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Giorno della memoria

"Il mio nome è Hurbinek" di Martina Taranto

I racconti degli studenti della classe II A del Corso Sociale "Lanino"

Auschwitz

Giornata della memoria

Il 27 Gennaio si celebra il Giorno della Memoria e l’Istituto professionale “Lanino”, in questo periodo sta creando un’UdA (Unità didattica di apprendimento) interdisciplinare, un nuovo modo di fare didattica.
"L’UdA è una parte fondamentale del percorso formativo e ne costituisce la base - spiegano gli studenti della classe II A - Corso sociale - Con questo acronimo si indica un insieme di occasioni di apprendimento che consentono all’allievo di entrare in un rapporto personale con il sapere. Viene sviluppato un argomento, o meglio un campo di apprendimento, preferibilmente integrato, cioè affrontato da più discipline e insegnanti, con l’apporto di più punti di vista. Noi abbiamo svolto in Italiano un Laboratorio di scrittura creativa per realizzare l’UdA. Il titolo è 'Racconto e mi metto in gioco'". Spiegano i ragazzi: "Ci siamo immedesimati in un personaggio incontrato in Letteratura, nel programma svolto fino a ora che ci ha colpito particolarmente".

 

Il racconto di oggi è opera di Martina Taranto,  e si intitola "Il mio nome è Hurbinek".

Nessuno sapeva nulla di me. Ho sempre preferito stare da solo senza parlare con nessuno a causa del mio burrascoso passato che ancora oggi mi tormenta.

Era una fredda notte d’inverno del 1943 e sentivo che stava per succedere qualcosa di brutto. La notte avevo avuto un incubo terribile : i nazisti stavano venendo a prendermi per portarmi nel campo di concentramento di Auschwitz. Era successo davvero la mattina dopo, quando dei nazisti mi catturarono e mi portarono su un treno; avevo fame, sete, freddo, morivo di paura, ma non parlavo con nessuno.

Sul treno c’era tanta gente disperata che piangeva e che chiedeva da bere. Ancora non ci credevo, pensavo che fosse un sogno tremendo, l’incubo della notte prima. Purtroppo era tutto tremendamente vero, reale e assurdo. Alcuni vennero portati alle camere a gas, gli era stato detto che li accompagnavano a fare la doccia.

Venivamo ingannati. Ci toglievano l’identità, ci umiliavano. Dormivo in una baracca sovraffollata. Non c’erano servizi igienici e assistenza medica. Stavamo male, la sofferenza era palpabile come pure la crudeltà e la cieca follia nazista. Ho visto la morte, il dolore, l’angoscia. Li ho vissuti sulla mia pelle per due anni. Ho perso i miei genitori poco dopo essere nato e da  bambino sono precipitato nel’inferno. 

27 Gennaio 1945: la liberazione!

Sono sopravvissuto e sono stato adottato, ma non sono stato trattato bene. Sono passati tanti anni e ora vivo da solo. Non mi fido delle persone. Preferisco stare per conto mio. Nessuno, credo, mi può capire.

 

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