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Giorno della memoria

"Sara" di Fatima Arif

I racconti degli studenti della classe II A del Corso Sociale "Lanino"

Auschwitz

Giornata della memoria

Il 27 Gennaio si celebra il Giorno della Memoria e l’Istituto professionale “Lanino”, in questo periodo sta creando un’UdA (Unità didattica di apprendimento) interdisciplinare, un nuovo modo di fare didattica.
"L’UdA è una parte fondamentale del percorso formativo e ne costituisce la base - spiegano gli studenti della classe II A - Corso sociale - Con questo acronimo si indica un insieme di occasioni di apprendimento che consentono all’allievo di entrare in un rapporto personale con il sapere. Viene sviluppato un argomento, o meglio un campo di apprendimento, preferibilmente integrato, cioè affrontato da più discipline e insegnanti, con l’apporto di più punti di vista. Noi abbiamo svolto in Italiano un Laboratorio di scrittura creativa per realizzare l’UdA. Il titolo è 'Racconto e mi metto in gioco'". Spiegano i ragazzi: "Ci siamo immedesimati in un personaggio incontrato in Letteratura, nel programma svolto fino a ora che ci ha colpito particolarmente".

 

Il racconto di oggi è opera di Fatima Arif,  e si intitola "Sara".

A scrivere questo racconto non sarò io, ma Primo Levi, perché purtroppo io sono solo una  bambina indifesa di nome Sara. Nella vita non ho potuto dire ciò che avrei voluto e neanche fare ciò che avrei potuto. Levi ha incontrato tante persone sventurate come me e ora vi racconterà la mia storia. 

“Durante un giorno di pioggia conobbi Sara, era la mia vicina di letto; pioveva forte forte e lei guardava  fuori, sembrava contasse ogni goccia che cadeva; le chiesi come si chiamasse, ma lei non mi rispose e non mi guardò neanche.

In quel campo di concentramento di Auschwitz, in quel lager venivamo trattati tutti male, non ci davano  cibo e venivamo trattati veramente in modo disumano; il dolore è incredibile e ciò può capirlo solo colui che lo subisce, che lo ha subito.

Lei era una bambina innocente e, anche se veniva coccolata da tutti, era praticamente paralizzata e le uniche cose che pronunciava erano dei versi, ma i suoi occhi parlavano tanto, aveva tanto bisogno di aiuto ,ma nessuno poteva capire ciò che voleva esprimere, lei però si esprimeva attraverso un’amica, Angelica, aveva quindici anni, mentre Sara solo cinque; le due erano tanto legate come mamma e figlia, erano sempre insieme e Angelica  accettava Sara per ciò che era.

Purtroppo Sara ripeteva sempre delle strane sillabe, non si capiva se chiedesse cibo o dicesse il suo nome,  io volevo aiutarla tantissimo, ma non c’era modo. Una volta ho sentito Angelica piangere per tutta la sera, non capivo se piangesse per Sara o per altro. 

La mattina dopo vidi  un nazista prendere Angelica e Sara di nascosto, le portò in una stanza vuota, così mi sono intrufolato e ho visto che la povera Sara era incosciente di ciò che stesse accadendo, mentre Angelica piangeva.

Vidi due corpicini nudi davanti a un nazista; dopo qualche ora le loro tracce scomparvero e io non seppi più nulla di loro. Ancor oggi cerco di capire dove siano finite, dopo quell’orrore e, se ora sono Lassù, spero stiano meglio e possano trovare pace e amore”.

 

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