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Sulla mia strada

"La misericordia del Padre è parte del disegno d’amore per l’umanità"

Monsignor Sergio Salvini commenta il vangelo di domenica 11 settembre

Gesù buon pastore

"Ci sarà gioia in cielo per un solo peccatore che si converte (Lc 15, 1-32)".

Nessuna pagina al mondo raggiunge come questa l'essenziale del nostro vivere con Dio, con noi stessi, con gli altri. Il padre della parabola è immagine di un Dio scandalosamente buono, che preferisce la felicità dei suoi figli alla loro fedeltà, che non è giusto, è di più, esclusivamente amore.
La misericordia del Padre è parte strutturale del suo disegno d'amore nei confronti dell'umanità, ed è il 'metodo' attraverso il quale l'umanità è educata a costruire i propri rapporti interpersonali. Anche se tutto il Vangelo ne parla, il testo di San Luca che più direttamente ne tratta è il capitolo 15 del suo vangelo: capitolo tutto incentrato sulla misericordia divina come criterio del nostro rapporto con il Padre.
Le persone che si accalcano attorno a Gesù sono una folla di pubblicani e peccatori. I farisei e gli scribi assistono, e il comportamento di Gesù è continua occasione di confronto interiore, di messa in discussione. Consideriamo queste persone non con negatività, ma come persone ben intenzionate, che cercano di comprendere chi è questo Messia. Gesù capisce il loro problema, e comprende anche che il problema non è la loro cattiva fede, bensì il loro punto di partenza: non può non portare a conseguenze errate. Qui sta la portata fortissima dell'insegnamento di Gesù, valido anche oggi.
All'interno di certe categorie di pensiero tutto sembra ovvio, chiaro, ed è solo uscendo da questi criteri angusti, e presuntuosi, che si può ritrovare il senso di quello che noi incontriamo, e con cui ci misuriamo. Il senso del gregge e del comportamento del pastore, è la logica che le 99 pecore sanno custodirsi da sole, perché hanno in sé le indicazioni della legge. Sono giusti e sono la maggioranza. Qui c'è l'allusione al popolo di Israele, che nella sua maggioranza osserva la legge, con scrupolo e come tale partecipa già della pienezza della legge, e del gregge di popolo eletto prezioso agli occhi di Dio. Ma c'è qualcuno, una piccola minoranza, ma non per questo meno preziosa agli occhi di Dio, che si è allontanata dalla forza della legge. Ebbene anche per loro la “buona novella” è annunziata, e proprio loro sono oggetto delle cure più attente e preoccupate del Padre: Gesù si china e recupera con l’amore la dimensione perduta. Questo per far capire come anche le persone che hanno sbagliato, sono le più deboli, debbono essere oggetto del bene e di un'attenzione particolare.
È il pastore che va a prendere la pecora smarrita e se la mette sulle spalle, e se la riporta a casa. Questa è la forza dirompente del Vangelo e la novità dell'annunzio che Gesù vuol trasmettere a coloro che già sono nella certezza dell'appartenenza al Signore. Non c'è contrapposizione tra legge e amore, ma una complementarità: l'una senza l'altra non hanno senso. E forse qui troviamo il punto di contatto tra la chiesa e il popolo di Israele: una legge profondamente intensa, ma osservata alla luce dell'amore.

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