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Sulla mia strada

La pace di Gesù non elimina la Croce ma dà la certezza della sua vittoria

Monsignor Sergio Salvini commenta il vangelo della domenica "In Albis"

San Tommaso

"Otto giorni dopo venne Gesù" (Gv 20,19-31).

Le porte erano chiuse per paura dei Giudei: la paura è un sentimento che il lettore del quarto Vangelo già conosce. C'è la paura della folla che non osa parlare in pubblico di Gesù.
C'è la paura dei genitori del cieco guarito che temono le reazioni delle autorità. C'è la paura di alcuni notabili che non hanno il coraggio di dichiararsi per timore di essere espulsi dalla sinagoga.
La paura viene sempre dall'esterno, ma se può entrare nel cuore dell'uomo è unicamente perché vi trova un punto di appoggio. Non serve perciò chiudere le porte.
La paura entra nel profondo se si è ricattabili per qualche ragione, per esempio per la paura di perdere la vita, anche se, più spesso, si ha paura per molto meno. Ma ora che il Signore è risorto non c'è più ragione di avere alcuna paura.
Persino la morte è vinta: di che cosa avere paura allora?

***

Pace a voi: anche la pace è un dono del Signore risorto.
Ma è una pace diversa rispetto a quella del mondo.
Diversa, perché dono di Dio e va alla radice, là dove l'uomo sceglie tra la menzogna o la verità. Diversa perché è una pace che sa pagare il prezzo della giustizia.
La pace di Gesù non promette di eliminare la Croce - né nella vita, né nella storia del mondo - ma rende certi della sua vittoria: «Io ho vinto il mondo».

***

Si rallegrarono al vedere il Signore: i discepoli passano dalla paura alla gioia. La gioia, dono del Signore risorto, è una partecipazione alla sua stessa gioia.
Non ci sono due gioie differenti, una per Dio e una per l'uomo. Si tratta, in un caso come nell'altro, di una gioia che affonda le sue radici nell'amore.
Questa gioia non sta nell'assenza della Croce, ma nel comprendere che il Crocifisso è risorto. La fede permette una diversa lettura della Croce e del dramma dell'uomo.
Pace e gioia sono al tempo stesso i doni del Risorto e le tracce per riconoscerlo. Ma occorre infrangere l'attaccamento a se stessi. Solo così non si è più ricattabili.
La pace e la gioia fioriscono soltanto nella libertà e nel dono di sé.

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