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Il vaccino italiano

Reithera si ferma: la Corte dei Conti blocca i fondi pubblici

Stecco: "Colpo mortale ad azienda e lavoratori"

Alessandro Stecco

Alessandro Stecco, presidente Commissione regionale Sanità

Reithera, il vaccino italiano contro il Covid, subisce una battuta d’arresto. La Corte dei Conti non ha concesso il visto al decreto di finanziamento dell’italiana Reithera per lo sviluppo del vaccino. Lo rende noto la stessa Corte in una nota. Ma qual è il problema? Di fatto, 81 milioni di fondi pubblici provenienti da Invitalia e necessari per completare la terza fase di sperimentazione sono stati bloccati. Il decreto prevedeva un finanziamento di 50 milioni su un totale di 80 milioni previsti dal decreto rilancio. Ma il confronto con l’ufficio di controllo della Corte ha portato alla richiesta di chiarimenti e i magistrati contabili, ritenendo che "le risposte fornite dall’Amministrazione non fossero idonee a superare le osservazioni formulate nel rilievo, ha deferito la questione all’esame del Collegio della Sezione centrale controllo di legittimità". Il decreto è stato ricusato e l’atto non è stato quindi ammesso alla registrazione.

Per poter affrontare la fase 2, Reithera, che sta mettendo a punto il siero GRAd-COV2 e ha anticipato i soldi, ma i finanziamenti non sono mai arrivati. Nello specifico, 81 milioni erano stati promessi a gennaio da Invitalia, il cui amministratore delegato è l’ex commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri. Di questi 41 erano a fondo perduto e 40 sotto forma di prestito. La Regione Lazio ha stanziato 5 milioni, il Cnr 3 milioni, mentre l’azienda ha messo sul tavolo 12 milioni. A giorni saranno comunicati i risultati della fase due, che ha coinvolto 1.000 volontari in 25 centri ospedalieri italiani. Dopo di che si potrebbe partire con la fase 3, che richiede il reclutamento di 10mila volontari. L’investimento ha l’obiettivo non solo di supportare le fasi successive della sperimentazione del candidato vaccino ma anche di realizzare un sito produttivo sul nostro territorio.

"Quanto sta accadendo al vaccino Reithera, al di là dei tecnicismi e della punta di diritto, è veramente uno spaccato triste di questa nazione -scrive su Facebook il presidente della Commissione regionale Sanità Alessandro Stecco - Non so chi ha torto o ha ragione, ma intanto decidere una cosa del genere dopo tutta la fase di industrializzazione e il completamento dello studio di fase 2 è un colpo mortale all'azienda e ai lavoratori, e la quasi certezza che non potremo avere un "vaccino italiano" in tempi brevi o medi. Dall'altra parte c'è la guerra industriale, tecnologica e commerciale tra vaccini a Rna e vaccini a vettore virale inattivato con frammento di Dna, che in Europa e negli Sati Uniti sta pendendo per i primi, per cui secondo alcuni detrattori parrebbe che il progetto italiano non fosse già in partenza innovativo dato che rientrerebbe tra i vaccini più tradizionali e attualmente perdenti o comunque non scelti per gli anni a venire, nelle future scelte delle Autorità Sanitarie del mondo occidentale", conclude.

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