Sulla mia strada
di Monsignor Sergio Salvini
14 Ottobre 2022 16:20
"Dio farà giustizia ai suoi eletti che gridano verso di lui (Lc 18, 1-8)".
Nei "Racconti di un pellegrino russo" il protagonista, assetato di preghiera dice: «Cercai nella mia Bibbia e anche lì trovai scritto che occorre pregare incessantemente, pregare in ogni istante con lo spirito e levare le mani in preghiera in ogni luogo…».
Anche gli antichi monaci non prendevano questo monito come una devota esortazione, ma come un comandamento del Signore: «Non ci è stato prescritto di lavorare, vegliare, digiunare sempre; mentre ci è stata data la legge di pregare incessantemente».
Nei monasteri romeni spesso viene recitato ancora oggi il «salterio perpetuo», pratica che consiste nel fatto che in chiesa vi è sempre un monaco incaricato di recitare i salmi, nei tempi liberi dagli altri impegni. Si tentarono nelle diverse tradizioni spirituali diverse strade, talvolta fuorvianti, per ottemperare a questa richiesta contenuta nella Scrittura. In ogni caso ciò testimonia come la preghiera fosse ritenuta essenziale per la vita del credente. Tuttavia, tutti questi sforzi, anche se lodevoli, non soddisfano il testo di san Paolo che suppone che ogni cristiano preghi senza interruzione. La soluzione classica al problema la possiamo leggere in un Padre della Chiesa: «Prega sempre colui che unisce la preghiera alle opere che deve fare, e le opere alla preghiera». In questo senso, tutta la vita del cristiano può essere considerata una grande preghiera, di cui ciò che abbiamo l’abitudine di chiamare preghiera è soltanto una parte.
Pregare è il respiro dell'anima; e come il corpo se non respira sempre muore, così è della vita spirituale: senza preghiera muore. Pregare sempre è vitale, non è un "optional" riservato a qualche anima particolarmente devota. Chiediamo anche noi la grazia di sentire l'urgenza della preghiera, di riconoscere la sua importanza fondamentale, e soprattutto chiediamo allo Spirito di insegnarci a "pregare sempre senza stancarci mai". La preghiera è il non aver paura della nostra povertà; è la spogliazione della nostra volontà per essere strumento della volontà del Padre; è l'affidarsi alla sua logica e ai suoi tempi ma con la certezza che lui riempie la nostra povertà. La preghiera è il linguaggio della nostra fede: posti a vivere nel mondo, costantemente tentati di incrociare le braccia, di cedere allo scoraggiamento è solo la fede che ci sostiene.
Nel vangelo di questa domenica Gesù vuole darci una grande lezione sulla fede.
Se la frase con cui si chiude il nostro brano è una domanda, quella con cui inizia dice in che cosa consiste la fede: "Bisogna pregare senza scoraggiarci mai". All'interno di questa inclusione, ci è presentato l'esempio della vedova povera che ha vinto la prepotenza del giudice al quale non importava niente di nessuno.
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