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Ortopedia Piemontese

"Portiamo sul monte Rosa anche disabili e amputati"

Carlo Gallarotti, terza generazione

Ortopedia Piemontese

L'Ortopedia Piemontese alle prese con un progetto rivolto ai disabili e agli amputati

Raggiungere la vetta, stando al passo con i tempi e con l’innovazione, può essere una possibilità per tutti? Si, perché come si usa dire, volere è potere. Lo sanno bene all’Ortopedia Piemontese che, con un progetto rivolto ai disabili e agli amputati, fa letteralmente toccare loro il cielo con un dito. "Seguiamo i nostri clienti e amici ovunque, addirittura sulla vetta del Monte Rosa!" afferma infatti Carlo Gallarotti.

Chi siete? "Da mio nonno, a mio papà, fino ad arrivare a me, la storia dell’Ortopedia Piemontese è lunga tre generazioni". Una storia che nasce da un'esperienza personale, "dalle esigenze e dalla grande determinazione del signor Gallarotti, mio nonno, che, all'età di 5 anni, subì l’amputazione bilaterale degli arti inferiori, in seguito ad un gravissimo incidente. Sin dalla fondazione nel 1954, l’azienda si è specializzata nella realizzazione di protesi per ogni tipologia di amputazione o deformità – sottolinea Carlo Gallarotti - l'attività, dedita principalmente alla costruzione di protesi, negli anni ha sempre implementato le proprie abilità, coprendo tutti i più diversi campi dell'ortopedia tecnica: dalle ortesi agli ausili e dispositivi speciali, per rispondere a tutte le esigenze della vita quotidiana e per l'attività sportiva".

Sempre al passo con le migliori tecnologie e i più innovativi materiali e grazie alle conoscenze del passato, oggi l'Ortopedia Piemontese, si pone come punto di riferimento nel settore della disabilità: "Durante il weekend del 19 e del 20 giugno, ad Alagna c’è stata una gara di corsa: un gruppo di sei amputati, grazie all’organizzatore Moreno Pesce, ha preso parte alla scalata del Monte Rosa – spiega Gallarotti – in giornata abbiamo raggiunto la Capanna Margherita, che si trova a 4.554 metri di altitudine. Tra i ragazzi c’erano due nostri clienti: Loris Milloni e Massimo Coda. Entrambi si sono messi in gioco, ma per Milloni è stato un banco di prova finale per testare il nuovo invaso transfemorale subischiatico. Il nostro scopo vuole essere il raggiungimento dell’inclusione: la salita al Monte Rosa non è una prerogativa solo di persone normodotate, perché con determinazione e forza di volontà anche disabili e amputati possono affrontare questo percorso e raggiungere la vetta".


Avete partecipato ad altri eventi? "I nostri clienti hanno già preso parte ad altri percorsi simili. Non solo: Massimo Coda partirà nel weekend con un altro amputato, per la traversata del Monte Rosa; mentre Loris Milloni e Moreno Pesce, alla fine del mese, faranno la salita al Monte Breithorn, vicino a Cervinia, e a fine luglio il Vertical Mont Blanc – racconta Carlo Gallarotti - venti giorni fa, invece, siamo saliti sul Gran Paradiso: impegnativo non solo per la fatica fisica, ma anche per il supporto morale che dobbiamo dare a queste persone. Un ringraziamento va anche alle guide alpine che sabato scorso ci hanno accompagnato su: eravamo diverse cordate e ognuna aveva una guida. I ragazzi arrivati alla vetta erano felici e soddisfatti perché ognuno, chi più e chi meno, ha raggiunto il suo obiettivo, superando le difficoltà" conclude.

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