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Rotary Club Vercelli

Neuroingegneria e macchine intelligenti interattive

Il professor Vittorio Sanguineti ospite alla serata conviviale

Vittorio Sanguineti

Il professor Vittorio Sanguineti ospite del Rotary Club Vercelli

“Sono un ingegnere, ma mi occupo di qualcosa di più particolare: il mio ambito di ricerca principale è il cervello. Qualcuno dice che sia l’oggetto più complesso dell’universo: indubbiamente è un oggetto che ha pochi termini di paragone”: così Vittorio Sanguineti, professore di Bioingegneria all’Università di Genova, ospite del Rotary Club Vercelli presieduto da Luigi Omodei Zorini, ha introdotto la sua relazione. Tema: ‘Neuroingegneria e macchine intelligenti interattive: dai corpi artificiali alle interfacce neurali’.


“Le cellule del cervello sono specializzate per comunicare tra di loro e i neuroni formano una rete di connessioni inestricabile - ha affermato Sanguineti - il cervello consuma come una lampadina economica, pesa circa 1,3 kg ed è in grado di fare tutto ciò che sappiamo che fa, anche se non comprendiamo come faccia. Io mi occupo in particolare della Neuroingegneria: è l’applicazione dei metodi dell’ingegneria agli studi del cervello. Perché lo studiamo? Per comprendere il suo funzionamento, con motivazioni diverse dal medico. In secondo luogo per costruire degli strumenti in grado di rivelarne la struttura e la funzione. Noi possiamo cercare di carpire le informazioni che si scambiano le cellule del cervello e indurre loro certi comportamenti, quasi a volerle governare”.


L’obiettivo, come ha spiegato il relatore, “è di costruire delle macchine intelligenti che tentino di copiare queste funzioni. Nella nostra esperienza quotidiana, sentiamo parlare di intelligenza artificiale: un momento di svolta, circa 25 anni fa, è stato quando un computer ha battuto il più grande maestro di scacchi. Si trattava di una rete di cento computer, che per la prima volta si è rivelata in grado di battere una persona dotata di peculiarità che noi associamo all’intelligenza: per esempio, la strategia. Una delle cose che negli ultimi vent’anni abbiamo imparato a fare, è la costruzione di macchine che siano in grado di imparare e che producano dei modelli sulla base di esempi: l’apprendimento tramite gli esempi è molto potente”.


Una macchina che impara può essere piena di pregiudizi: “Dunque, la domanda è lecita: ‘è possibile affidare alle macchine certi compiti, oppure no?’ Queste macchine stanno promettendo delle rivoluzioni, anche nell’ambito della medicina. È possibile, oggi, costruire delle macchine che possono mettere in relazione cose in una maniera che nessun uomo riesce a fare; tutto questo, però, ha un prezzo. I sistemi sanitari pubblici oggi si pongono un problema: hanno le cartelle dei loro pazienti, che sono richieste da gruppi di ricerca per fare ricerca di informazione. Non si tratta di sostituirsi al medico con queste macchine, ma di affiancarlo e aiutarlo. È improbabile sostituire il medico, ma è meno improbabile avere delle macchine che ne sappiamo quanto lui. Cosa succede se questa intelligenza viene dotata di un corpo? Che deve interagire: fondamentale è capire le intenzioni dell’altra persona e reagire di conseguenza. L’interazione è sempre bidirezionale e l’intelligenza artificiale potrebbe servire per costruire dei robot che carpiscano le intenzioni: per esempio dal tono della voce, rispondendoci in maniera appropriata” ha concluso.

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