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Nodo antidiscriminazioni

"Non possiamo fermarci alla superficie del problema"

Le considerazioni di Bassignana dopo le molestie alla giornalista

Lella Bassignana

Lella Bassignana

Gentile direttore,

In campo i calciatori giocano con una ferita rossa disegnata sul viso, una denuncia sociale contro la violenza sulle donne. Fuori dallo stadio, una giornalista che sta facendo il suo lavoro è oggetto dei soliti stereotipi e di molestie durante la diretta di una trasmissione sportiva. Un tifoso, mentre lasciava lo stadio, le si è avvicinato importunandola con gesti sessisti (una pacca sul sedere) riconducibili a vere e proprie molestie sessuali. Tutte le donne nel corso della loro vita hanno subito in silenzio almeno una volta delle molestie, ma oggi non possiamo più voltarci da un’altra parte o negare il problema, ritenere che la cosa non ci interessi in quanto persone emancipate.

 A 10 anni dalla Convenzione di Istanbul firmata a Strasburgo dall’Italia nel mese di settembre 2012 costituisce ancora oggi il trattato di più ampia portata per affrontare il problema della violenza che colpisce le donne. Ha tra i suoi obiettivi il contrasto a tale forma di violenza, la protezione delle vittime, la perseguibilità penale degli aggressori e riconosce la violenza sulle donne come una violazione dei diritti umani ed una forma di discriminazione. Questo è un elemento rivoluzionario: il riconoscimento della violenza sulle donne come forma di violazione dei diritti umani e di discriminazione.  Discriminazione e violenza contro le donne, fenomeni strettamente legati tra di loro, parte di un sistema che ha radici profonde e si manifesta spesso con oppressione e controllo della vittima uniti stereotipi di genere. Oggi non basta condannare la violenza di genere, non possiamo fermarci alla superficie del problema, bisogna scavare a fondo per sradicare il fenomeno, contrastarlo, risolvere i suoi danni fisici, sessuali, psicologici, economici e prevenirne di nuovi.
 
Non ci possono essere molestie accettabili o di serie B per restare in tema calcistico. Stiamo parlando di catcalling di molestie di strada, come fischi e apprezzamenti di cattivo gusto. Non possiamo accettarli ritenendoli “solo complimenti”, perché un complimento non fa sentire a disagio, non spaventa, non ti costringe a cambiare modo di vestirti. Sono un retaggio del passato e devono sparire. Oggi è necessario reagire, far capire all’uomo che quello che per lui è “uno scherzo” per la donna è fonte di disagio, non la lusinga, la fa stare male. In altri Paesi il catcalling è perseguibile per legge, purtroppo non lo è in Italia.

Per questo è necessario andare oltre il senso comune, bisogna insegnare e imparare a prendere posizione quando si è vittima o testimone di un atto di molestia, ma nello stesso tempo sollecitare l’universo maschile a cambiare e imparare a creare relazioni sane. La decisione del questore di Firenze è stato un chiaro segnale di cambiamento, perché è troppo semplice chiedere scusa. Terrei a dire che non solo una donna non si molesta ma non sono ammissibili giustificazioni o derubricare il gesto a goliardia.

                                                            Lella Bassignana - referente del Nodo provinciale contro le discriminazioni 

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