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"Annullata la riunione dei capigruppo senza spiegazioni"

Consiglio comunale di Vercelli

"Annullata la riunione dei capigruppo senza spiegazioni"

Fragapane, Pd: "Turbolenze interne alla maggioranza?"

Alle ore 13 di oggi abbiamo appreso, con comunicazione ufficiale del presidente del Consiglio Comunale, dell’annullamento della riunione dei Capigruppo, che doveva tenersi alle 17.30 per programmare la data del prossimo consiglio comunale. Oltre allo scarsissimo preavviso, non ci sono state fornite spiegazioni di alcun tipo. Non si può non pensare che il motivo per cui si è deciso di posporre la riunione, e quindi il Consiglio, possa essere legato alle turbolenze interne alla maggioranza. Il prossimo Consiglio Comunale sarà infatti quello in cui si discuterà l’Ordine del giorno in cui un partito della maggioranza accusa l’Amministrazione, di cui è parte, di aver fallito nella gestione del decoro e della sicurezza della città. Il gruppo consiliare del Partito Democratico auspica che le ragioni di questo ritardo siano altre e che le diatribe interne al centrodestra di Vercelli non arrivino a provocare anche il rallentamento dei lavori della macchina comunale a discapito dell’attività consigliare e di quella amministrativa. Perché i cittadini vercellesi non possono continuare a subire le conseguenze delle lotte di potere tra i partiti del centrodestra.

Alberto Fragapane, Capogruppo Partito Democratico Vercelli

18/10/21

"La soppressione delle corse Atap non è stata causata dai lavoratori"

Parola ai lettori

"La soppressione delle corse Atap non è stata causata dai lavoratori"

Il comunicato di Faisa - Cisal

Gentile direttore,
                        la scrivente organizzazione sindacale Faisa Cisal, nelle persone del segretario provinciale per le province di Biella e Vercelli Mauro Caputo e del segretario aggiunto e coordinatore Fabio Bordonaro, in seguito alla pubblicazioni di articoli apparsi sugli organi di stampa relativamente ai disservizi registrati sul Trasporto pubblico loocale a seguito dell’entrata in vigore dell’obbligatorietà del possesso della certificazione verde per accedere ai posti di lavoro, desiderano chiarire, senza polemica alcuna, e con l’intenzione di non esacerbare gli animi, quanto segue:
la soppressione di diverse corse comunicata da Atap SpA e vericatasi per il giorno 15 ottobre ultimo scorso così come gli eventuali disservizi che potrebbero verificarsi in futuro non sono, a nostro parere, da ricondurre in capo ai lavoratori, che verosimilmente a causa del mancato possesso della certificazione verde, non hanno potuto prestare il proprio servizio, ma ad una situazione ormai divenuta cronica nel tempo e comune a tutte le aziende di trasporto pubblico locale, ossia l’oggettiva ed effettiva difficoltà di reperire ed assumere nuovo personale. Questa condizione, a nostro giudizio, è causata da un’ offerta di contratti precari con salari bassi influenzati anche da rinnovi di Ccnl sempre più al ribasso, con penalizzazioni sul piano economico/normativo e condizioni di lavoro sempre più impegnative e logoranti. Nel corso degli anni, la professionalità dell’operatore di esercizio (autista), è stata sempre più svalutata e soggetta a condizioni peggiorative. In particolare, nell’ultimo decennio, Governi, Regioni e Province hanno solo operato tagliando sui servizi e sui corrispettivi, a discapito soprattutto di lavoratori e cittadini.
Anche in questa occasione, dopotutto, con l’entrata in vigore del Decreto Legge relativo all’obbligatorietà della certificazione verde per l’accesso ai luoghi di lavoro, il Governo italiano pare non abbia fatto i conti con le prevedibili conseguenze che detta iniziativa avrebbe comportato sui servizi essenziali. In particolare, riteniamo che purtroppo non sono state attuate tutte quelle iniziative utili a far ottenere il certificato verde ai lavoratori, che per svariati motivi o scelte personali non sono vaccinati, oltre alle ricadute economiche non irrilevanti sugli stessi. Detta riflessione, vuole evidenziare una reale situazione di difficoltà che il lavoratore deve affrontare per ottenere il Green pass per poter lavorare e sostenere la propria famiglia: l’autoferrotranviere quotidianamente effettua turni di lavoro che spesso lo occupano per l’intera giornata e pertanto si trova costretto, suo malgrado, a dover prenotare ed effettuare un tampone durante le soste del turno, che però talvolta avvengono in località in cui non ci sono nemmeno farmacie che effettuano questo servizio. Esaminando le realtà territoriali delle province di Vercelli e Biella, i centri/farmacie che forniscono il servizio dei tamponi rapidi e gli orari in cui operano, risultano ampiamente insufficienti per soddisfare le richieste di tutti quei lavoratori che intendono essere in regola per poter lavorare.
Riteniamo che queste gravi lacune stiano minando realmente il diritto al lavoro dal momento che, come sta accadendo, molti lavoratori sono stati costretti a dover restare a casa senza retribuzione, poiché non hanno trovato un posto per sottoporsi al tampone e ottenere la certificazione. È quindi per noi importante sottolineare che la volontà della nostra categoria è quella di continuare a svolgere il nostro lavoro con lo stesso spirito di abnegazione e con professionalità, sempre in prima linea al servizio delle comunità, così come è accaduto anche nei momenti più duri della pandemia e chiediamo solo al Governo e alle Istituzioni regionali e provinciali l’opportunità di poter continuare a farlo!!!

Mauro Caputo
Fabio Bordonaro

18/10/21

Ancora Italia Vercelli

Il gazebo di Ancora Italia in via Cavour a Vercelli

Ancora Italia Biella-Vercelli

"Sostegno in un periodo storico di isolamento fisico ed emotivo"

"Stiamo organizzando un servizio di assistenza"

Ancora Italia Vercelli-Biella è una realtà formata da persone volenterose e decise ad impegnarsi per riprendersi il proprio futuro. Si tratta di una delle tante sezioni di Ancora Italia, il partito nazionale fondato da Francesco Toscano, che ne è il Presidente, oltre ad essere giornalista e avvocato. Attraverso Visione Tv, sito web e canale YouTube, Toscano sta facendo sentire la propria voce, dimostrando un'ampia preparazione culturale e una profonda capacità critica, anche grazie al confronto con vari ospiti d'eccezione. Fra i molteplici temi di riflessione che vengono proposti giornalmente, è presente un messaggio costante e invariato: la necessità di tutelare la Costituzione Italiana e i suoi principi, con l'obiettivo di costruire un'Italia rinnovata, abitata da cittadini e cittadine consapevoli, votati alla giustizia e alla libertà.

Noi iscritti della sezione di Vercelli-Biella ci muoviamo nel nome di questo progetto, con lo scopo primario di dare sostegno, in particolare in un periodo storico dove l'isolamento non è solo fisico ma anche emotivo. Vi esortiamo quindi a reagire, attraverso l'azione comune. Proviamo insieme a leggere il presente come un'opportunità, un'occasione per migliorare noi stessi e la società che ci circonda: conservando la nostra integrità fisica e spirituale e, successivamente, ripristinando il senso della comunità e della cooperazione. Per saperne di più, vi invitiamo ad andare sulla nostra pagina Facebook (Ancora Italia – Vercelli), nella quale potrete trovare tutte le informazioni riguardo alle nostre iniziative.

In particolare, stiamo organizzando un servizio di assistenza, gestito privatamente e a completa tutela della privacy: troverete un post Facebook con i nostri numeri, ai quali potrete inviare un messaggio di testo Whatsapp, illustrando brevemente la vostra problematica.

Vi ricontatteremo quanto prima per valutare insieme le strade possibili da percorrere (ecco il link della pagina: https://m.facebook.com/ancoraitaliavercelli/?tsid=0.1034167715119878&source=result). Infine, se volete incontrarci di persona, troverete il nostro gazebo sabato 16 ottobre a Biella, in piazza Falcone Angolo Via Liguria dalle 10 alle 13, mentre tutti i lunedì saremo al Bar La Voglia di Vercelli, alle ore 20. Vi aspettiamo numerosi!

Ancora Italia Vercelli-Biella

14/10/21

Santhià Uniti per la Rinascita

I componenti della lista Uniti per la Rinascita

Amministrative a Santhià

"Grazie per i 748 voti che avete assegnato a Uniti per la Rinascita”

La riconoscenza di Alessandro Caprioglio e della sua squadra

Cari santhiatesi, la mia squadra ed io vi ringraziamo per i 748 voti che avete assegnato al Movimento Civico “Uniti per la Rinascita”, nelle appena trascorse elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre scorsi. Grazie, soprattutto, per avere condiviso il nostro progetto e la nostra proposta. Che resteranno e cercheremo di fare crescere, insieme. Siamo sicuri, in particolare, che un messaggio sia stato colto: non abbiamo avuto appoggi, né condizionamenti di partiti; non li abbiamo avuti, soprattutto perché non li abbiamo cercati. Con tutto il rispetto che si deve a quello strumento di partecipazione che la stessa Costituzione italiana prevede – i partiti politici, appunto – siamo sempre stati convinti che, nel presente momento storico, Santhià abbia soprattutto bisogno del contributo di idee ed esperienza, di fantasia e ricerca, intelligenza e coraggio, degli stessi santhiatesi. Di tutti i santhiatesi, senza distinzioni di appartenenza politica, ma – al contrario – cercando di cogliere in ciascuno talenti, sentimenti e proposte, con il solo denominatore della ricerca del bene comune. Non ci è sembrato, così, il momento di trincerarci dietro gli steccati dei partiti, che dividono, ma di ricercare il dialogo con tutti, per unire. Desideriamo ringraziarvi tutti per averci incoraggiato a voltare pagina ed a scrivere insieme una storia nuova per Santhià, per la Santhià del futuro: tutta un’altra Storia, appunto. Per questo, proprio perché guardiamo al futuro, partendo da un elevato numero di consensi, attribuiti da persone libere a persone libere, non mi sento di parlare a nome di persone deluse, tanto meno sconfitte. So di poter parlare, insieme alla mia squadra, come persone che ora vogliono continuare ad assicurare una presenza responsabile, attenta, propositiva, costituendosi come punto di rifermento civico, a disposizione di tutti coloro che vorranno fare un po’ di strada con noi: daremo, così, continuità, stabilità e – almeno, nelle nostre intenzioni – affidabilità all’esperienza di “Uniti per la Rinascita”. Abbiamo una ferma convinzione: noi non abbiamo costituito, come potrebbe apparire, il nostro Movimento Civico “dal nulla”. L’abbiamo costituito a partire dalla concretezza e dall’urgenza di una domanda reale di partecipazione, di cambiamento, di progettualità politica nuova, già ben presente nella nostra Comunità. A questa domanda noi abbiamo cercato di dare espressione istituzionale. La ragione sociale non viene meno: occorre lavorare per la rinascita di Santhià. Non perde di attualità nemmeno la convinzione che occorra essere uniti. Entro pochi giorni vi faremo conoscere dove potrete trovarci tutti i giorni, come raggiungerci, le nostre iniziative per il futuro.
A presto e grazie ancora.

Alessandro Caprioglio
Paola Savio
Anna Bertinetti
Veronica Bono
Daniele Boschetti
Matteo Cavagnetto
Massimiliano Corradini
Ivana Defabiani
Luca Dibitonto
Maurizio Guerrini
Lorenzo Pisa
Massimo Zaccheddu
Michela Zanella

11/10/21

SìAmo Gattinara

Comunali - SìAmo Gattinara

"Grazie di cuore a chi ha espresso il voto a favore della nostra lista"

"Congratulazioni a Maria Vittoria Casazza, primo sindaco donna"

Noi di "SìAmo Gattinara" vogliamo ringraziare di cuore tutti coloro che hanno espresso il loro voto a favore della nostra lista. Ci ha commosso la fiducia che ci è stata tributata e, anche se ciò non ha cambiato l'esito delle elezioni, non possiamo non essere lusingati dall'affetto e dalla stima di chi ha creduto in noi. Riteniamo che l'elevata percentuale di astensione dalle urne non abbia permesso quel cambiamento che molti auspicavano. Ad oggi, tuttavia, prendiamo atto della decisione della maggioranza, ci atteniamo al risultato e rispettiamo la scelta dei gattinaresi. SìAmo Gattinara è davvero grata per i voti ottenuti e lo considera, comunque, un successo e, per tale motivo, farà il possibile per valorizzare il consenso ottenuto. Nel contempo, non possiamo esimerci dal congratularci con il nuovo, primo, Sindaco donna a Gattinara, Maria Vittoria Casazza, e confidiamo che la sensibilità femminile possa essere d'aiuto nell'ascoltare la voce di tutti, magari anche grazie alla presenza delle altre due donne più votate, Elisa Tosone ed Elisa Roggia, nonché Maria Grazia Zaffalon e Barbara Fanetti, che sapranno dare un'impronta diversa alla continuità dell'amministrazione. Augura, quindi, un Buon lavoro "in rosa" a loro ma anche a tutto il loro gruppo. 

                                                                                                                                          SìAmo Gattinara

11/10/21

"L'importanza dei risultati di Santhià e San Germano"

Pd provinciale Vercelli Valsesia

"L'importanza dei risultati di Santhià e San Germano"

Michele Gaietta commenta l'esito delle amministrative

La tornata elettorale appena conclusa può essere letta con relativa soddisfazione dal Partito Democratico e dalle forze che non si riconoscono nella destra guidata da Salvini e Meloni. A livello nazionale, il voto nei grandi capoluoghi di Roma, Milano, Torino, Napoli e Bologna segna – a prescindere dall’esito dei ballottaggi – una prima significativa inversione di tendenza a favore del centro-sinistra e del ruolo del PD quale perno di coalizioni capaci di offrire proposte serie e candidati credibili sui cui aggregare consensi elettorali. A livello provinciale, nonostante una situazione di rappresentanza amministrativa che riteniamo ancora insoddisfacente, vogliamo rimarcare l’importanza dei risultati di Santhià e San Germano Vercellese, al di là delle appartenenze politiche dei singoli candidati sindaci. Per quanto riguarda il primo comune, ci congratuliamo con Angela Ariotti, prima donna sindaca eletta a Santhià e già vice di Angelo Cappuccio. Gli elettori e le elettrici hanno quindi riconosciuto e premiato il grande lavoro compiuto in questi anni dall’amministrazione uscente, che sarà sicuramente portato avanti da quella che sta per insediarsi. Pur essendo contenti per i risultati di tutti i nostri candidati e candidate – a partire da quello di Laura Filiberti nel comune di Gattinara – ci preme sottolineare il risultato di Mattia Beccaro, che da coordinatore Pd di Santhià risulta il consigliere più votato (con 498 preferenze). Un voto che conferma la bontà di quanto fatto da Beccaro nel ruolo di assessore dell’amministrazione Cappuccio e che sancisce il suo profondo legame con i santhiatesi che sarà reso ancora più stretto dall’incarico di vicesindaco che si appresta a ricevere. Rispetto a San Germano Vercellese, la vittoria di Gianni Mentigazzi, persona di indubbia serietà e competenza, permette alla cittadinanza di voltare pagina riprendendo così quel percorso virtuoso
iniziato da Orazio Paggi. Un cammino bruscamente interrotto dalla parentesi amministrativa coincisa con il mandato di Michela Rosetta che, nonostante gli scandali e le inchieste giudiziarie tutt’ora in corso, ha fatto di tutto per “avvelenare” la recente campagna elettorali con attacchi personali e accuse che non riusciamo (e vogliamo) neanche commentare.

Michele Gaietta
Segretario Provinciale Vercelli Valsesia

08/10/21

"Sconcertati per quanto espresso dall’Accusa in sede di requisitoria"

Tribunale di Vercelli

"Sconcertati per quanto espresso dall’Accusa in sede di requisitoria"

L'intervento degli avvocati Mazza e Scheda, difensori dell'ex prefetto

Con riferimento all’udienza delli 30.9.2021, celebrata per la discussione dei Pubblici Ministeri e delle Parti Civili, nel procedimento a carico, tra gli altri, del Dott. Salvatore Malfi, avanti il Tribunale di Vercelli, la difesa ha preso atto delle richieste di pena formulate dalla Pubblica Accusa, nonché dei profili risarcitori allegati dalle Parti Civili, e si riserva ogni più ampia contestazione sul punto durante l’arringa conclusiva defensionale. La scrivente difesa è però sconcertata per quanto espresso dall’Accusa in sede di requisitoria, circa il rilievo ostativo alla concessione delle attenuanti generiche in favore del Dott. Salvatore Malfi attribuito a “condotte ed appigli” asseritamente ostruzionistici da parte degli scriventi difensori: lungo il corso del dibattimento, si sono sempre e solo formulate istanze nell’interesse dell’Assistito quale esercizio del diritto di difesa e nel rispetto della presunzione di innocenza, principi cardine del nostro ordinamento e costituzionalmente tutelati. Ci si riserva, anche sotto tale aspetto, una compiuta replica a tali infondate censure.

Avv. Prof. Oliviero Mazza

Avv. Roberto Scheda

https://lasesia.vercelli.it/cronaca/2021/10/01/news/persone-autoritarie-e-prive-di-senso-di-legalita-107539/

02/10/21

"Chiediamo un libero confronto sul Green pass in Università"

Parola ai lettori

"Chiediamo un libero confronto sul Green pass in Università"

La lettera di un gruppo di studenti

Gentile direttore,
                  noi studenti Upo contro il Green Pass sentiamo la necessità di sollecitare le problematiche in merito all’introduzione della certificazione verde per accedere alle attività didattiche e curriculari nelle università. Vorremmo un libero confronto con tutta la nostra comunità universitaria poiché la scuola è il luogo in cui si ascoltano i dubbi e, al contrario, non li si mette a tacere. La scuola è quel luogo in cui i docenti dovrebbero stimolare il nostro senso critico e dovrebbero insegnarci a ragionare perché non siamo solo contenitori di nozioni. I docenti, in qualità di educatori, hanno il dovere morale di ascoltare tutti gli studenti. Siamo stanchi di sentirci dire che dobbiamo rassegnarci e adeguarci a ciò che sta accadendo senza poterne prima discutere. Com’è possibile che i valori democratici del nostro Paese, insegnati, perpetuati e difesi per decenni, ora vengano ignorati? Ci chiediamo come potranno i docenti parlare di principi e valori, di libertà e diritti, durante le ore di lezione, dato che manca la volontà di aprire un dialogo da parte dell’istituzione stessa? Inoltre, dato che le modalità didattiche e curriculari nella nostra Università saranno le medesime utilizzate durante il semestre precedente (gennaio-luglio 2021) e siccome è stato ribadito più volte dal nostro Ateneo che non si sono mai verificati focolai all’interno dell’Upo dall’inizio dell’emergenza, ci chiediamo quale sia l’effettiva utilità della certificazione verde se non quella di creare una forma di discriminazione per l’accesso all’istruzione e al lavoro. Tale accesso, infatti, non viene più garantito ugualmente a tutti. Come conseguenza dell’utilizzo del Green Pass, l’università perde quei principi di inclusività, apertura, accoglienza, inserimento e parità. A questo proposito, ricordiamo che l’art.1 punto 4 dello Statuto Universitario Upo garantisce libertà di ricerca e d’insegnamento e pari opportunità nell’accesso agli studi e nei meccanismi di reclutamento e di carriera, senza distinzione di genere, di etnia, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, in accordo con l’art. 21 comma 2 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Nonostante il Green Pass sia in contrasto con il normale ordinamento giuridico italiano (in primis la Costituzione italiana), noi studenti comprendiamo che vi è una temporanea situazione emergenziale che conferisce, di fatto, poteri straordinari al governo, il quale ha la facoltà di derogare ai diritti costituzionali dei cittadini di fronte ad una situazione di emergenza. Siccome ogni strumento limitativo di libertà e diritti fondamentali deve essere giustificato in base al principio di proporzionalità, nel caso l’Ateneo ravvisasse la non necessità dello strumento o la sua irragionevolezza, potrebbe disapplicarlo poiché l’Amministrazione è in primis sottoposta al diritto europeo e ha il dovere di non applicare la disciplina nazionale in contrasto. Nella fattispecie, l’Unione Europea ha introdotto il green pass per garantire la libera circolazione tra Stati membri eliminando i possibili ostacoli derivanti dalla pandemia e ha lasciato liberi gli stati membri di adottarne forme può restrittive se giustificate da situazioni di emergenza, sottolineando il necessario rispetto dei principi europei e, in particolare, quello di non discriminazione. Attualmente lo stato di emergenza sanitaria termina il 31/12/2021 (con proroga massima fino a 31/01/2022) e l’estensione del Green Pass è prevista per una durata di 12 mesi. Com’è possibile che questo certificato verde (uno strumento temporaneo) venga esteso per tutto il 2022, mentre lo stato di emergenza dovrebbe finire precedentemente? Questo significa che dovremmo presentare il Green Pass nelle università solamente fino al termine dello stato d’emergenza? Oppure continueremo a presentare tale certificato per tutta la stagione 2022? Siccome lo stato emergenziale è una situazione temporanea con una scadenza fissata e il Green Pass ha una durata maggiore di essa, dovremmo dedurre che l’applicazione di tale strumento possa diventare
una misura ordinaria. A fronte di ciò, ci chiediamo se il governo italiano non stia abusando dello stato d’emergenza e dell’utilizzo del Green Pass per conseguire fini meramente politici e/o sociali. Il Green Pass non doveva essere una misura precauzionale temporanea? E’ lecito chiedere in base a quali criteri cesserà lo stato d’emergenza? Siccome l’Unione Europea dovrebbe rafforzare il tanto decantato spirito europeistico, che avrebbe lo scopo di consolidare il senso di collettività dei cittadini europei, ci chiediamo perché il governo italiano sembra ignorare ciò che accade oltralpe riguardo l’emergenza sanitaria? Prendendo ad esempio il caso della Spagna, si può notare che la popolazione ha raggiunto una percentuale di immunizzazione pari al 75% circa (dati ufficiali relativi al ciclo completo di vaccinazioni del 16/09/2021, Ministerio de Sanidad), ma senza l’utilizzo di strumenti surrettizi (come il Green Pass) che hanno lo scopo di costringere invece di sensibilizzare la popolazione verso la campagna vaccinale. Analizzando anche il caso della Francia, si nota che l’applicazione della certificazione verde non è stata estesa all’interno della scuola e soprattutto la certificazione ha una scadenza fissata al 15/11/2021. Se la vaccinazione di massa in Italia (che è arrivata a circa 75% di doppie dosi somministrate, in data 17/09/2021, Ministero della Salute) è considerata la soluzione per contrastare il virus, ci chiediamo perché il governo abbia scelto di applicare la certificazione verde per regolare l’accesso e la fruizione a determinati servizi (come il lavoro e lo studio). Ricordiamo che la vaccinazione non è obbligatoria in Italia e tutti gli individui hanno la libertà di scegliere se sottoporsi alla terapia sperimentale, senza l’utilizzo di strumenti di ricatto che ne influenzino la scelta. Il Green Pass, essendo uno strumento politico e non sanitario, non è una misura di garanzia per il contenimento dei contagi. Dunque, in che modo uno strumento, quale il Green Pass, potrebbe aiutare ad ottenere ambienti sicuri ed evitare una discriminazione all’interno delle università, dato che una persona non vaccinata sarebbe costretta a sottoporsi a tampone a spese proprie (rendendo l’Università economicamente meno accessibile per tutti) con una ragionevole sicurezza di non essere positivo al virus, mentre al contrario una persona vaccinata gratuitamente (munito di certificazione verde) non ha obbligo di sottoporsi a tampone, se pur possa essere stato infettato e possa di conseguenza essere veicolo di contagio? Non intendiamo accettare il “lasciapassare verde”, uno strumento di discriminazione sociale che non farà altro che dividere la società e incrementare l’odio fra le persone. Sono già nate forme di discriminazione verso chi sceglie di non vaccinarsi per libera scelta personale. Abbiamo tentato di creare un dialogo con studenti e docenti, ma una parte di loro ha preferito insultarci e ridicolizzarci senza rispondere alle nostre argomentazioni. Non neghiamo la nostra amarezza derivata dalla mancanza di volontà da parte di persone restie al dialogo. Se l’università, specchio della società civile, contribuisce ad alimentare questa discriminazione sociale, ci chiediamo quali valori lasceremo in eredità alle nuove generazioni? Chi sarà responsabile per questa pressione psicologica rivolta soprattutto ai più giovani, vittime di bullismo o altre forme di discriminazione? Non possiamo e non intendiamo accettare che strumenti “sanitari” di dubbia efficacia condizionino i principi di apertura, libertà e indipendenza dell’insegnamento universitario.
Concludendo, vogliamo chiarire che il nostro è un gruppo apolitico, non ci identifichiamo con etichette di natura mediatica e non intendiamo essere strumentalizzati. Siamo a favore del diritto di poter scegliere che cosa è meglio per la propria salute e per la propria esistenza. La salute della collettività va valutata e argomentata con dati trasparenti e non può del tutto ignorare e andare in palese contrasto con la salute individuale, cancellando in modo radicale e inappellabile ogni diritto all’autodeterminazione sul proprio corpo. Vogliamo ribadire che non intendiamo presentarci come un avversario. Al contrario, vorremmo comunicare sulla base di un’informazione pluralista e documentata le nostre argomentazioni, con la speranza di poter trovare delle soluzioni comuni.

Studenti dell'Università del Piemonte Orientale contro il Green pass

30/09/21

"No al deposito di amianto a Salussola"

Italia Nostra - Sezione Vercelli- Valsesia

"No al deposito di amianto a Salussola"

"Inforneremo la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio"

No al deposito di amianto a Salussola. Questa sezione, da tempo sta seguendo l’evolversi della situazione riguardante il progetto presentato dalla società “Acqua & Sole S.r.l.” per la realizzazione nel Comune di Salussola di un deposito di amianto. Le iniziative del Comitato Salussola Ambiente è Futuro per impedire l’attuazione del progetto trova in questa Sezione pieno appoggio e solidarietà rilevando che la sua incidenza sul territorio biellese con i Comuni di Cavaglià, Verrone , Cerrione e Dorzano, stante gravi conseguenze ambientali, interessa anche i Comuni limitrofi, in provincia di Vercelli, quali Santhià e Carisio: Purtroppo, la provincia di Vercelli con il Comune di Santhià, e l’Asl di Vercelli, i Comuni di Verrone e Cerrione in provincia di Biella, sono stati esclusi dalla partecipazione alla conferenza dei servizi, in quanto privi di legittimazione, a seguito una sentenza del Tar del Piemonte dell’8 maggio 2019. Infatti, questa Sezione ha incontrato l’assessore all’Ambiente e il vice segretario generale della provincia di Vercelli per lamentare l’assenza dell’Ente dal punto di vista operativo. Al riguardo questa sezione si riserva di informare la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle province di Biella, Novara, Vco e Vercelli competente territoriale per evidenziare la necessità di un suo parere dal punto di vista ambientale e paesaggistico. Pertanto, questa Sezione esprime forte contrarietà al progetto, in considerazione dell’incontro avvenuto a Santhià, organizzato dalla provincia di Vercelli, con la partecipazione di 22 Comuni vercellesi e biellesi, che lede la volontà della popolazione attenta alla tutela sia del paesaggio che dell’ambiente circostante.

Giovanni Reina presidente Sezione Vercelli- Valsesia di Italia Nostra

29/09/21

Consiglio Pezzana

Il punto all'ordine del giorno del Consiglio comunale

Parola ai lettori

Pezzana: giovedì 30 si discuterà sulla cittadinanza a Benito Mussolini

L'atto risale al 1924: ora si deciderà la conferma o revoca

Sull’albo pretorio online del Comune di Pezzana è apparsa la convocazione del Consiglio comunale per il giorno 30 settembre 2021, alle ore 18. L’ultimo punto all’ordine del giorno concerne la “Deliberazione di conferma o revoca dell’atto del 15/05/1924 avente ad oggetto “Concessione della cittadinanza onoraria a S. E. Benito Mussolini”. Diamo atto al sindaco Stefano Bondesan di avere mantenuto l’’impegno di convocare il Consiglio comunale entro fine mese, per deliberare sulla nostra istanza di revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. D’altronde, non poteva fare diversamente poichè l’istanza è stata presentata formalmente il giorno 20 agosto e, ai sensi dell’art. 56 dello Statuto comunale, deve essere data risposta entro al massimo trenta giorni dalla protocollazione dell’istanza stessa da parte degli uffici comunali. Anche noi manterremo l’impegno preso e saremo presenti giovedì 30 settembre al Consiglio comunale. Invitiamo l’Anpi di Vercelli ma in generale tutti i cittadini a seguire con noi il consiglio comunale, sperando di festeggiare alla fine la revoca di una cittadinanza onoraria che doveva essere revocata molto tempo fa. Ma questa è proprio una delle occasioni in cui vale il detto “Meglio tardi che mai!”.

Igor Boni (presidente Radicali Italiani)
Roswitha Flaibani (+Europa Vercelli)

 

29/09/21

Grave degrado politico-amministrativo dell’Ente di gestione Aree protette del Ticino e del Lago Maggiore

Parola ai lettori

"Ente di gestione Aree protette del Ticino: grave degrado nella gestione"

Le considerazioni delle associazioni animaliste e ambientaliste

Gentile, direttore,
                        l’Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore gestisce oggi 31 tra aree protette e siti Natura 2000 del quadrante nordorientale del Piemonte, nel territorio di 4 provincie (Biella, Novara, Vercelli e Verbano-Cusio-Ossola) in 60 Comuni posti lungo la riva piemontese del Lago Maggiore e del Ticino fino al confine regionale. In un comunicato congiunto, Club Alpino Italiano Tutela Ambiente Montano (Cai – Tam), Gruppo di Intervento Giuridico, Italia Nostra, Lav, Lega per l’abolizione della caccia (Lac), Legambiente, Lida, Lipu, Mountain Wilderness Piemonte, Oipa, Pro Natura Piemonte, Sos Gaia, Wwf "esprimono grande preoccupazione di Gestione delle aree protette del Ticino e del Lago Maggiore, che comprende anche le aree del Biellese e del Vercellese: una situazione che riteniamo inaccettabile ed a cui va posto al più presto rimedio".
Le associazioni ambientaliste e animaliste piemontesi ricordano che "le attuali difficoltà nell’Ente di Gestione del parco sono cominciate con l’accorpamento voluto dalla Regione Piemonte nel 2015, quando un unico Ente di Gestione è stato chiamato ad amministrare aree protette molto diverse tra loro e quindi con specifiche necessità di protezione e gestione. In particolare, i nuovi meccanismi di voto non sono stati in grado di assicurare la rappresentanza nel Consiglio direttivo delle varie comunità, al punto che all’esito delle elezioni del dicembre 2019 il Parco del Ticino (che da solo rappresenta quasi il 50 % della superficie protetta) non ha avuto nemmeno un consigliere su otto (nel 2015 ne aveva avuto solo 1). E le conseguenze, negative, si sono immediatamente viste. Per porre rimedio a questa situazione, numerosi Comuni ed Associazioni del territorio hanno predisposto la proposta di legge n. 133/2021 attualmente all’esame del Consiglio Regionale, proposta di legge che prevede nuovamente la separazione e che auspichiamo venga al più presto accolta".
Intanto, all’inizio del 2020 è entrata in carica la nuova dirigenza dell’Ente e negli ultimi 18 mesi le associazioni hanno monitorato l’attività dell’Ente e dicono che "non è stato in grado di far fronte a tutti i propri compiti istituzionali o lo stia facendo con grave ritardo. Il Consiglio direttivo nel corso del 2020 si è riunito solo 10 volte, nel 2021 – e siamo a fine agosto – solo 4, ha emesso pochissime delibere e non è stato in grado di assumere nessuna decisione su molti dei grandi dossier aperti, decidendo in molti casi “di non decidere“  in particolare sulle questioni riguardanti il Parco del Ticino, trattato come la Cenerentola tra le aree protette gestite".
Gli ambientalisti e animalisti piemontesi fanno notare che "se la dirigenza è poco presente e non agisce in prima persona dando impulso all’attività dell’Ente, con l’emissione degli atti di propria competenza (i decreti presidenziali assimilabili alle delibere della Giunta nei comuni) e non convoca i consigli direttivi, portando le varie questioni all’attenzione dei consiglieri, tutta la macchina si ferma. Riteniamo che per guidare un parco siano necessarie – oltre alla conoscenza del territorio –  competenza, impegno e passione: fino all’inizio degli anni 2000 le comunità dei parchi sono state in grado di selezionare e proporre amministratori con queste caratteristiche, poi con gli accorpamenti ha prevalso la logica dello spoils system e dell’appartenenza politica con nomine spesso calate esclusivamente dall’alto. E se le cose non vanno nella governance dell’Ente è compito della Regione e dei Comuni che compongono la Comunità del Parco intervenire per porvi rimedio (negli Enti di gestione dei parchi non esiste una minoranza politica che svolga funzioni di controllo). La nuova dirigenza, nell’anno e mezzo appena trascorso, si è purtroppo dimostrata non completamente all’altezza di condurre una macchina complessa come quella dell’Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino, del Lago Maggiore, del Biellese e del Vercellese, non raggiungendo quasi nessuno degli obiettivi più importanti: non ha ancora provveduto a avviare le procedure per nuove assunzioni, non ha portato avanti importanti dossier (Montelame, Villa Picchetta, Bosco Vedro, Garzaia di Rio Druma), non ha bandito alcune importanti gare d’appalto".
Le 12 associazioni piemontesi sottolineano che "a fine 2021 scadrà l’incarico e il Consiglio di amministrazione avrà l’occasione per riaffermare la propria centralità nella gestione dell’Ente e recuperare efficienza non rinnovando l’incarico. Ricordiamo che tra le varie finalità di un Ente di Gestione delle Aree protette, vi sono compiti fondamentali per la tutela e la gestione, come ad esempio, la Pianificazione e definizione dei Piani d’Area, la Vigilanza, la Gestione della rete Natura 2000 attraverso la redazione di appositi piani di conservazione della biodiversità e verifica del loro rispetto, il censimento della fauna selvatica ai fini di tutela e/o contenimento anche rispetto alle attività agricole e silvo-pastorali, la ricerca e la divulgazione delle specificità delle aree tutelate".
Gli ambientalisti e animalisti concludono: "La forte criticità in cui versa l’attuale gestione dell’Ente delle aree protette del Ticino e del Lago Maggiore è sintomatica di una situazione diffusa nel panorama Piemontese: diversi altri analoghi enti, a causa principalmente della carenza di personale incrementata dai pensionamenti degli ultimi anni, mostrano purtroppo difficoltà nel mantenere ed incrementare realmente gli obiettivi costitutivi per cui sono nati. Le associazioni chiedono quindi un generale deciso cambio di passo per riportare gli Enti di gestione ad essere nuovamente il motore della tutela e conservazione di tutte le aree protette della Regione, rispondendo al meglio a tutti gli importanti compiti per cui sono stati pensati ed attuati".

Club Alpino Italiano Tutela Ambiente Montano (Cai – Tam), Gruppo di Intervento Giuridico,
Italia Nostra, Lav, Lega per l’abolizione della caccia (Lac), Legambiente, Lida,
Lipu, Mountain Wilderness Piemonte, Oipa, Pro Natura Piemonte, Sos Gaia, Wwf

20/09/21

Scuola

Parola ai lettori

"Dopo la sentenza Tar sui disabili urgente dare indicazioni alle scuole"

Le richieste della Cisl scuola

Gentile direttore, 
                      proprio mentre in tutta Italia riaprono le scuole, il Tar del Lazio, con sentenza pubblicata il 14 settembre, azzera di fatto tutte le disposizioni che, a partire dal decreto interministeriale 29.12.2020 n. 182, hanno definito le nuove modalità da seguire per l’integrazione degli alunni con disabilità. Insieme al decreto 182, infatti, vengono a cadere gli allegati riguardanti le linee guida, la scheda per l’individuazione del debito di funzionamento, la tabella sul fabbisogno di risorse per il sostegno, i modelli di Pei per i diversi ordini e gradi di scuola; annullata anche la circolare n. 40 del 13 gennaio 2021, così come il Decreto Dipartimentale n. 75 del 26 gennaio 2021.
La decisione del Giudice Amministrativo è sorretta da un copioso elenco di considerazioni che investono numerosi profili di legittimità e di merito. Questi ultimi trovano in qualche caso riscontro in perplessità e obiezioni sollevate più volte dalla Cisl Scuola nelle sedi di confronto con l’Amministrazione e in momenti di approfondimento e discussione interna, anche a carattere formativo, sia nelle criticità che lo stesso Cspi aveva evidenziato rilasciando, il 7 settembre del 2020, il prescritto parere sullo schema di decreto interministeriale sottoposto alla sua attenzione.
In particolare la Cisl Scuola aveva manifestato forte preoccupazione rispetto all’ipotesi di un eventuale esonero dell’alunno disabile da alcune discipline, inoltre sul rischio che i nuovi criteri di calcolo del fabbisogno producessero una forte contrazione delle risorse per il sostegno, infine sulla necessità di assumere le Linee Guida relative al Profilo di Funzionamento (ad oggi non ancora emanate dal Ministero della Salute) come punto di riferimento essenziale per l’elaborazione del Pei.
In attesa di conoscere quali saranno gli sviluppi della situazione determinata dagli annullamenti disposti dal Tar, è comunque indispensabile che l’Amministrazione fornisca alle scuole le indicazioni necessarie per gestire nel frattempo con la massima efficacia e puntualità attività di fondamentale rilievo educativo e sociale come quelle relative all’integrazione degli alunni con disabilità. Si tratta infatti di un aspetto che da sempre costituisce un’eccellenza del nostro sistema scolastico, anche nei confronti internazionali, mentre è di tutta evidenza che il bisogno di recuperare una piena funzionalità del servizio scolastico dopo le enormi difficoltà indotte dall’emergenza pandemica è avvertito in modo particolare da chi, come gli alunni disabili, ne è stato più di altri penalizzato.
Una richiesta in tal senso è stata inviata dalla Cisl Scuola al Ministro dell’Istruzione.

La Cisl Scuola nazionale

17/09/21

Pronto soccorso

Anaao Assomed

Crisi dei Pronto Soccorso: dieci proposte alla Regione

Le richieste dell'associazione medici dirigenti del Piemonte

Gentile direttore,
                      il sistema d'emergenza urgenza ospedaliero rappresenta un servizio cruciale della nostra sanità pubblica, non solo da un punto di vista sanitario ma anche sociale. Negli ultimi anni, la carenza di specialisti in medicina d'emergenza urgenza, la crescente ondata di cessazioni di medici ospedalieri (pensionamenti, passaggio alla sanità privata, etc.), la sempre minore attrattività del lavoro di Pronto Soccorso causata da condizioni di lavoro usuranti, carichi di lavoro eccessivi, elevatissimo rischio clinico e di contenzioso medico legale, hanno condotto ad una gravissima carenza di medici urgentisti. Il rischio di un tracollo nell'offerta di servizi di emergenza che possano garantire sicurezza e qualità delle cure è più che mai concreto. Per questo insistiamo, come da anni andiamo facendo, nel grido di allarme, che da sempre cerchiamo di accompagnare ad un atteggiamento propositivo e di collaborazione.  
Di seguito le nostre proposte, che abbiamo inviato in dettaglio in un documento alla Regione:
• Adeguamento degli organici in base ai carichi di lavoro;
• Riconoscimento del disagio: incentivi economici;
• Creazione di percorsi dedicati per i pazienti con patologie non gravi e mono-specialistiche;
• Creazione diffusa di aree di degenza per l'osservazione breve Intensiva (OBI) e di reparti di medicina d’urgenza;
• Implementazione delle azioni per ridurre l'attesa di ricovero, in particolare per i casi con problematiche prevalenti di tipo socio-assistenziale;
• Riorganizzare il territorio, attraverso per esempio la realizzazione di Case della Salute;
• Graduale unificazione del personale medico dei Pronto Soccorso e dell'Emergenza Territoriale (118);
• Evitare l'utilizzo di cooperative ma proporre ai medici dipendenti del SSR la copertura, su base volontaria, dei turni scoperti, prevedendo un aumento di remunerazione rispetto all'attuale;
• Assumere i medici specializzandi dell'ultimo e penultimo anno di specialità, applicando il D.L. Calabria;
• Rivedere la rete ospedaliera anche nell'ambito di un’auspicabile nuova stesura del Piano Socio Sanitario Regionale. 
I problemi dei Pronto Soccorso, che erano già gravi prima del Covid, sono ora peggiorati. Il personale medico è poco, stanco, non valorizzato. E’ necessario un intervento urgente, per garantire ai cittadini il diritto alla cura e ai medici il diritto di poter curare.

 
Dott. Simone Agostini
Componente Segreteria Regionale Anaao Assomed Piemonte
Dott.ssa Chiara Rivetti
Segretaria Regionale Anaao Assomed Piemonte

14/09/21

Reddito di libertà: "Un aiuto per ricominciare dopo una violenza"

Parola ai lettori

Reddito di libertà: "Un aiuto per ricominciare dopo una violenza"

Le considerazioni della Consigliera di parità Lella Bassignana

L’anno 2019 è stato definito dalla referente del Nodo provinciale contro le discriminazioni della Provincia di Vercelli :“What Women Want : # tutti gli altri giorni” e l’informazione su nuove misure di sostegno alle donne rientra tra le varie attività. Si chiama “Reddito di libertà “ il nuovo aiuto economico dato alle donne seguite dai Centri e dai servizi sociali pubblicato nella G.U. del 20 luglio: il D.P.C.M. 17 dicembre 2020 che istituisce e disciplina il “Reddito di libertà per le donne vittime di violenza”. L’importo massimo è di 400 euro per 12 mensilità, ed è cumulabile col reddito di cittadinanza. “E’ una misura positiva che aiuterà le donne a reintrodursi nella vita sociale: una cifra che consente di iniziare a vivere ed è cumulabile col reddito di cittadinanza – sostiene Lella Bassignana referente del Nodo provinciale contro le discriminazioni e rappresentante della Commissione Regionale delle Pari Opportunità della regione Piemonte - Serve per pagarsi un affitto e per affrontare le prime spese in attesa di trovare un lavoro che è la vera chiave di volta per ricominciare una vita nuova. Le risorse sono finalizzate a contenere gli effetti economici derivanti dall'emergenza epidemiologica, per le donne in condizione di maggiore vulnerabilità, e di favorire, tramite l'indipendenza economica, percorsi di autonomia e di emancipazione delle donne vittime di violenza in condizione di povertà. Il reddito di libertà è un aiuto economico dato alle donne seguite dai Centri e dai servizi sociali. E’ sicuramente una cifra modesta ma che può essere sommata per es al reddito di cittadinanza. Ci sono sicuramente delle criticità che dovranno essere modificate, ma è un inizio“. Il decreto provvede a definire i criteri per la ripartizione delle risorse del “Fondo per il reddito di libertà per le donne vittime di violenza” istituito con l'incremento di 3 milioni di euro per l'anno 2020, del “Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità”. 

Le finalità del “Reddito di libertà” 
Viene riconosciuto un contributo denominato “Reddito di libertà”, stabilito nella misura massima di euro 400 pro capite su base mensile per massimo di 12 mensilità, destinato alle donne vittime di violenza, sole o con figli minori, seguite dai centri antiviolenza riconosciuti dalle regioni e dai servizi sociali nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza, per contribuire a sostenerne l'autonomia. Il Reddito di libertà viene riconosciuto solo dietro istanza di parte, alle donne che hanno subito violenza e si trovino in condizioni di particolare vulnerabilità ovvero in condizione di povertà, per favorirne l'indipendenza economica, la cui condizione di bisogno straordinaria o urgente viene dichiarata dal servizio sociale di riferimento territoriale nella stessa dichiarazione. Non può essere accolta più di un'istanza riferita alla donna vittima di violenza e presentata nella medesima regione, ovvero in altra regione. 

Dove e come presentare la domanda 
L’istanza deve essere presentata all'Inps tramite il modello predisposto, allegandola dichiarazione sottoscritta dal rappresentante legale del Centro antiviolenza che ha preso in carico la stessa, che ne attesti il percorso di emancipazione ed autonomia intrapreso e la dichiarazione del servizio sociale professionale di riferimento, che ne attesti lo stato di bisogno legato alla situazione straordinaria o urgente. 
Le spese sostenute
Il Reddito di libertà è finalizzato a sostenere, in modo prioritario, le spese per assicurare l'autonomia abitativa e la riacquisizione dell'autonomia personale nonché il percorso scolastico e formativo dei/delle figli/figlie minori e non è incompatibile con altri strumenti di sostegno come il Reddito di cittadinanza.
Il modulo di domanda
Il Reddito di libertà viene riconosciuto ed erogato da Inps previa richiesta tramite modello di domanda predisposto dal medesimo Istituto e presentato secondo le modalità stabilite dallo stesso, ed entro il limite delle risorse assegnate a ciascuna regione con lo stesso D.P.C.M. 
Il riparto delle risorse finanziarie del Fondo
I 3.000.000,00 di euro vengono ripartiti tra Regioni e Province autonome, in base ai dati Istat al 1°gennaio 2020, riferiti alla popolazione femminile residente nei comuni di ciascuna regione appartenente alla fascia anagrafica 18-67 anni, secondo la tabella allegata allo stesso D.P.C.M. Le risorse attribuite con il presente decreto a ciascuna regione possono essere incrementate dalle medesime regioni, tramite ulteriori risorse proprie trasferite direttamente ad Inps.

Lella Bassignana - Consigliera per le pari opportunità della provincia

08/09/21

"I medici non vaccinati tolgano il camice e cambino lavoro"

Ordine di Torino

"I medici non vaccinati tolgano il camice e cambino lavoro"

Le dichiarazioni del presidente Giustetto

Nei giorni scorsi sono giunte dalle Asl all’Ordine di Torino le prime comunicazioni contenenti gli atti dell’accertamento dell’inosservanza dell’obbligo vaccinale da parte di 6 nostri iscritti, medici e odontoiatri.
La legge prevede che tutta la parte di accertamento dell’inosservanza sia svolta dall’Asl di residenza e poi trasmessa all’interessato, al datore di lavoro e all’Ordine a cui è iscritto il professionista. L’adozione dell’atto di accertamento determina la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio da Sars-CoV-2. Il precetto cautelare della sospensione discende dunque direttamente dalla legge che attribuisce all’Ordine un mero potere ricognitivo ai fini dell’aggiornamento degli albi, senza alcun margine di discrezionalità.
L’Ordine, appena ricevuta la comunicazione da parte dell’Asl, provvede immediatamente ad avvisare il proprio iscritto del provvedimento, che sarà valido fino al 31 dicembre 2021, secondo quanto dispone il DL 44, la norma che regola l’obbligo vaccinale per il personale sanitario (in allegato, la lettera che viene inviata via raccomandata o via Pec ai colleghi inadempienti). Negli albi che, come previsto dalla legge, sono a disposizione sul sito dell’Ordine (https://omceo-to.it/albi-professionali/ricerca-degli-iscritti/) per essere consultati da tutti i cittadini, viene riportata per ciascun medico interessato la dizione “Limitazione all’esercizio professionale art. 4 DL 44/2021”. “Il rifiuto di vaccinarsi da parte di questi colleghi va contro, oltre che alle evidenze scientifiche, a diversi principi e precetti del nostro codice deontologico, che pone il medico in posizione di garanzia nei confronti dei cittadini che a lui si rivolgono – precisa il presidente dell’Ordine Guido Giustetto - È paradossale che proprio un medico possa diventare fonte di malattia per i suoi pazienti. Vi è il diritto di non vaccinarsi? Bene, allora questi colleghi si tolgano il camice e cambino lavoro”.

L'Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Torino

 

30/08/21

"Governo forte con gli imprenditori e debole coi sindacati"

Parola ai lettori

"Governo forte con gli imprenditori e debole coi sindacati"

Le parole del presidente di Confartigianato Piemonte

Gentile direttore,
                       la vicenda del Green Pass sui luoghi di lavoro e nelle mense aziendali è surreale, ma anche rivelatrice del fatto che i cosiddetti rigoristi, a cominciare dal ministro Speranza, il rigore paiono volerlo applicare solo nei confronti dei piccoli imprenditori.
Evidentemente, tutte le misure di contenimento necessarie per un negozio, una bottega ed un ristorante non valgono laddove c’è una rappresentanza sindacale pronta a mobilitarsi contro le “discriminazioni dei lavoratori” e a difesa della “privacy”. Le mense, dicono taluni, non sono equiparabili ai ristoranti: evidentemente il Covid19 è meno infettivo quando circola nelle prime. Ai gestori delle mense, dicono taluni, si chiedono controlli oltre la loro mansione, mentre, si sa, commercianti, artigiani e ristoratori hanno una lunga e consolidata tradizione di controlli delle proprie clientele. Quando abbiamo criticato il Green Pass nella misura in cui costringeva gli esercenti a trasformarsi in “buttafuori”, siamo stati additati come filo no-pass e no-vax. Ora, invece, di fronte alle posizioni dei sindacati registriamo il silenzio imbarazzato dei più intransigenti vaccinisti, segno che la “cinghia di trasmissione” tra partito e sindacato funziona ancora. Abbiamo pagato il prezzo più duro alla pandemia, abbiamo sopportato lockdown e chiusure, abbiamo investito in sicurezza, dai plexiglass alle sanificazioni, e ora non accettiamo che il Governo faccia il forte solo con chi ha un bisogno disperato di lavorare  e si dimostri debole di fronte al sindacato. I dati epidemiologici devono valere per tutti. Se vaccini e Green Pass sono le armi più efficienti per sconfiggere la pandemia, allora non vi possono essere differenze tra imprenditori, lavoratori, operatori sanitari e scolastici. A questo punto sarebbe preferibile l’introduzione dell’obbligo vaccinale anziché varare protocolli che distinguono un mondo del lavoro di serie A da uno di serie B. Forse i sindacati avrebbero fatto meglio a dare un contributo alla campagna vaccinale, dal momento che la maggior parte dei loro iscritti sono over 60, quindi particolarmente esposti. Si era detto e scritto che dopo la pandemia nulla sarebbe rimasto come prima: nulla, tranne il sindacato.

Giorgio Felici - Presidente Confartigianato Piemonte

26/08/21