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Le foto del presidio

Confagricoltura Vercelli Biella scende in piazza in difesa del riso italiano

Manifestazione oggi, martedì 3 febbraio, in piazza Zumaglini a Vercelli

«L'eventuale arrivo di riso dal Mercosur rappresenterebbe l’ultima goccia in un vaso già traboccante, alimentato dalle importazioni massicce da Myanmar e Cambogia». Con queste parole, Benedetto Coppo, presidente di Confagricoltura Vercelli è intervenuto alla manifestazione svoltasi il 3 febbraio, in Piazza Zumaglini a Vercelli, promossa dalle sedi territoriali di Vercelli, Pavia, Novara VCO e Alessandria. Il grido d'allarme riguarda la sopravvivenza stessa del comparto risicolo tra Piemonte e Lombardia: un ecosistema dove l'agricoltura è spesso l'ultima attività d’impresa rimasta e il principale presidio ambientale. «Questa mattina portiamo in piazza il grave stato di malessere di un comparto travolto dal crollo dei prezzi e da accordi globali che rischiano di minare la difesa del prodotto nazionale ed europeo». Così, ha denunciato Alberto Lasagna, direttore di Confagricoltura Pavia. «Senza una tutela reale», ha proseguito Lasagna, «si rischia di minare l'ossatura economica e sociale di interi territori».

Uno dei punti cardine del sit-in è la mancanza di reciprocità negli obblighi produttivi, tema sviscerato da Marta Sempio, presidente di Confagricoltura Pavia. Sempio ha evidenziato un paradosso normativo: i risicoltori italiani operano sotto standard rigidissimi, mentre sul mercato entrano prodotti asiatici coltivati con molecole vietate in Europa da vent'anni o addirittura mai ammesse. «In India sono vietate solo 56 molecole, mentre da noi il numero si alza a circa 400», ha precisato Sempio, definendo le attuali clausole di salvaguardia UE come un «paravento istituzionale» inefficiente.

La crisi non è solo normativa, ma anche finanziaria. Giovanni Chiò, presidente di Confagricoltura Novara VCO, ha ricordato come l'attività risicola sia ormai in perdita, rendendo urgenti «clausole specchio» che impongano agli importatori gli stessi standard etici e qualitativi italiani. La gravità del momento è stata sottolineata da Paola Maria Sacco, presidente di Confagricoltura Alessandria: «La mancanza di reciprocità è il motivo per cui il Mercosur deve essere frenato».

Ad aggravare il quadro, Mario Francese, presidente AIRE, ha citato la svalutazione del 15% del dollaro e «una sonora sconfitta» nelle sedi europee, dove è stata approvata una soglia di salvaguardia di 562.000 tonnellate contro le 200.000 richieste dal settore. «Oggi un chilo di pasta costa meno della metà di un chilo di riso, rendendo la competizione interna quasi insostenibile», ha aggiunto Francese.

Davide Silvestri, direttore dell’Unione agricoltori di Vercelli e Biella, ha sottolineato la necessità di interventi concreti: «Dobbiamo provare delle alternative; c’è bisogno di una clausola fattiva, che funzioni, con quantitativi che vadano ad influenzare positivamente il mercato. Ci vuole un aggiornamento dei dazi doganali, che non sono più attuali: considerate che circa il 60% del riso che arriva in Europa non paga dazio». Silvestri ha posto l’accento anche sulla riduzione drastica del costo dei noli marittimi, che ha facilitato un’importazione massiva.

Natalia Bobba, presidente dell’Ente Nazionale Risi, ha parlato di una «tempesta perfetta» innescata da pandemia, conflitti e instabilità internazionale. Bobba ha denunciato il fallimento delle agevolazioni per i Paesi Meno Avanzati (EBA), nate per aiutare le popolazioni rurali ma finite per arricchire le oligarchie locali: «In quelle campagne continuano lo sfruttamento minorile e la povertà estrema, mentre noi paghiamo il prezzo di una globalizzazione che ci ha tolto tutto, dai fertilizzanti alla chimica».

Sul fronte politico, l’eurodeputata Isabella Tovaglieri ha rivendicato il voto contrario al Mercosur, definendo la tutela dell'agricoltura una questione di sicurezza nazionale: «Non si può barattare la salute dei cittadini con prodotti di dubbia provenienza per favorire altri settori industriali. Dobbiamo invertire la narrazione e smetterla di considerare gli agricoltori come una categoria sacrificabile».

A chiudere la manifestazione, Davide Gilardino, presidente della Provincia di Vercelli, ha invitato le istituzioni a non nascondersi dai problemi e a tradurre la protesta in una strategia di filiera. L'obiettivo è un documento congiunto tra le province risicole per spingere l’Europarlamento ad adottare misure concrete: «Dobbiamo aggredire i mercati internazionali di alta fascia, dove il Made in Italy ha un valore aggiunto unico, e garantire che la soglia di salvaguardia torni a livelli ragionevoli. Sulla povertà e sulla salute non si può speculare».

 

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