Ricorrenza
di Robertino Giardina
7 Febbraio 2026 09:00
Il 7 febbraio si celebra la Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, istituita dalla legge n. 70 del 2017. Una ricorrenza che va oltre il valore simbolico e richiama l’attenzione su un fenomeno strutturale e diffuso, come confermano i dati più recenti.
“Bambini e ragazzi: comportamenti, atteggiamenti e progetti futuri”, è il titolo dell’ultima rilevazione Istat: “Nel 2023 il 68,5% degli 11-19enni dichiara di essere stato vittima, nei dodici mesi precedenti, di almeno un comportamento offensivo, non rispettoso o violento, online e/o offline. Il 21% afferma di aver subito bullismo in senso stretto, ossia episodi ripetuti più volte al mese, mentre l’8% riferisce una frequenza settimanale. Il fenomeno colpisce in modo trasversale, ma con differenze significative: i giovanissimi tra gli 11 e i 13 anni risultano più esposti rispetto ai ragazzi tra i 14 e i 19 anni (23,7% contro 19,8%), mentre il divario di genere appare contenuto, con una lieve prevalenza dei maschi (21,5% contro il 20,5% delle femmine).”
Numeri che interrogano in profondità il sistema educativo e la società nel suo complesso, evidenziando criticità che riguardano non solo la sicurezza dei minori, ma anche la tenuta dei valori alla base della convivenza civile. Bullismo e cyberbullismo non sono fenomeni isolati: affondano le loro radici nelle dinamiche relazionali, nei linguaggi e nei modelli comunicativi e culturali che attraversano la quotidianità.
In questo quadro assumono un ruolo centrale le principali agenzie educative – famiglia, scuola, media, centri culturali – chiamate a esercitare una responsabilità diretta in un contesto di rapida evoluzione tecnologica. Tuttavia, la questione non riguarda soltanto la cosiddetta “comunità educante”. Ogni cittadino è chiamato a testimoniare i principi costituzionali che fondano una comunità libera e democratica: la non discriminazione, la libertà, il rispetto della dignità umana. Valori che rinviano anche a una tradizione più antica, fondata sull’accoglienza, sull’attenzione ai più fragili e sulla responsabilità verso le generazioni future.
Le buone pratiche comunicative e la promozione di questi valori sono condizioni necessarie, ma non sufficienti, come dimostra la persistenza del fenomeno. Da qui l’interrogativo inevitabile: come contrastare in modo efficace bullismo e cyberbullismo? Non esiste una risposta univoca, ma esistono strumenti e percorsi culturali che coinvolgono l’intera società, dalla collaborazione tra famiglie e scuola, alle procedure normative, fino alle risorse informative e di supporto messe a disposizione dagli enti educativi e dalla Forze dell’ordine.
In questo scenario, anche la comunicazione può offrire un contributo decisivo, promuovendo relazioni fondate su un uso consapevole e responsabile delle parole. Un richiamo che rinvia alla lezione di Socrate, per il quale verità, bontà e utilità rappresentano criteri essenziali del linguaggio. Un discernimento oggi ancora più urgente in un contesto relazionale sempre più mediato da algoritmi e tecnologie avanzate, alle quali non possono essere delegate né l’educazione né le scelte che incidono sui valori fondamentali. L’auspicio, in questa Giornata, è che il progresso tecnologico non indebolisca il riferimento ai valori classici e costituzionali, indispensabili per contrastare ogni forma di violenza.
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