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Vercelli - San Giovanni Bosco

"Le baby gang: in ogni ragazzo c'è sempre un punto di bene"

Al Belvedere messa, bacio della reliquia e benedizione del pane

Belevdere San Giovanni Bosco

Don Candela benedice il pane di San Giovanni Bosco (Foto Giorgio Morera)

Il proliferare di atti giovanili di insofferenza, spesso sfocianti in vere e proprie violenze, e la riscoperta di una capacità educativa a misura di ragazzo/a sono stati al “centro” della festa di San Giovanni Bosco celebrata quest'oggi, lunedì 31 gennaio, anche a Vercelli, nella parrocchia del Sacro Cuore.

I recenti fatti di cronaca che hanno visto protagonisti diversi adolescenti, anche giovanissimi, raggruppati nelle cosiddette “baby gang”, sono sovente considerati un problema da interpretare semplicisticamente così: "Cercare di fare in modo che la violenza non vada oltre", magari dicendo che "cerchiamo di contenerla e se riusciamo di spegnerla", ha affermato il direttore della Comunità salesiana vercellese, don Guido Candela sdb, nell’omelia della messa delle 10,30 nella chiesa del rione Belvedere. "Io non sono d’accordo, perché questo non è l'unico problema, ce ne sono di più grossi", che devono essere analizzati ancor prima: "Ci sono delle persone adulte, a partire ad esempio dai genitori di questi ragazzini, che non aiutano a crescere bene. Don Bosco aveva una frase che ogni tanto gli tornava in bocca: “L’educazione è cosa di cuore”", ha ricordato il sacerdote scegliendo di non parlare dall’ambone, ma scendendo ai piedi dell'altare adottando quello “stile” di affabilità e socievolezza tipicamente salesiano.

Quello che intendeva dire il santo torinese, in particolar modo rivolgendosi alle famiglie, agli insegnanti e ai formatori, è che "deve stare a cuore l’educazione" e il fenomeno delle “baby gang” è riconducibile all’evidenza che "non ci sono degli adulti che aiutano a crescere questi giovani". Un'altra frase rilevante, se non fondamentale, che don Bosco spesso pronunciava è: “In ogni ragazzo c'è sempre un punto di bene attraverso il quale si può entrare ed aiutare a crescere”. Una sfida educativa che, tanto ieri quanto oggigiorno, vale sempre la pena accettare "anche con il più delinquente, anche con il capo banda di queste “baby gang”» ha evidenziato con fermezza don Candela portando una breve, ma incisiva, testimonianza: «Noi salesiani abbiamo un modello, Michele Magone, uno scapestrato, una testa matta, eppure don Bosco l'ha “beccato” alla stazione di Carmagnola. Nonostante la sua strafottenza, questo adolescente, alla fine, è poi entrato nella scuola di don Bosco ed è cambiato. Sta agli educatori e agli adulti, quindi, trovare questi punti di bene. Considerare l'educazione come una “cosa di cuore” non vuol dire prendere a bacetti i bambini, significa piuttosto averli veramente a cuore. Quando uno ha a cuore qualcosa o qualcuno, vuol dire che per lui o lei non è importante, è ben di più".

La liturgia eucaristica nella parrocchia del Sacro Cuore si è conclusa con la benedizione e la distribuzione del “pane di don Bosco”, mentre il tradizionale bacio della reliquia del santo (portata in mezzo ai fedeli dal diacono Claudio Maniscalco, ex allievo salesiano) - per ragioni sanitarie e igieniche del tempo attuale - è stato “sostituito” da un semplice atto di devoto omaggio da parte dei presenti.

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