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Rotary Club Vercelli

Il caso delle mascherine chirurgiche

Il riciclo della plastica

Plastica sulla spiaggia

Mentre si stava lavorando su due leggi e su altre azioni per ridurre ed eliminare la plastica, tutto il mondo si è trovato di fronte all’emergenza Covid: ecco che è nato il caso delle mascherine chirurgiche. "La plastica ha avuto un ruolo fondamentale per gestire questa emergenza: dal nemico numero uno ad una necessità. Tutti i dispositivi di protezione sono in plastica, dalle mascherine chirurgiche ai caschi delle terapie intensive": così il professor Alberto Frache, ospite del Rotary Club Vercelli presieduto da Luigi Omodei Zorini, ha introdotto il tema della serata: 'Il riciclo della plastica per una maggior sostenibilità ambientale: il caso delle mascherine chirurgiche".

Il professor Alberto Frache

"Due sono i temi che vanno più di moda in questi anni: il riciclo della plastica e quello della sostenibilità ambientale. Da qui, nel nostro piccolo, abbiamo affrontato il caso delle mascherine chirurgiche: io e altri colleghi del Politecnico di Torino abbiamo fatto uno studio sulle mascherine: prima erano utilizzate solo in ospedale, ma da quando è nata l’emergenza, vengono utilizzate ogni giorno da miliardi di persone: 'in pochissimo tempo ne avremo tantissime dappertutto' abbiamo pensato, e così è successo e sta succedendo proprio oggi". 

La Plastic Tax: "Nell’ottica della sostenibilità ci si è mossi anche dal punto di vista legislativo: dal primo gennaio 2022, dovrebbe entrare in vigore. È una tassa che verrà applicata su tutta la plastica messa in commercio, tranne che per le bioplastiche o per i materiali riciclati. Da non dimenticare l’abolizione della plastica monouso, con una legge che andrà in vigore dal prossimo mese. Queste norme vanno incontro ad un’esigenza ambientale importante".

È possibile riciclare i materiali con cui sono fatte le mascherine usa e getta? Lo studio ha fatto emergere una cosa nota: "La mascherina è fatta di plastica, di questo tessuto non tessuto, che è un intreccio di fibre. Abbiamo provato a lavorare le mascherine, e abbiamo ottenuto un oggetto nuovo: una scatolina. Noi siamo un’università, il nostro intento è quello di informare e di creare una filiera che veda tutti protagonisti, dando il via a questo progetto. Questo permetterebbe di ridurre il potenziale pericolo della microplastica. Le mascherine possono essere raccolte in contenitori appositi che, ad esempio con la sanificazione dei raggi Uv, le renderebbero sterili. La raccolta della mascherina potrebbe essere più semplice della raccolta di altri oggetti: mettere i contenitori nelle scuole o nei centri commerciali, potrebbe portare ad avere una grande raccolta di materiale».

La plastica è una risorsa o un problema? "Entrambe le parole possono essere associate alla plastica, perché ha sia dei pregi che dei difetti: è una risorsa perché possiede i requisiti della leggerezza, della lavorabilità e dell’economicità; ma diventa un problema quando si parla di sfruttamento risorse, inquinamento e microplastiche" ha spiegato. 

"Un altro tema sulla bocca di tutti è l’inquinamento dato dalle materie plastiche: se butto un oggetto di plastica per strada, in un prato o nel mare, di per sé l’oggetto non è fonte di inquinamento chimico o reattivo: è un’azione deleteria e che non bisogna fare, ma dal punto di vista strettamente chimico, non è dannoso. Il problema – ha precisato – sono le particelle di plastica molto piccole, che danno vita una questione ambientale". 

Il riciclo è una risposta? "In Europa, dal 2006 al 2018, c’è stato un incremento della plastica riciclata e riutilizzata. Il riciclo è una risposta se fatto in maniera corretta". Ci sono altre possibilità di risposta al fine vita delle materie plastiche? "La plastica biodegradabile è un ottimo esempio. Siamo ancora molto indietro nella produzione di questi materiali, rispetto a quelli tradizionali: i costi sono più alti e le materie prime non sono sufficienti".

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