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IL VIDEO - VERCELLI 25 aprile

Le celebrazioni nel rione Cappuccini

«La Liberazione non si esaurì nella volontà di cambiare regime, ma fu animata dalla crescente volontà popolare di reclamare il diritto all'autodeterminazione»

«La Liberazione non si esaurì nella volontà di cambiare regime, ma fu animata dalla crescente volontà popolare di reclamare il diritto all'autodeterminazione». Con queste parole il professor Michele Gaietta ha aperto l’orazione ufficiale durante le celebrazioni del 25 Aprile nel rione Cappuccini di Vercelli. Un momento che Gaietta ha definito un atto «rigenerativo dell’identità profonda del popolo italiano», sottolineando come la Resistenza sia stata, prima ancora che un conflitto armato, una «guerra di civiltà».
Nel suo intervento Gaietta ha ripercorso le tappe di una nazione ferita, dal fallimento dell’alleanza con le potenze dell’Asse nel 1940 fino all’implosione istituzionale seguita all’8 settembre 1943, che trasformò l’Italia in un Paese diviso e occupato. Ha inoltre ricordato il legame tra l’81° anniversario della Liberazione e l’imminente ottantesimo della Repubblica, due passaggi chiave nella costruzione dell’Italia democratica.
Il ricordo ha avuto inizio presso la Cooperativa di via Lamporo, luogo simbolo di un quartiere dove la lotta di liberazione fu particolarmente dura. Qui il presidente della sezione cittadina dell’ANPI “Anna Marengo”, Giacomo Ferrari, ha specificato il senso dell’associazione: «L’ANPI ha il compito di mantenere vivi i valori di libertà e democrazia, sottolineando che non sono regali calati dal cielo, ma rappresentano il frutto di un impegno costante». Ferrari ha poi rivolto un saluto commosso a Renato Giara, nome di battaglia “Sorcio”, testimone autentico di quegli anni, presente alla manifestazione.
Il sindaco Roberto Scheda ha evidenziato il valore attuale della ricorrenza: «Non deve essere una cerimonia di facciata, ma un momento in cui credere profondamente», ribadendo che «la libertà non è qualcosa che ereditiamo come una reliquia: dobbiamo vigilare contro ogni forma di totalitarismo», invitando a custodire «questo patrimonio immenso conquistato anche grazie al sacrificio di donne e uomini che hanno rinunciato alla vita per non barattare i propri valori».
Il momento spirituale è stato affidato a don Bruno Capuano, che ha richiamato i presenti alla responsabilità della pace in un tempo segnato da nuovi conflitti. Citando il messaggio papale, ha esortato a guardare alla pace «non come a una tregua armata, ma come a una scelta del cuore», aggiungendo che onorare i caduti significa passare «dal “basta” gridato alle atrocità del passato al “per sempre” di un impegno quotidiano per la pace».
Alla cerimonia, i cui momenti musicali sono stati scanditi dalle note della banda Luigi Arditi di Crescentino, hanno partecipato numerose autorità, tra cui il viceprefetto Francesca Altomare, il vicepresidente del Consiglio comunale Gianni Marino, la consigliera regionale Simona Paonessa, oltre a diversi sindaci del territorio e a una folta rappresentanza di cittadini. Il corteo si è poi concluso davanti alla lapide dei caduti al cimitero cittadino, per ricordare i giovani che hanno dato la vita per l’Italia, affinché il loro lascito morale continui a vivere nelle generazioni future.

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