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Rotary Distretto 2031

Come formare gli ingegneri di domani

Il rettore del Politecnico di Torino ospite della serata conviviale

Guido Saracco

Il professor Guido Saracco ospite del Distretto Rotary 2031

"L’impatto sociale che hanno le università, con una specifica attenzione alla loro prima missione: formare dei laureati, perché con il loro operato, producono un impatto sociale": così il professor Guido Saracco, rettore del Politecnico di Torino, ha introdotto la serata organizzata dal Distretto Rotary 2031.


"Durante l’inaugurazione dell’anno accademico, abbiamo affrontato questi temi. Ancora oggi, le nostre matricole donne in Ingegneria contano solo un quarto degli studenti, anche se con un’azione mirata siamo riusciti ad incrementarne il numero. L’appeal del nostro tipo di formazione - ha spiegato Saracco - credo che abbia un ruolo nel poter convincere più donne a intraprendere un percorso di maturazione nella professione tecnologica, come quella dell’ingegneria. Negli ultimi tre anni siamo passati dal 23% al 27%, ma c’è ancora molta strada da fare".


Le tecnologie stanno rivoluzionando la società di oggi, incrementando la necessità di un cambiamento continuo: "Cambia il modo di lavorare, cambiano gli obiettivi di sviluppo di prodotti e servizi, cambia il modo di vivere insieme, verso una sostenibilità superiore a quella attuale e a una digitalizzazione delle imprese e della società - ha evidenziato il rettore - Questo deve essere compendiato da conoscenze profonde delle scienze dell’uomo e della società, che sono imprescindibili anche per coloro che si formano in ambito scientifico-tecnologico. È importante cogliere il profondo legame che si instaura tra le tecnologie e la dimensione dell’uomo: le tecnologie pongono rimedio alle malattie e ai disagi dell’umanità; possono causare evoluzioni dell’assetto delle nostre città o creare dei disagi, ma anche risolverli. Noi siamo il Politecnico di Torino. Quando è nato, nel 1859, ci chiedeva di formare ingegneri e architetti con una metodologia molto chiara: basi scientifiche forti e una progressiva conoscenza di tecnologie e metodi, per gestirne la progettazione. Eppure, anche se sembra un ossimoro parlare di ingegnere creativo, ne abbiamo avuti parecchi - ha affermato Saracco - Vogliamo davvero degli ingegneri che siano in grado di pensare, di avere senso critico e spessore morale, per vedere le implicazioni della loro opera sull’uomo e sulla società".


Nasce così la scuola di scienze, uomo e società, "che contamina i percorsi formativi con le discipline umanistiche - ha proseguito -: ecco che iniziano, nell’ambito delle materie a scelta, le grandi sfide globali: come i cambiamenti climatici, la salute, la fame... Siamo gli unici in Italia a fare questo tipo di sperimentazione già alle Triennali; poi alle Magistrali gruppi di lavoro pensano ad un’innovazione che può portare un vantaggio competitivo ad un’azienda che, a sua volta, sostiene il progetto stesso. Noi intendiamo riuscire ad accorciare l’ingresso nel mondo del lavoro: cosa serve? professori in grado di cambiare il modo di fare didattica. Occorre cercare di stare vicini alle esigenze del mondo del lavoro: cerchiamo di ridurre il divario che c’è tra scuole e imprese. Insieme, oggi, andiamo a co-progettare la formazione. Con grande piacere, ci stiamo mettendo in discussione: l’ingegnere è solido, ma con queste iniezioni sarà ancora più in gamba e ancora più adatto alla società che lo circonda" ha concluso il rettore.

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