SULLA MIA STRADA
di Monsignor Sergio Salvini
17 Aprile 2026 17:39
Terza domenica di Pasqua
La croce ha sconcertato i discepoli. Tuttavia la croce non è l'ultima parola su Gesù. Dio lo ha risuscitato dai morti, come testimoniano Pietro e gli altri apostoli.
Se è risorto è vivo e quindi è tra noi, nostro contemporaneo, cammina sulla nostra stessa strada. Irriconoscibile all'occhio fisico, ma non a quello della fede. La Risurrezione ha accreditato Gesù come Signore che ha svelato pienamente il senso della Croce, che non è un incidente di percorso, ma il Vertice, il cuore del mistero di Dio con noi come nostro Salvatore.
Dio ha proprio scelto la croce per mostrare il suo volto e il suo fare tra noi, perché non è un Dio che si impone con potenza, ma con l'amore.
L’itinerario dei discepoli di Emmaus per incontrare e riconoscere Gesù è segnato da tre tappe precise.
La prima, anzitutto, una lectio biblica che scalda il cuore ai discepoli e illumina pienamente il disegno di Dio incentrato sulla croce. E’ la parola di Dio, la lente d'ingrandimento che fa vedere fino in fondo il valore dell’evento pasquale e della morte di Gesù.
Senza la Bibbia non si conosce il vero volto di Dio e il suo disegno.
Secondo: lo riconobbero allo spezzare del pane. Sta qui il luogo scelto da Cristo perché lo possiamo incontrare e riconoscere: il segno dell’Eucaristia. Nel segno della Croce si fa memoria della sua immolazione per noi e c'è ne comunica il frutto salvifico: “Chi mangia di me vivrà per me”.
Alla fine i due ritorneranno a Gerusalemme, lì la loro esperienza di fede riceve la conferma di tutta la comunità cristiana. Nella celebrazione comunitaria la piccola esperienza personale di fede trova conferma, verifica e rafforzamento. Solo lì ci sono la parola, il sacramento e la testimonianza dei fratelli che sostengono e fanno crescere la nostra consapevolezza di essere figli ed eredi di Dio e fratelli tra noi.
Terzo: resta con noi, Signore, perché si fa sera, sembra anche noi, a volte, che la fede venga meno nel nostro mondo e nel nostro cuore. Una invocazione ci deve essere, Dio ci cerca, Dio si accompagna a noi, ma vede che esprimiamo almeno il desiderio e la nostalgia di lui per dare vita agli altri.
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