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funerale in duomo

"Ci ha amato fino a dare la vita"

Il ricordo di suor Guglielmina Cavazzini, morta a 78 anni

Funerale di suor Guglielmina

La benedizione del feretro impartita da monsignor Marco Arnolfo in Duomo a Vercelli. Nel riquadro suor Guglielmina Cavazzini

Un grande ideale abbraccio, come ultimo commiato, è quello che questa mattina, lunedì 10, è stato tributato a suor Guglielmina, al secolo Giovanna Cavazzini, morta lo scorso venerdì all’età di 78 anni. L’ultimo saluto alla religiosa appartenente alle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret è stato dato in Duomo, anziché come inizialmente pensato nella cappella del monastero Santa Margherita di Vercelli, per consentire un maggior ingresso di persone, considerando le vigenti disposizioni sanitarie correlate al Covid-19. Nei volti rigati da sincera commozione, sia tra le consorelle che tra laici, si potevano leggere i “debiti” di gratitudine nei confronti di suor Guglielmina, vera interprete di quella accesissima carità cristiana che «non è un’idea o un pio sentimento, ma l’incontro esperienziale con Cristo», mutuando queste parole di papa Francesco.

«Come vicario del clero e legale rappresentante del seminario, desidero ricordare quanto suor Guglielmina ha fatto negli ultimi 20 anni della sua vita, lasciando poi ad altri quello che lei ha compiuto precedentemente - ha detto monsignor Giuseppe Cavallone in apertura di funerale - Nel 1998 è stata aperta la Casa del clero, in piazza D’Angennes, dandola in gestione al seminario. Fin da quel primo momento tre suore della carità (suor Guglielmina, suor Aurora e suor Ilde, ndr) hanno preso servizio e il loro primo momento è stato quello di accogliere il seguito di Giovanni Paolo in occasione della visita pastorale del 23 e 24 maggio 1998 come ospite della nostra Chiesa vercellese. Subito dopo la struttura è stata aperta per il clero e in quegli anni sono “passati” nella Casa del clero una quarantina di sacerdoti, sempre amorevolmente assistiti dalle suore, animate da suor Guglielmina».

«In modo particolare vorrei ricordare ciò che suor Guglielmina ha fatto anche per l’arcivescovo emerito, padre Enrico Masseroni, soprattutto negli ultimi anni ha dato un’assistenza infermieristica quotidiana - ha aggiunto monsignor Cavallone - Per questo motivo, i sacerdoti e il seminario le sono riconoscenti e la affidano a Dio con questi meriti, in aggiunta a tutti gli altri meriti che certamente ha guadagnato per la vita religiosa e il servizio che ha prestato all’ospedale Sant’Andrea».

L’esempio di suor Guglielmina con un’esistenza interamente spesa in generosità, sempre orientata verso il prossimo, è stato sottolineato anche dall’arcivescovo Marco Arnolfo, nell’omelia: «Pensando a questa celebrazione mi è venuto in mente di scegliere quel Vangelo che abbiamo proclamato ieri, nella VI Domenica di Pasqua, in cui Gesù lascia un comandamento nuovo, anzi lo chiama “il suo comandamento”, quasi a riassumerli tutti. Ci dice: “Che vi amiate gli uni gli altri” (…) Suor Guglielmina ha osservato questo comandamento del Signore Gesù, ha cercato nella sua vita di amare gli altri, quegli altri che lei ha incontrato all’ospedale, alla casa del clero, in seminario. Ha cercato di amare gli altri come Gesù ci ha amato. Suor Guglielmina ci ha amato fino a dare la vita, prendendosi cura di noi; anche la sua salute che l’ha piegata, curvata, è dovuto al fatto che si è presa cura, sempre, degli infermi. Si chinava sui letti, sui malati. Ha dato costantemente la sua vita, si è consumata».

Ancora una volta le parole del Vangelo, “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici”, sono state usate dall’arcivescovo per un reale accostamento con la religiosa: «Suor Guglielmina amica dei malati (…) Mentre metteva la testa e le mani, lei sapeva aprire il cuore. Espressione profonda in un’amicizia vera. Ha manifestato un amore che sperimentava dentro, ma non era suo, perché era un dono che costantemente implorava nella preghiera, implorava nella sua vita di consacrata, implorava insieme con le consorelle».

Se il “distintivo” che contraddistingue il cristiano è l’amore che sappiamo riversare agli altri, sappiamo che «suor Guglielmina, che adesso ha incontrato papà, mamma e la sorellina prematuramente scomparsa dalla quale ha preso il nome, si trova in questa splendida comunione, il Paradiso, che non dobbiamo mai perdere di vista perché sia di riferimento per cercare la vera comunione ed amicizia tra di noi».

Un ulteriore bellissimo ricordo, personale e professionale, è stato quello che Giulio Zella, presidente dell’Ordine degli infermieri della provincia di Vercelli, ha voluto condividere prima della benedizione finale: «E’ un privilegio e una grande commozione essere qui a ricordare suor Guglielmina, prima come collega e poi come grande amica e grande maestra. Suor Guglielmina è stata iscritta all’Ordine degli infermieri dal 25 maggio 1968, ben 53 anni di iscrizione, ma molti di più come infermiera… Suor Guglielmina era una persona speciale, molto speciale. L’ho conosciuta da studente, quando studiavo infermieristica e frequentavo il reparto di Chirurgia uomini per fare il tirocinio. In questi giorni, quando ho saputo dell’aggravarsi delle sue condizioni fisiche, nella mia mente si sono affacciati migliaia di ricordi e situazioni che mi hanno fatto ricordare quanto speciale fosse questa donna. Lei, credo, che abbia vissuto per l’ospedale. E’ stata la caposala della Chirurgia uomini fino al giorno della pensione. Era sempre presente».

«Il pensiero che mi si è affacciato più vivo è stato che lei era una “stella danzante”, non che io apprezzi Nietzsche più di tanto - ha sottolineato Zella - ma questo modo di vedere suor Guglielmina è quello giusto. Perché chi “naviga” nella nostra professione, naviga sovente nella notte, nella tempesta e la stella è il punto di riferimento per non perdere la rotta. La stella è luce che brilla e suor Guglielmina brillava di luce propria. Danzante, perché suor Guglielmina ha percorso a piedi, credo, più volte la circonferenza del globo, camminando in lungo e in largo per il reparto. Non ho mai visto suor Guglielmina seduta, era in piedi anche quando scriveva, non l’ho mai vista seduta sulla sua scrivania. Passava da un letto all’altro, confortava le persone, aveva una parola di amore verso tutti, soprattutto verso i pazienti che si sono avvicendati sia nei momenti direi di routine sia in quelli di grave crisi. Come quando esplose una caldaia alla “Chatillon” e il reparto si riempì di operai ustionati o quando un’autovettura falciò le persone che seguivano un funerale. Suor Guglielmina era sempre presente, giorno e notte (…) Grazie suor Guglielmina, grazie per tutto quello che hai fatto e per quello che riuscirai ancora a fare, tenendoci la tua mano sul nostro capo».

Le spoglie di suor Guglielmina, dopo la benedizione finale, sono state portate nel cimitero di Borgo Vercelli, accanto ai suoi famigliari, rispettando così le sue volontà per il riposo eterno.

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