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Parola ai lettori

"Chiediamo un libero confronto sul Green pass in Università"

La lettera di un gruppo di studenti

Green pass

Gentile direttore,
                  noi studenti Upo contro il Green Pass sentiamo la necessità di sollecitare le problematiche in merito all’introduzione della certificazione verde per accedere alle attività didattiche e curriculari nelle università. Vorremmo un libero confronto con tutta la nostra comunità universitaria poiché la scuola è il luogo in cui si ascoltano i dubbi e, al contrario, non li si mette a tacere. La scuola è quel luogo in cui i docenti dovrebbero stimolare il nostro senso critico e dovrebbero insegnarci a ragionare perché non siamo solo contenitori di nozioni. I docenti, in qualità di educatori, hanno il dovere morale di ascoltare tutti gli studenti. Siamo stanchi di sentirci dire che dobbiamo rassegnarci e adeguarci a ciò che sta accadendo senza poterne prima discutere. Com’è possibile che i valori democratici del nostro Paese, insegnati, perpetuati e difesi per decenni, ora vengano ignorati? Ci chiediamo come potranno i docenti parlare di principi e valori, di libertà e diritti, durante le ore di lezione, dato che manca la volontà di aprire un dialogo da parte dell’istituzione stessa? Inoltre, dato che le modalità didattiche e curriculari nella nostra Università saranno le medesime utilizzate durante il semestre precedente (gennaio-luglio 2021) e siccome è stato ribadito più volte dal nostro Ateneo che non si sono mai verificati focolai all’interno dell’Upo dall’inizio dell’emergenza, ci chiediamo quale sia l’effettiva utilità della certificazione verde se non quella di creare una forma di discriminazione per l’accesso all’istruzione e al lavoro. Tale accesso, infatti, non viene più garantito ugualmente a tutti. Come conseguenza dell’utilizzo del Green Pass, l’università perde quei principi di inclusività, apertura, accoglienza, inserimento e parità. A questo proposito, ricordiamo che l’art.1 punto 4 dello Statuto Universitario Upo garantisce libertà di ricerca e d’insegnamento e pari opportunità nell’accesso agli studi e nei meccanismi di reclutamento e di carriera, senza distinzione di genere, di etnia, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, in accordo con l’art. 21 comma 2 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Nonostante il Green Pass sia in contrasto con il normale ordinamento giuridico italiano (in primis la Costituzione italiana), noi studenti comprendiamo che vi è una temporanea situazione emergenziale che conferisce, di fatto, poteri straordinari al governo, il quale ha la facoltà di derogare ai diritti costituzionali dei cittadini di fronte ad una situazione di emergenza. Siccome ogni strumento limitativo di libertà e diritti fondamentali deve essere giustificato in base al principio di proporzionalità, nel caso l’Ateneo ravvisasse la non necessità dello strumento o la sua irragionevolezza, potrebbe disapplicarlo poiché l’Amministrazione è in primis sottoposta al diritto europeo e ha il dovere di non applicare la disciplina nazionale in contrasto. Nella fattispecie, l’Unione Europea ha introdotto il green pass per garantire la libera circolazione tra Stati membri eliminando i possibili ostacoli derivanti dalla pandemia e ha lasciato liberi gli stati membri di adottarne forme può restrittive se giustificate da situazioni di emergenza, sottolineando il necessario rispetto dei principi europei e, in particolare, quello di non discriminazione. Attualmente lo stato di emergenza sanitaria termina il 31/12/2021 (con proroga massima fino a 31/01/2022) e l’estensione del Green Pass è prevista per una durata di 12 mesi. Com’è possibile che questo certificato verde (uno strumento temporaneo) venga esteso per tutto il 2022, mentre lo stato di emergenza dovrebbe finire precedentemente? Questo significa che dovremmo presentare il Green Pass nelle università solamente fino al termine dello stato d’emergenza? Oppure continueremo a presentare tale certificato per tutta la stagione 2022? Siccome lo stato emergenziale è una situazione temporanea con una scadenza fissata e il Green Pass ha una durata maggiore di essa, dovremmo dedurre che l’applicazione di tale strumento possa diventare
una misura ordinaria. A fronte di ciò, ci chiediamo se il governo italiano non stia abusando dello stato d’emergenza e dell’utilizzo del Green Pass per conseguire fini meramente politici e/o sociali. Il Green Pass non doveva essere una misura precauzionale temporanea? E’ lecito chiedere in base a quali criteri cesserà lo stato d’emergenza? Siccome l’Unione Europea dovrebbe rafforzare il tanto decantato spirito europeistico, che avrebbe lo scopo di consolidare il senso di collettività dei cittadini europei, ci chiediamo perché il governo italiano sembra ignorare ciò che accade oltralpe riguardo l’emergenza sanitaria? Prendendo ad esempio il caso della Spagna, si può notare che la popolazione ha raggiunto una percentuale di immunizzazione pari al 75% circa (dati ufficiali relativi al ciclo completo di vaccinazioni del 16/09/2021, Ministerio de Sanidad), ma senza l’utilizzo di strumenti surrettizi (come il Green Pass) che hanno lo scopo di costringere invece di sensibilizzare la popolazione verso la campagna vaccinale. Analizzando anche il caso della Francia, si nota che l’applicazione della certificazione verde non è stata estesa all’interno della scuola e soprattutto la certificazione ha una scadenza fissata al 15/11/2021. Se la vaccinazione di massa in Italia (che è arrivata a circa 75% di doppie dosi somministrate, in data 17/09/2021, Ministero della Salute) è considerata la soluzione per contrastare il virus, ci chiediamo perché il governo abbia scelto di applicare la certificazione verde per regolare l’accesso e la fruizione a determinati servizi (come il lavoro e lo studio). Ricordiamo che la vaccinazione non è obbligatoria in Italia e tutti gli individui hanno la libertà di scegliere se sottoporsi alla terapia sperimentale, senza l’utilizzo di strumenti di ricatto che ne influenzino la scelta. Il Green Pass, essendo uno strumento politico e non sanitario, non è una misura di garanzia per il contenimento dei contagi. Dunque, in che modo uno strumento, quale il Green Pass, potrebbe aiutare ad ottenere ambienti sicuri ed evitare una discriminazione all’interno delle università, dato che una persona non vaccinata sarebbe costretta a sottoporsi a tampone a spese proprie (rendendo l’Università economicamente meno accessibile per tutti) con una ragionevole sicurezza di non essere positivo al virus, mentre al contrario una persona vaccinata gratuitamente (munito di certificazione verde) non ha obbligo di sottoporsi a tampone, se pur possa essere stato infettato e possa di conseguenza essere veicolo di contagio? Non intendiamo accettare il “lasciapassare verde”, uno strumento di discriminazione sociale che non farà altro che dividere la società e incrementare l’odio fra le persone. Sono già nate forme di discriminazione verso chi sceglie di non vaccinarsi per libera scelta personale. Abbiamo tentato di creare un dialogo con studenti e docenti, ma una parte di loro ha preferito insultarci e ridicolizzarci senza rispondere alle nostre argomentazioni. Non neghiamo la nostra amarezza derivata dalla mancanza di volontà da parte di persone restie al dialogo. Se l’università, specchio della società civile, contribuisce ad alimentare questa discriminazione sociale, ci chiediamo quali valori lasceremo in eredità alle nuove generazioni? Chi sarà responsabile per questa pressione psicologica rivolta soprattutto ai più giovani, vittime di bullismo o altre forme di discriminazione? Non possiamo e non intendiamo accettare che strumenti “sanitari” di dubbia efficacia condizionino i principi di apertura, libertà e indipendenza dell’insegnamento universitario.
Concludendo, vogliamo chiarire che il nostro è un gruppo apolitico, non ci identifichiamo con etichette di natura mediatica e non intendiamo essere strumentalizzati. Siamo a favore del diritto di poter scegliere che cosa è meglio per la propria salute e per la propria esistenza. La salute della collettività va valutata e argomentata con dati trasparenti e non può del tutto ignorare e andare in palese contrasto con la salute individuale, cancellando in modo radicale e inappellabile ogni diritto all’autodeterminazione sul proprio corpo. Vogliamo ribadire che non intendiamo presentarci come un avversario. Al contrario, vorremmo comunicare sulla base di un’informazione pluralista e documentata le nostre argomentazioni, con la speranza di poter trovare delle soluzioni comuni.

Studenti dell'Università del Piemonte Orientale contro il Green pass

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