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Sulla mia strada

Attendere, infinito del verbo amare

Monsignor Sergio Salvini commenta il vangelo della IV domenica di Avvento

Maria ed Elisabetta

Si legge nel Vangelo di Luca: "A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?".

Attendere: infinito del verbo amareSolo le madri sanno come si attende.
E il vangelo ci offre, mentre il Natale è qui, la guida di due donne in attesa. Maria e l’anziana cugina Elisabetta.
Il genio femminile mette in viaggio, in fretta, la fanciulla di Nazareth: Elisabetta da sola non sa se ce la farebbe a portare il peso del mistero, del miracolo. Invece, insieme, faranno rinascere la casa di Dio.
Maria va leggera, portata dal futuro che è in lei, e insieme pesante di vita nuova, di quel peso dolce che mette le ali e fa nascere un canto che emana libertà e apertura. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta.
L'anziana, anche lei catturata dal miracolo, benedice la giovane: benedetta tu fra le donne, che sono tutte benedette.
Dove Dio giunge, scende una benedizione, che è una forza di vita che dilaga dall'alto, che produce crescita d'umano e di futuro, come nella prima di tutte le benedizioni: Dio li benedisse dicendo «crescete e moltiplicatevi».
Due donne sono i primi profeti del nuovo testamento, avvicinarsi «a braccia aperte, inizio di un cerchio che un amore più vasto compirà». Il canto del magnificat non nasce nella solitudine, ma nell'abbraccio di due donne, nello spazio degli affetti. Le relazioni umane sono il sacramento di Dio quaggiù.
Mentre noi sentiamo la prossimità di Dio come un dito puntato, come un esame da superare, Maria sente Dio venire come un tuffo al cuore, come un passo di danza a due, una stanchezza finita per sempre, un vento che fa fremere la vela del futuro.
Il Vangelo, raccontando la visita di Maria ad Elisabetta, racconta che ogni nostro cammino verso l'altro, tutte le nostre visite, fatte o accolte, hanno il passo di Dio e il sapore di una benedizione. Che sia un impegno per il nostro Natale.
Il Natale è la celebrazione della santità che c'è in ogni carne, la certezza che ogni corpo è una finestra di cielo, che l'uomo ha Dio nel sangue; che dentro il battito umile e testardo del suo cuore batte - come nelle madri in attesa- un altro cuore, e non si spegnerà più.
Coraggio, perché il nostro Natale sia buono, tocca a noi fare il primo passo!

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