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Sulla mia strada

«Dimenticarci della responsabilità di un futuro da preparare è disumano»

Monsignor Sergio Salvini commenta il vangelo di domenica 7 agosto

lampada

"Anche voi tenetevi pronti" (Lc 12, 35-40).

Vigilanza e prevenzione sono fondamentali per la vita, ma su questo siamo assai trascurati. L’immediato è il campo del nostro interesse, il presente assorbe la nostra attenzione e la nostra applicazione, dimenticando che il presente, altro non è che la soglia del futuro. Ogni Eucaristia, oltre ad essere un momento cruciale per la fede, si rivela una grande scuola di umanità. Nella Liturgia si celebra sempre l’oggi, ma strettamente legato all’ieri e al domani.
‘Oggi’ annunziamo la morte e la resurrezione del Signore, avvenute nel ‘passato’, ma per attendere la sua venuta nel ‘futuro’.
La vita, nonostante la superficialità con cui spesso la affrontiamo, racchiude nel suo profondo una finalità, e si inoltra verso un compimento.
Dimenticarsi che abbiamo la responsabilità di un futuro da preparare, è quanto di più disumano si possa fare, perché significa e comporta il porre inevitabilmente in essere gli stessi errori del passato o del presente. L’Eucaristia che squarcia il nostro tempo e ci mette nel tempo-senza-tempo di Dio, tiene desta in noi la vigilanza e la lungimiranza, ci offre quel collirio, suggerito dall’Apocalisse, che ci libera dalla miopia di un ‘oggi’ orfano dell’‘ieri’ e sterile circa il ‘domani’ e ci insegna a leggere i segni dei tempi, non solo i tempi dell’uomo, grondanti di sudore e di sangue, ma i tempi di Dio, traboccanti di salvezza. La vigilanza cristiana è sempre nutrita di preghiera, con la quale si domanda a Dio il dono della consapevolezza della sua presenza e della sua venuta, foriera di libertà e di salvezza.
Il vegliare è esperienza quotidiana, specialmente nel mondo monastico, che ha coltivato per secoli una vera e propria “arte dell’indugio”, lo stare, pregando, di giorno e di notte, in attesa di Dio, delle sorprese di Dio, degli interventi di Dio.
In una realtà affannosa e affannata, come la nostra, inseguitrice di miti inconsistenti e di nulla esistenziale, il ritrovare gusto e capacità di indugiare, anche silenziosamente, in attesa di scoprire, piacevolmente, un Dio vicino, è esperienza da proporre e da riproporre. In una qualsiasi democrazia, compito della maggioranza è governare, e compito della minoranza è vigilare che il bene comune sia tutelato.
Oggi, che la Chiesa è fenomeno di minoranza, più che mai, diviene indispensabile il dovere di assolvere questo compito “politico” minoritario, nel senso più nobile del termine: vegliare nell’attesa di Dio, affinché la dignità umana non sia calpestata; affinché il bene comune sia tutelato; affinché mezzi e fini rimangano tali e non venga invertito il loro ruolo; affinché il bene abbia la prevalenza sul male; affinché la verità e la giustizia abbiano sempre a brillare.

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