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Rotary Club Vercelli

L'alcool e i giovani: dall'essere astemi al binge drinking

La professoressa Anna Rosa Favretto ospite della serata conviviale

Anna Rosa Favretto

La professoressa Anna Rosa Favretto ospite del Rotary Club Vercelli

I consumi alcolici in età giovanile, da un punto di vista socio-culturale e non medico o psicologico. Ne ha parlato la professoressa Anna Rosa Favretto, docente di Sociologia generale al dipartimento di Psicologia dell’università degli Studi di Torino, che è stata ospite del Rotary Vercelli, presieduto da Luigi Omodei Zorini. "Ho approfondito per oltre vent’anni lo studio di questi aspetti del bere, una prospettiva che rende più vivace il pensiero delle scienze mediche in riferimento all’uso e all’abuso di alcool. La nostra società e la nostra cultura prevedono il consumo di alcool sia negli adulti che nei giovani: tutti si rapportano con l’alcool, anche gli astemi, ma per differenza". 


Una ricerca Istat del 2019, ha rilevato che assistiamo ad un abbassamento del consumo di alcolici nella popolazione. Cosa cambia rispetto al passato? "I modi del bere - ha spiegato Favretto - non soltanto le quantità: diminuiscono i consumatori giornalieri, ma aumentano i consumatori occasionali e i consumatori fuori pasto. Negli ultimi dieci anni, sono cambiati soprattutto i comportamenti delle donne: scendono i numeri delle consumatrici giornaliere e aumentano quelle fuori pasto". Cosa ci raccontano questi dati? "Il cambio delle modalità di consumo - ha continuato - negli ultimi dieci anni sono aumentati i consumi diversi dal vino o dalla birra: amari, aperitivi e superalcolici. Al primo posto per i maschi c’è la birra, per le donne gli aperitivi. Nella nostra tradizione il vino ha un consumo a pasto. Il consumo fuori pasto riguarda il 6,8% della popolazione, almeno una volta alla settimana: riguarda soprattutto gli adulti tra i 18 e i 44 anni; i maschi consumano fuori pasto il doppio rispetto alle donne, nonostante il trend di incremento importante che le riguarda. L’incidenza del fuori pasto è molto importante per i ragazzi tra gli 11 e i 17 anni".


Cos’è il binge drinking? "È un comportamento pericoloso, che comporta grandi consumi di alcool concentrati in un lasso di tempo ristretto, come una sera o due di seguito". Dove si eccede? "Le persone più adulte eccedono al ristorante, al bar o a casa propria, i ragazzi invece quando sono fuori casa o in discoteca. Ogni società, compresa la nostra, usa sostanze psicoattive come l’alcool: nel corso del tempo, la società ha sviluppato norme sociali e giuridiche per regolarne l’uso, che non è mai lasciato libero nella società. Riguardano: il chi può bere, quando e dove, quanto si può bere, cosa e per quale scopo. L’alcool in Italia ha valore innanzitutto alimentare, medicinale, socializzante ed euforizzante. Esistono delle norme sociali che definiscono il ‘come ci si ubriaca’. Siamo abituati a pensare l’abuso e l’ubriachezza come qualcosa di libero; inoltre l’alcool fa mettere in atto comportamenti differenti a seconda delle società in cui si manifesta. I nuovi modelli sono molto a rischio: non solo perché bevono tanto rischiando il come etilico, ma perché lo fanno in un contesto di anomia, di assenza di regole".


Chi deve intervenire quando un ragazzo sta male e ha superato il limite? Che cosa possono fare gli adulti in tutto questo? "Oltre alla più consuete forme di intervento (informare e comunicare), bisogna anche notare che esistono aspetti socio-culturali nei quali i giovani si inseriscono e far loro presente che stanno ripetendo un comportamento conosciuto nella storia della società, ma lo stanno facendo in modo innovativo e che li espone a grandi rischi. L’abbuffata di alcool era pericolosa in passato e lo è adesso, ma non c’è una rete sociale che li guida. La nostra comunicazione adulta li farà sentire meno eroi, ma anche un po’ meno soli in questo percorso" ha concluso Favretto.

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