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Le azioni da affrontare

Le sfide future dell'industria risiera

Francese, presidente dell'Airi: "Ci sono le premesse per uno sviluppo del mercato"

Francese Mario

Mario Francese, presidente dell'Associazione industrie risiere italiane

Con la conferma per il quarto biennio consecutivo alla presidenza dell’Associazione industrie risiere italiane, il vercellese Mario Francese fa il punto dei problemi sul tavolo e delinea le azioni per affrontare le importanti sfide future del settore.

"Nell'ultimo decennio il mercato del riso comunitario è profondamente cambiato - ha detto Francese nel corso di una videoconferenza con i giornalisti - Le industrie risiere hanno dovuto e saputo prevenire questo cambiamento facendo importanti investimenti per mantenere e guadagnare nuove quote di mercato in un mondo distributivo in forte evoluzione. Gli ingenti investimenti italiani in nuovi impianti di trasformazione, diversificazione produttiva, confezionamento, movimentazione, immagazzinamento e le concentrazioni societarie hanno consentito di migliorare sempre più la produzione garantendone gli standard qualitativi e di sicurezza e aumentando anche le quote di mercato sia nell’UE che all’esportazione. Anche il quadro normativo in cui operano le industrie alimentari è profondamente mutato aumentando le attenzioni per il consumatore finale e per l’ambiente. L'evoluzione nelle dinamiche della produzione primaria non è stata altrettanto rivoluzionaria. L’industria europea e in parte anche quella italiana ha dovuto confrontarsi con un aumento della dipendenza dalle importazioni perché a fronte di un aumento dei consumi UE del 21 per cento nelle ultime nove campagne - in Italia del 29 per cento - e dell’export fuori UE del 49 per cento, la disponibilità di materia prima comunitaria è diminuita del 10 per cento.

"La sfida ambientale e di sicurezza per i consumatori si sta sempre più trasferendo anche al mondo della produzione primaria e questo renderà necessaria una sempre maggiore responsabilizzazione del mondo agricolo e saranno quindi necessarie misure di politica agricola che consentano di affrontare queste sfide ma aumentando anche la produzione per rispondere al costante aumento dei consumi - ha aggiunto il presidente dell'Airi - I prossimi anni richiederanno una maggiore integrazione della filiera per una sostenibilità del prodotto a tutto tondo, in una economia circolare, con la salute dei consumatori e l’ambiente al centro delle attenzioni, in un mercato di riferimento europeo di circa 450 milioni di consumatori a cui si devono aggiungere gli oltre 60 milioni di cittadini UK che, grazie all’accordo di libero scambio raggiunto con la Brexit, manterranno un accesso preferenziale alla produzione di riso comunitaria. L'attuale campagna sta confermando che vi sono le premesse per uno sviluppo futuro del mercato. I prezzi hanno raggiunto livelli equilibrati tra i diversi segmenti e dimostrano che, nonostante i molti regimi preferenziali all’importazione possono rimanere remunerativi e dare soddisfazione agli agricoltori".

Francese ha continuato a spiegare: "La previsione di semine predisposta dall’Ente Nazionale Risi indica la tendenza a un aumento delle superfici, dai 227 mila ettari coltivati l’anno scorso (2020) a 229 mila quest'anno, anche se ancora lontani dalle richieste dell'Airi che indicano la necessità di superare almeno i 240 mila ettari. Ancora troppo accentuata la tendenza ai contraccolpi produttivi: si noti come da una produzione eccessiva di tondo nel 2020, dovuta alle alte quotazioni della campagna precedente, si è passati a una tendenza quest’anno probabilmente insufficiente a soddisfare i fabbisogni. Trend in aumento invece per il lungo B, ma largamente insufficiente rispetto al fabbisogno. I certificati di trasferimento risone emessi - che tra l’altro non evidenziano le vendite effettuate, sicuramente superiori tenendo conto anche della tendenza ad un aumento dei contratti per consegne differite – evidenziano un equilibrio, salvo una maggiore rimanenza di tondo, dovuto al precedente eccesso produttivo, e una forte carenza di lungo B".

Il presidente dell'Airi si è poi soffermato sulla riforma della politica agricola comune e la sostenibilità del prodotto: "Siamo alla vigilia di una riforma della politica agricola comune che segnerà un cambio di passo rispetto alle precedenti, con una crescente attenzione per la sostenibilità del prodotto, sia dal punto di vista ambientale che della salubrità dell’alimento. Le discussioni in corso sulla riforma e il dossier farm to fork della Commissione vanno sicuramente in questa direzione. Nella nuova PAC, infatti, il pagamento di base sarà condizionato dal rispetto di obblighi di natura ambientale più stringenti rispetto a quelli di oggi. Inoltre, saranno introdotti i c.d. eco-schemi, impegni su base volontaria legati a obiettivi di sostenibilità molto ambiziosi: per mantenere il proprio reddito ai livelli odierni, gli agricoltori saranno probabilmente tenuti a prendervi parte. La filiera dovrà quindi essere capace di cogliere le opportunità da queste nuove sfide ambientaliste, qualificando la propria produzione per promuoverla sul mercato. La nuova politica agricola dovrà garantire un interesse economico per la coltivazione del riso rispetto alle colture alternative per promuovere anche un aumento delle superfici coltivate e rispondere all’incremento dei consumi".

Francese ha affrontato con chiarezza anche il tema dei regimi d’importazione a parità di concorrenza: "L’applicazione della clausola di salvaguardia sul riso indica dalla Cambogia e dal Myanmar ha contribuito a rendere più concorrenziale il riso comunitario e una evidenza di ciò è nei prezzi rilevati sul mercato. Questo renderà molto improbabile ottenere una proroga alla scadenza del gennaio 2022. Ma la sfida futura è la modifica del regolamento che prevede la clausola e che in passato ha evidenziato tutti i suoi limiti di efficacia. La Commissione UE si è proposta di modificarlo per la fine del 2023 e il settore dovrà essere in grado di proporre e ottenere modifiche che rendano l’applicazione della salvaguardia automatica quando si verificano condizioni di potenziale danno per la filiera, a cominciare dalla tutela del reddito delle aziende agricole. E' poi da tempo necessario che cambi l’approccio alle nuove concessioni che aprono le porte a nuove importazioni troppo competitive. L'Airi ha da tempo chiesto un tavolo per prevenirle al quale siedano gli operatori e le amministrazioni dei Paesi produttori di riso.

Infine il presidente dell'Airi ha fatto il punto sullo sviluppo del mercato e la valorizzazione del riso italiano: "L'anno scorso è stato finalmente firmato il protocollo Italia-Cina per esportare il nostro riso da risotto. Nonostante rimbalzassero i proclami in realtà, come anticipato dall'Airi, ancora oggi le esportazioni verso la Cina non sono iniziate perché si è dovuta predisporre la documentazione atta a garantire i cinesi il rispetto del protocollo. L'Airi si è attivata in questo lavoro che ha permesso di costruire 17 dossier, quante sono le industrie interessate a esportare, e ha coadiuvato i servizi fitosanitari di quattro Regioni che hanno predisposto i verbali di controllo. Il lavoro è stato terminato nel dicembre scorso e adesso siamo in attesa dell’auspicato nulla osta finale da parte delle dogane cinesi. Parallelamente è sempre sul tavolo la necessità di un’apertura ad altri nuovi mercati, come ad esempio quello indiano. Nel momento in cui l’UE si accingerà a fare concessioni a quel Paese dovrà anche pretendere il libero accesso del nostro riso al mercato indiano, oggi gravato da un dazio del 70 per cento ad valorem".

"Infine si stanno intraprendendo diverse iniziative volte ad una promozione del consumo del riso comunitario e italiano - ha concluso Francese - L'Ente Nazionale Risi è parte attiva in tutto ciò. Utile sarà poter promuovere la sostenibilità del nostro prodotto ottenuta con il rispetto delle nuove e più rigide regole ambientali e salutistiche che verranno imposte dalla futura Politica Agricola Comune e dalla evoluzione normativa a tutela della salute dei consumatori".

 

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