosa emerge da un vertice convocato dopo l’ennesimo attacco terroristico? L’idea di mettere su un tavolo tecnico. Purtroppo non è uno scherzo, questo è il massimo che si è saputo dire e fare. Il ministro Lamorgese ha detto di voler dare una ‘risposta democratica’, senza in verità curarsi di dare risposte concrete alle centinaia di feriti che abbiamo contato da anni nelle nostre fila. E noi siamo d’accordo, purchè risposta democratica non significhi risposta ipocrita. Non ne possiamo più di filosofi della sicurezza che vomitano inutili fiumi di parole mentre i poliziotti si fanno massacrare. Allora, se tavolo tecnico deve essere, ci dovranno sedere anche i poliziotti, per stabilire cosa davvero serve per portare a casa la pelle. Rimane inalterata la considerazione di quanto bislacco sia che in un paese come l’Italia, settima potenza mondiale, un’opera pubblica sia sotto scacco, e il Governo non trovi il modo di affermare la sua ferma autorevolezza di fronte a un manipolo di criminali eversivi”. Così Valter Mazzetti, segretario generale Fsp Polizia, dopo il vertice in Prefettura, a Torino, con il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, e il capo della Polizia, Lamberto Giannini, in cui si è discusso soprattutto dei problemi al cantiere Tav, a pochi giorni dagli ultimi attacchi contro le forze dell’ordine. “Come poliziotti non possiamo che essere d’accordo sui sistemi democratici - afferma il segretario provinciale Fsp Torino, Luca Pantanella -, ma da 20 anni ad oggi politici e governi di turno non hanno ottenuto nulla, se non lasciare le forze dell’ordine sole a subire gli attacchi di chi non vuole la Tav. Ora basta. Chiediamo al Capo della Polizia che nel tavolo tecnico si parta dalle nostre osservazioni, perché da anni denunciamo postazioni pericolose nel cantiere senza essere ascoltati. Serve inoltre l’apertura di un capitolo economico dedicato poiché chi lavora per la Tav non può ricevere gli straordinari dopo 2 anni, nonché protocolli adatti a tutelare i colleghi, oggi usati come cuscinetto per l’incapacità politica di aiutare il territorio e isolare i violenti”.

Fsp Torino

10/08/21

Vercelli: "Il Comune è al corrente della situazione all'ex Montefibre?"

Parola ai lettori

Vercelli: "Il Comune è al corrente della situazione all'ex Montefibre?"

L'interrogazione del gruppo Voltiamo Pagina

Gentile direttore,
                      di seguito esponiamo l'interrogazione al sindaco presentata dal Gruppo Consiliare Voltiamo Pagina sulla situazione in area ex Montefibre.

Premesso che: il dismesso complesso industriale cui si accede dai Civici 85/87 di Corso Rigola in Vercelli, versa da anni in condizioni di completo abbandono. Ricorrono notizie tramite mezzi stampa e social network recanti documentazione fotografica in grado di suscitare non soltanto una generica preoccupazione, ma il dubbio che esse possano mostrare condizioni di assoluto pericolo. Sembrano presenti, infatti, laterizi in fibrocemento in matrice friabile e libera, dispersi nell’ambiente in frammenti di varie dimensioni, comunque potenzialmente a contatto con le persone. L’intero compendio, ancorché dotato di recinzione perimetrale, risulta facilmente accessibile soprattutto da Via Schilke. La recinzione medesima in molte sue parti risulterebbe gravemente ammalorata, essendovi altresì presenti varchi liberi e percorribili con facilità, verosimilmente anche da minori. Si vedono, inoltre, situazioni di rischio grave, come ad esempio botole prive di qualsiasi copertura, attraverso le quali potrebbe introdursi una persona in modo agevole, a maggior ragione, un minore; la suddetta documentazione rende peraltro evidente che i locali fatiscenti, invasi da infestanti erbacee, nonché arbustive quando non arboree, sono in parte crollati o pericolanti e ciò rappresenta un ulteriore elemento di pericolo; è di tutta evidenza (al di là dei numerosi referti che si possono raccogliere tra gli Operatori economici dei luoghi confinanti) che l’intero compendio sia spesso occasionale riparo per molte persone, nonostante quegli ambienti siano in condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza del tutto incompatibili con la salute personale, pubblica, non meno che con la dignità della persona umana. 
I sottoscritti Consiglieri Comunali interrogano la S.v. per sapere: se il Comune sia al corrente della situazione che si deve da anni registrare in quel compendio industriale dismesso; se il Comune abbia nozione circa la proprietà degli immobili in parola; cioè se sia in grado di identificare i responsabili non solo dello stato di manutenzione, ma altresì delle misure di prevenzione e contrasto ad ogni tipo di rischio; quali iniziative il Comune intenda intraprendere per mettere comunque in sicurezza l’area, soprattutto impedendone efficacemente l’accesso. 

Paolo Campominosi - Andrea Conte - Roberto Scheda

09/08/21

Vercelli: "Quando verrà ripristinato il chiosco in Parco Kennedy?"

Parola ai lettori

Vercelli: "Quando verrà ripristinato il chiosco in Parco Kennedy?"

L'interrogazione dei consiglieri di "Voltiamo pagina"

Gentile direttore, di seguito l'interrogazione al sindaco presentata da noi consiglieri comunali del gruppo Voltiamo Pagina sul chiosco in parco Kennedy.

Premesso che, con determinazione dirigenziale N. 684 del 08/03/2018 ad oggetto: "Bando pubblico di concessione per la realizzazione e gestione di un chiosco nel Parco Kennedy. Presa d'atto del verbale di gara. Individuazione aggiudicatario", si approvavano i verbali di gara in oggetto, assegnando la gestione del bene comunale alla Coop. Zoe; valutato che si è pervenuti successivamente alla sottoscrizione del contratto tra Comune e Gestore; atteso che, pare persino pleonastico rilevare come oggetto del contratto sia, non meno della ristrutturazione, la “gestione” dell’immobile come restaurato e rinnovato, ma soprattutto, il motivo fondante e qualificante per cui la P.a. concedente perviene alla determinazione di affidare il proprio bene sia, almeno, quello di dare un servizio alla popolazione, pervenendo al soddisfacimento di molteplici esigenze (presidio dell’area anche per motivi di prevenzione; servizio ai pendolari; servizio alle Facoltà Universitarie che sono ospitate nello stabile “Ex Istituto San Giuseppe”; servizio ai giovani che, soprattutto, ma non esclusivamente, nella stagione primaverile/estiva, possono dare vita a forme di intrattenimento musicale, in un ambiente particolarmente gradevole e tradizionalmente vocato a questi scopi); preso atto che da più di un anno (ben oltre il periodo di emergenza Covid19) il servizio non è più erogato e lo stabile, peraltro oggetto della prevista ristrutturazione, risulta chiuso al pubblico e che nessuna comunicazione in tal senso è stata resa alla cittadinanza, né si conosce (almeno, da parte dell’interrogante) se vi siano e quando collocate temporalmente, previsioni di riapertura; tutto ciò premesso, i sottoscritti consiglieri desiderano sapere se siano al corrente di tale anomala situazione, di sospensione del servizio che si prevedeva dovesse essere erogato dopo la ristrutturazione dell’immobile; se tale assenza del servizio possa configurarsi come inadempienza contrattuale; quali iniziative il Comune intenda intraprendere per ripristinare al più presto e, comunque, in tempo utile per la ripresa delle attività scolastiche, il servizio di somministrazione e ristoro.

Paolo Campominosi - Roberto Scheda - Andrea Conte

08/08/21

digitale terrestre

Gian Carlo Locarni

Digitale, switch-off rinviato: resta il problema smaltimento tv

"Sono circa 15 milioni gli apparecchi che dovranno essere rottamati"

La data del cosiddetto switch-off, ovvero il passaggio dal vecchio sistema di trasmissione televisiva al digitale terrestre più avanzato tecnologicamente, è stata spostata dal primo settembre al 15 ottobre. 

Il nuovo sistema, evoluzione del Dvb Digital Video Broadcasting, attiverà tra l'altro l'alta definizione in 8K che permetterà di trasmettere un segnale più pulito e consentirà di coprire una distanza maggiore tra antenna e ricevitore. Tali migliorie tecnologiche, per l’utente finale, significano dover sostituire il proprio televisore o il decoder per la ricezione del digitale terrestre. Le stime parlano di circa 14/15 milioni di apparecchi che dovranno essere rottamati e conseguentemente smaltiti, operazione che passerà attraverso la filiera di smaltimento dei Raee con il processo di lavorazione e di recupero di queste apparecchiature elettroniche. La stima che porta sui quindici milioni i televisori da rottamare nei prossimi quindici mesi, in conseguenza al passaggio al nuovo digitale terrestre, per la necessità di continuare a vedere le trasmissioni televisive, spingerà i consumatori a cambiare il decoder o l'intero televisore, questo perché dal 15 ottobre 2021 chi non avrà un apparecchio in grado di vedere le trasmissioni in alta definizione non potrà più vedere la tv. Un numero enorme di dispositivi elettronici che dovranno essere conferiti negli appositi centri di smaltimento, per cui ci auguriamo che la civiltà dei nostri concittadini non faccia aumentare l'abbandono per strada di questi apparecchi e che dovranno poi venire lavorati correttamente. 

Per il successo dell'iniziativa sarà necessario che il settore del trattamento Raee venga messo nelle condizioni di ricevere questo flusso straordinario di televisori e che i processi aziendali dei singoli operatori guardino sia alla massimizzazione delle materie prime seconde sia alla riduzione del conferimento dei rifiuti in discarica. I produttori di apparecchi elettronici che beneficeranno del decreto Rottamazione dovranno, attraverso i consorzi fra gli stessi produttori che oggi gestiscono parte dello smaltimento Raee, sostenere concretamente e adeguatamente lo smaltimento dei televisori pagando quanto necessario a realizzare un processo di recupero in linea con i principi dell'economia circolare. Fino a oggi ciò non è accaduto ma, grazie al Governo Draghi e nell'interesse del sistema Italia, si auspica e confida che tutto questo dovrà accadere.

Gian Carlo Locarni

Responsabile ambiente Lega Salvini Piemonte

07/08/21

"Green pass e scuola, sulle sanzioni chiediamo profondo ripensamento"

Parola ai lettori

"Green pass e scuola, sulle sanzioni chiediamo profondo ripensamento"

Le riflessioni di Maddalena Gissi, segretaria Cisl Scuola

Sul green pass per il personale scolastico il Governo si è mosso in termini discutibili e per alcuni aspetti inaccettabili. Non tanto per la scelta in sé, che risponde a una precisa responsabilità politica assunta a fronte di una situazione di emergenza, quanto per le ricadute che ne discendono sulle condizioni di lavoro del personale, su cui il confronto con le parti sociali è assolutamente doveroso e dal nostro punto di vista irrinunciabile. Le misure previste per chi non ha il green pass rispondono a una logica che definirei di giustizia sommaria, francamente inaccettabile. L’impressione è che stia prevalendo un’esigenza che definirei più di immagine che di sostanza, e che purtroppo finisce per alimentare polemiche e infinite diatribe più che produrre soluzioni realmente efficaci e concrete. Manca a questa decisione il supporto di dati attendibili – che stiamo chiedendo da tempo - sulla percentuale di personale vaccinato, mentre è del tutto evidente che sarà la popolazione scolastica, più che il personale in servizio, l’ambito privilegiato per la circolazione di eventuali contagi. Ma sotto questo aspetto, che vede per esempio nella gestione del trasporto pubblico un nodo cruciale, non si sta facendo praticamente nulla. Non vorrei che l’inevitabile polverone che seguirà le improvvide decisioni del governo serva solo a nascondere ritardi e lacune su altri aspetti che quanto e più della vaccinazione del personale concorrono a garantire le condizioni per una ripresa in sicurezza delle attività scolastiche in presenza.
Emerge invece, e mi chiedo quale sia il motivo, una sorta di accanimento verso il personale scolastico, per il quale si prevedono sanzioni che non trovano riscontro in nessun altro settore lavorativo, nemmeno nella stessa sanità. Viene da chiedersi perché. Ora mi attendo che si alzino le solite denunce di insensibilità e chiusura corporativa ai sindacati, nei confronti dei quali continuano vere e proprie campagne di disinformazione. Ricordo allora che la mia organizzazione, per prima, rivendicò una corsia preferenziale di vaccinazione per il personale scolastico, lanciando anche una campagna di sensibilizzazione per quello che abbiamo sempre definito un gesto di responsabilità e un dovere civico. Anche sul green pass non abbiamo assunto posizioni oppositive, ma proprio per questo ci sentiamo ancor più in diritto di denunciare un modo di procedere che risolve con atti unilaterali questioni su cui il confronto con le parti sociali è semplicemente doveroso. Da qui la richiesta di un profondo ripensamento sulle sanzioni previste nel decreto e l’avvio del confronto nelle sedi dovute, che sono quelle delle relazioni sindacali.
Il Ministro e il Governo devono essere consapevoli che su questo si gioca anche la loro credibilità rispetto a intese sottoscritte con i sindacati, come il Patto per la scuola al centro del Paese, in cui si dichiara espressamente di voler valorizzare il confronto con le parti sociali, affermazione che in questo caso è stata clamorosamente contraddetta.

Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola

06/08/21

"Dal 22 al 29 luglio previste le immissioni in ruolo, ma nulla di fatto"

Uil Scuola Piemonte - Personale Ata

"Dal 22 al 29 luglio previste le immissioni in ruolo, ma nulla di fatto"

"Sono 2000 incluse nelle graduatorie dei 24 mesi, in attesa di sapere"

Dal 22 al 29 luglio erano previste le procedure per le immissioni in ruolo anche del personale Amministrativo tecnico ausiliario, Ata. Siamo al 30 di luglio e ancora nulla. Nessuna comunicazione, nessuna ipotesi, nessuno avvisa per dire cosa sta succedendo, nessuno comunica i tempi e le procedure da seguire per le immissioni in ruolo di questo personale, come nessuno conosce il contingente da immettere in ruolo. Sono 2000 persone circa in tutta la regione Piemonte incluse nelle graduatorie dei 24 mesi, 922 solo nella provincia di Torino.

Tante ragazze, tanti ragazzi, tante famiglie sono ancora in attesa di sapere, se continueranno ad essere, anche il prossimo anno scolastico, precari o se finalmente avranno un posto a tempo indeterminato, dopo anni di sacrifici. Queste persone, questi lavoratori, meritano rispetto, non meritano di essere lasciati nell’incertezza. Abbiamo sollecitato la nostra Segreteria Nazionale affinché faccia pressione sul Ministero per porre fine a questa incomprensibile situazione. La Uil Scuola del Piemonte denuncia con forza questo trattamento, questi ritardi e questa indeterminatezza da parte del Ministero, chiede che vengano sollecitamente date le istruzioni per le procedure di immissione in ruolo e la copertura di tutti i posti vacanti e disponibili.

Diego Meli

Segretario Generale Uil-Scuola Piemonte

31/07/21