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Conviviale del Rotary Club Vercelli

Parole e gesti nella comunicazione

Parlato e trascrizione: relatrice la professoressa Chiara Meluzzi

Chiara Meluzzi

La professoressa Chiara Meluzzi è stata relatrice per il Rotary Vercelli

"Il parlato ha un problema di fondo: la sua trascrizione, un’operazione per niente semplice. Quando vogliamo analizzare ciò che viene detto, dobbiamo ricondurre la dimensione orale a quella scritta": così Chiara Meluzzi, docente all’università di Pavia con un vasto curriculum alle spalle, ha introdotto la sua relazione alla serata conviviale del Rotary Club Vercelli, presieduto da Luigi Omodei Zorini.


"La trascrizione ha una prospettiva multidisciplinare - ha spiegato la professoressa - Per quanto riguarda la multimodalità analizzeremo il ruolo del contesto, dei gesti e delle espressioni facciali. La domanda è: come si analizza un dialogo orale? La trascrizione è già sottoposta all’analisi scientifica, poiché ci sono delle scelte implicite ed esplicite che dobbiamo adottare, e quando si devono trascrivere dialetti o varietà regionali diventa più complesso". "Altra domanda: come trascrivo colpi di tosse, indecisioni, oscillazioni nel parlato e rumori di fondo? Il trascrittore deve prendere le sue decisioni a monte della trascrizione. Le domande di fondo sono: a cosa mi servirà questo dialogo? Cosa voglio studiare poi? E così posso capire che decisioni prendere". Meluzzi ha proseguito dando altri spunti: "Il regista in una conversazione ha un ruolo importante e, come si può dedurre dal nome, il suo ruolo è similare a quello del regista cinematografico: è colui o colei che ha il controllo sulla comunicazione. Per esempio, durante un’intervista il regista è il giornalista, mentre a scuola è la maestra".


Il titolo della sua relazione 'Parole e gesti nella comunicazione' ha destato interesse per i punti affrontati e per i chiari esempi legati all’attualità e al mondo politico, con i quali ha espletato i suoi contenuti. I punti chiave affrontati dalla relatrice sono stati: cosa vuol dire fare analisi del parlato, l’importanza della comunicazione multimodale e dell’analisi del gesto integrato al parlato, argomento che ha curato con una sua allieva in un esperimento sulla comunicazione dei bambini. "Quando si fa analisi multimodale, è importante capire cosa è un gesto e cosa non lo è. La prima distinzione da fare è tra gesti e segni: i secondi, sono quelli utilizzati per esempio dalla comunità non udente (da qui, lingua dei segni). I gesti - ha precisato Meluzzi - sono invece utilizzati accanto al parlato. Entrambi, come dice uno studioso, sono parte dello stesso processo. Sui gesti ci sono norme di etichetta che si ritrovano nei manuali fin dal 1700 in cui si imponeva, soprattutto alle ragazze, di gesticolare meno, per non apparire di bassa condizione sociale, poiché c’è sempre questo problema di genere. Oggi i gesti sono importanti anche per altri aspetti: come l’apprendimento linguistico del bambino o gli studi in pazienti che presentano delle lesioni cerebrali che possono toccare le aree del linguaggio: il gesto, qui, è estremamente suppletivo rispetto al linguaggio". 


Infine, Meluzzi ha fatto alcuni esempi sull’applicazione delle analisi del linguaggio della multimodalità nel mondo della comunicazione politica. "Il nostro interesse è scientifico e non di schieramento di parte - ha voluto sottolineare Meluzzi - Gli esempi sono tratti dai discorsi dell’ex presidente del consiglio durante i mesi marzo e aprile 2020. Non per scelta politica, ma perché in quel momento era il premier che parlava alla nazione. Allo stesso modo ho analizzato il linguaggio e la multimodalità dei due candidati alla presidenza degli Stati Uniti nel loro unico dibattito presidenziale".

 

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