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Sulla mia strada

"La buona novella di Gesù consiste in una pratica che porta agli esclusi"

Monsignor Sergio Salvini commenta il Vangelo di domenica 23 gennaio

Gesù nella sinagoga

"Oggi si è compiuta questa Scrittura".

L’evangelista Luca inizia il suo Vangelo come un trattato di storia: ed è quello che davvero intende fare perché desidera che coloro che lo leggeranno possano essere sostenuti nella loro fede. Non un racconto generico e miracolistico, ma dettagliato e fin dalle origini. Riflettere sulla attendibilità dei libri della Bibbia, in particolare del Nuovo Testamento, è preghiera: significa sottoporre al vaglio della ragione e della veridicità ciò che il testo intende trasmetterci. Comprenderne i diversi generi letterari e il fine che attraverso essi si intende perseguire aiuta a non cadere in errori di comprensione che rischierebbero di allontanarci anziché portarci a Dio. Per fare ciò abbiamo bisogno sempre di essere guidati dallo Spirito Santo di cui Gesù nel Vangelo sente di essere riempito.

Con la sua prima predica, Gesù porta un vento nuovo e potente nella sinagoga di Nazaret, sua città natale. E’ un pulpito povero che un rabbino non avrebbe mai scelto, poiché Nazaret era considerata dai giudei di allora la città ignorante, poca cosa, addirittura tanti suoi abitanti sembravano sfiorare l’ateismo. Nazaret godeva di pochissima stima, era disprezzata da tutti. E Gesù inizia proprio da quel pulpito, da quella povera sinagoga. Questo è un chiaro indizio, una scelta precisa, un programma a cui Gesù rimarrà fedele fino alla fine.

Partire dagli ultimi, lambire uomini e regioni lontani da qualsiasi tipo di considerazione umana, portare il lieto annunzio ai poveri e ai peccatori. Si, ora tutto appare chiaro e semplice. Nazaret rappresenta tutti noi… Gesù inizia dal povero pulpito racchiuso del nostro cuore, tra la polvere e tante altre cianfrusaglie.
Non si vergogna di essere nostro concittadino, famigliare, di aver assunto la parentela in cui si trovano tanti compromessi, costellata da tante mancanze e incongruenze.
La buona notizia non consiste in buone parole, un discorso teologicamente corretto, in dogmi complessi e riservati a una stretta cerchia di persone, in documenti che analizzano, descrivono, indicano. No! La buona novella di Gesù consiste in una pratica che porta gli esclusi e gli emarginati al possesso di una vita piena.
Il testo di Isaia, citato dal pulpito di Nazaret, parla di prigionieri liberi, di ciechi che vedono, di oppressi liberati, di “un anno di grazia da parte del Signore”.
Non ci sono dubbi: questa predica riguarda tutti, ci coinvolge. E’ rugiada che bagna i deserti di tanti cuori, è balsamo che lenisce lo spasimo delle nostre piaghe.

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