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Sabato Santo

"La luce di Cristo brilla nei nostri cuori"

Veglia pasquale in Cattedrale

Veglia di Cristo

La benedizione del cero pasquale (foto di Giorgio Morera)

La vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, con la sua discesa negli inferi per liberare le anime dei giusti, viene solennemente celebrata al termine del lungo silenzio del Sabato santo con “la veglia madre di tutte le veglie” (come la definiva Sant’Agostino). La grandezza e lo stupore della Risurrezione, come avvenuto nel resto del mondo, sono stati rivissuti anche a Vercelli con la principale veglia pasquale presieduta ieri sera, sabato 3 aprile, dall'arcivescovo monsignor Marco Arnolfo.

In una Cattedrale sufficientemente piena, pur con i dovuti distanziamenti per il rispetto delle misure di contenimento in tempo di pandemia da coronavirus “Covid-19”, la veglia del Signore è stata strutturata, come sempre, con la suggestiva liturgia del fuoco (e la relativa accensione del cero pasquale e delle candele in mano ai fedeli), la lettura dei brani per la liturgia della Parola, la benedizione dell’acqua (con l'aspersione dei presenti) e la liturgia eucaristica.

Nel Vangelo di Marco (16,1-7) si legge che “Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salòme” si recarono di buon mattino al sepolcro per ungere il corpo di Gesù. «Quelle tre donne che avevano sperimentato l'amore forte, puro e riconoscente per il Signore, non immaginavano che Cristo sarebbe risorto. Neanche loro, che più di ogni altro discepolo e apostolo avevano amato il Signore, credevano nella sua Resurrezione, nella sua possibilità di andare oltre la morte. Invece Gesù è tornato proprio per liberarci dalla morte, per aprire quella porta che è un macigno, una pietra pesante come quella posta davanti al sepolcro», ha detto monsignor Arnolfo durante l’omelia tenuta brevemente anche per consentire a tutti di rientrare nelle proprie abitazioni entro le 22 (orario in cui scatta il “coprifuoco” sempre per le cosiddette disposizioni anti-Covid).

«Questa sera siamo qui a rinnovare la nostra fede, quella luce di Cristo che con il suo amore ha vinto la morte. E’ stato stupendo vedere prima tutte queste lucine, nella Cattedrale ancora buia, che brillavano davanti a noi, ma che devono brillare anche dentro il nostro cuore», ha affermato l'Arcivescovo “confidando” che all’inizio della veglia un giovane lo aveva avvicinato per dirgli che suo nonno era mancato da poche ore. Una comunicazione avvenuta «non con il pianto di chi è disperato, ma di chi già coltiva questa luce di fede nel cuore, questa fede che permette di dire che il nonno non è morto per sempre», ha precisato monsignor Arnolfo spiegando che «siamo già sicuri a chi pensa al nonno, ovvero Colui che è venuto proprio per accogliere i nostri cari e portarli alla pienezza della vita». Questo «perché siamo stati pensati a immagine di Dio e quindi questa immagine stupenda non la raggiungiamo qui. Su questa terra siamo sempre fragili e difettosi, amiamo, ma "sgambettiamo"; non riusciamo mai amare come Lui ci ha amato e quindi non potremo mai avere quella fisionomia stupenda del Figlio di Dio che è Gesù».

Se Cristo è sceso attraverso la porta stretta, recandosi negli inferi per strappare l'umanità dalla schiavitù del peccato, noi possiamo “farlo” tramite il suo Cuore. «Ecco il varco attraverso il quale noi passeremo per conformarci a Lui - ha continuato il successore di Eusebio - Adesso, però, tocca a noi lasciare che quella fede che prima brillava nelle candele, brilli anche nei nostri cuori».

Lasciandosi “conquistare” da Gesù, allora sorgerà il vivo proposito di essere come Lui, ovvero essere «sempre delle scintille di amore per tutti». Per monsignor Arnolfo, però, si deve trattare di «quell’amore che comprende e che perdona», di cui vi sono molti esempi nel Vangelo: «Di fronte all'adùltera Gesù è rimasto lì per “incoraggiare” gli altri a non puntare sempre il dito, ma invece dare sempre un'opportunità per ricominciare. Come l'ha data anche a Zaccheo e al buon ladrone sulla croce accanto a lui. A tutti Cristo ha dato una possibilità per ricominciare, perché Lui è una scintilla d'amore che deve incendiare il cuore degli altri. Solo con l'amore anche noi possiamo cambiare le cose, cambiare le persone e cambiare anche dalla morte alla vita».

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