Vercelli
3 Marzo 2026 14:27
Ci sono mattine in cui la campanella non suona per entrare in classe, ma per uscire dal mondo come lo abbiamo sempre pensato. Il 24 febbraio, all’I.I.S. Cavour di Vercelli, le 1^D TUR e 2^D Turistico hanno fatto proprio questo: hanno provato a guardare la Terra come se fosse la prima volta. E la geografia non era una carta da studiare, ma una responsabilità da assumere.

A guidarli è stata Carla Ferrario, docente dell’Università del Piemonte Orientale, che ha ricordato a tutti una cosa semplice e rivoluzionaria: la geografia non è il luogo in cui siamo, ma il modo in cui ci stiamo. Dentro un ambiente che non è solo natura, ma anche relazioni, scelte, consumi, abitudini. Insomma, noi.
La geografia – ha detto, senza dirlo così – è una domanda travestita da mappa: dove siamo finiti, e soprattutto dove stiamo andando? Perché se è vero che “dimmi dove nasci e ti dirò chi sei”, oggi bisogna aggiungere: dimmi come consumi e ti dirò che mondo lasci.
I ragazzi hanno ascoltato numeri che pesano più dei libri: acqua usata per i vestiti, plastica che si moltiplica, cibo che finisce nei rifiuti, CO₂ che riempie l’aria come un silenzio scomodo. E hanno scoperto che la sostenibilità non è una parola da convegno, ma un equilibrio fragile, come stare in piedi su uno spiedino sopra il mare: basta poco per cadere, ma serve molto per restare.
Nelle slide scorreva una verità antica e nuova insieme: le risorse non sono infinite, i cambiamenti possono essere irreversibili, l’equità non è un lusso ma una condizione per sopravvivere. Eppure, in mezzo a queste parole pesanti, si è aperta una possibilità leggera: quella di scegliere. Ogni giorno. Ogni acquisto. Ogni gesto.
Forse la lezione più importante non era scritta in nessuna diapositiva. Stava negli occhi degli studenti, che per un’ora hanno smesso di chiedere “a cosa serve la geografia” e hanno iniziato a chiedersi “a cosa serviamo noi, dentro questa geografia”.
E allora la campanella è suonata di nuovo. Ma nessuno è uscito davvero dalla lezione. Perché quando capisci che il mondo non è lo sfondo della tua vita, ma il suo protagonista, non torni più indietro.
Al massimo, provi ad andare avanti. Meglio. Insieme.
Ufficio Stampa I.I.S. Cavour
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