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La protesta 2

"Senza supporti ci sarà la crisi sociale"

I ristoratori: "Aprire in fascia bianca, chi sbaglia non siamo noi"

Ascom

Alfonso Buonocore

"La Costituzione afferma che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale. Questa dignità è però abusata in questo momento e noi del commercio siamo qui in piazza, per farci sentire”. Con questa la frase, pronunciata da Alvise Racioppi, è iniziata la manifestazione “Il futuro non (si) chiude" organizzata da Ascom contro le chiusure.

“Vogliamo far sentire la nostra voce, ricordando al Governo che le partite Iva non hanno mai chinato la testa in passato e non vogliono farlo nemmeno in questo momento”, ha affermato il presidente di Ascom Antonio Bisceglia, chiamato da Racioppi sul palco. “Vogliamo una data per la ripartenza e un piano per farlo in sicurezza. Inoltre è doveroso che vengano presi in considerazione i necessari sostegni in termini di contributi, sgravi sulle imposte, finanziamenti e rapporti con le banche – ha proseguito – La nostra è come sempre una protesta civile ma siamo arrabbiati ed è giusto che tutti possano farsi sentire. Ormai tutti sono colpiti da queste decisioni scellerate del Governo, specialmente quello precedente – ha rimarcato Bisceglia – Oggi ci sono qui imprenditori, dipendenti, ma anche persone che lavorano nel mondo dello sport, della cultura e della musica che da tempo non possono lavorare”.

Il settore della ristorazione è uno dei più colpiti: “Oggi è rappresentato tutto il commercio, finalmente abbiamo una manifestazione in cui vengono rappresentate tutte le categorie in sofferenza – ha detto Alfonso Buonocore, presidente Fipe per le pizzerie - A Vercelli ci sono 120 ristoranti e 245 bar: sono più di 350 attività di somministrazione. Se mettiamo per ogni locale almeno sei o sette dipendenti ci sono più di 2.000 persone che lavorano in questo comparto. In città noi rappresentiamo il 5% degli abitanti. Questa sofferenza non è meritata, che giunge da una situazione esterna e non per incapacità lavorativa. I sostegni non sono arrivati, ne chiediamo ora di reali e pretendiamo tutti i rinvii possibili, a livello fiscale che bancario. Siamo un settore fondamentale per il Paese ed è giunta l’ora che il Paese ci dia una mano. La cassa integrazione che è arrivata ai dipendenti è pari al 55-60% dello stipendio: come fanno le persone a vivere con 700 euro, dopo che si sono costruiti case, comprati auto, fatto famiglia? Dobbiamo essere supportati: se questo non accadrà quando potremo riaprire sicuramente nasceranno diversi problemi a livello sociale”. Buonocore poi tocca un altro settore: <<Oltre ad avere il ristorante sono anche proprietario di una discoteca: sono 14 mesi che il mondo dell’intrattenimento è chiuso ed è quello che oggi è più in difficoltà di tutti perché non vede la luce”.

“Il delivery e l’asporto non rendono e non ci consentono di poter lavorare come sappiamo – ha aggiunto Paolo Talarico, del ristorante “Paolino” - Io abito in piazza Cavour e vedo continuamente assembramenti di persone e questo mi sembra una follia: nei ristoranti come in un negozio o dall’estetista le distanze vengono rispettate. Noi siamo dalla parte della ragione e non dobbiamo essere visti come il nocciolo del problema: chi sta sbagliando, in questo momento, non siamo noi.

La stessa sorte dei ristoranti è vissuta anche dai bar: <<Voglio parlare del nostro settore, specialmente per gli esercizi a gestione familiare – ha esordito Simone Musazzo, presidente Fipe per i bar – Chi ha in gestione un’attività in questo modo sta davvero facendo fatica perché le entrate sono azzerate e i costi continuano ad esserci. Ci sono le spese per la casa e per mangiare, i figli da mantenere: c’è da aprire, ma non a colori, c’è da farlo completamente. Così non possiamo andare avanti, ci stanno togliendo la dignità. L’unica speranza è che questa situazione possa finire al più presto”.

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