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Sulla mia strada

"Se non si è in proprio poveri occorre stare dalla loro parte"

Monsignor Sergio Salvini commenta il vangelo di domenica 13 febbraio

Discorso della montagna

Beati i poveri. Guai a voi, ricchi (Lc 6,17.20-26).

In Luca, alle quattro beatitudini si contrappongono i quatto "guai"; non solo, l’ultima e più articolata beatitudine si riferisce apertamente al linguaggio della persecuzione, dell’odio, del disprezzo. Le linee di demarcazione si fanno meno nette. Bisogna rallegrarsi per due motivi: per la ricompensa in cielo e per l’essere associati a quanto capitò agli antichi profeti. Il linguaggio duale di questa domenica presente nella quarta beatitudine, la più sconcertante tra tutte, subisce una "complicazione".
Benedizione e maledizione si pongono su due piani non comunicanti. Mentre la beatitudine propria dei perseguitati incrocia l’odio e il disprezzo dei persecutori, in realtà qui vi è qualcosa di più stringente del paragone con i profeti. Per i discepoli a cui è rivolto il "voi" che contraddistingue le beatitudini lucane ("Beati voi") il legame più intenso è non già con gli antichi uomini di Dio bensì con Gesù stesso.
Egli, nel corso della sua missione, aveva già iniziato a sperimentare la povertà, la fame, il pianto e la persecuzione. Tra i motivi che hanno indotto Luca a collocare il discorso delle beatitudini in un luogo piano c’è una componente di umiltà che si trasforma in esempio. Nella premessa al discorso si trova una notazione insolita: "Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva". In tutte le iconografie ispirate al "discorso della montagna" Gesù si trova nella posizione più elevata. In questo caso i suoi occhi, lungi dall’alzarsi, devono piuttosto abbassarsi. Luca invece pone Gesù in una condizione umile quasi che i suoi discepoli stessero più in alto di lui. In questo particolare è racchiuso un insegnamento. Esso invita tutti i discepoli di ieri e di oggi a collocarsi più in basso di quello che si è.
Se non si è in proprio poveri occorre stare dalla loro parte, se in prima persona non si ha fame non bisogna dimenticarsi di chi ce l’ha, se non si piange è necessario condividere il pianto altrui, se non si è perseguitati si deve essere consapevoli che molti lo sono. Luca non parla di "poveri in spirito", non parla di "fame e sete di giustizia".
Esplicitamente parla solo di poveri e di affamati, ma implicitamente invita a stare dalla parte dei poveri, degli affamati, dei piangenti e dei perseguitati.
Oggi giornata di preghiera per gli ammalati questa pagina evangelica, è una bella lezione, un invito qualificato a vivere, condividere, dividere, in umiltà, con chi soffre… la luce, l’aiuto, la speranza, divenendo forza. Spesso accade il contrario: proprio i malati divengono forza per i sani.

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