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Sulla mia strada

"Nel Vangelo il verbo amare si traduce con il verbo dare"

Il commento di monsignor Sergio Salvini

Povero

Si legge nel Vangelo di Luca: "Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha".

E noi che cosa dobbiamo fare? Siamo alle soglie del Natale. Inizia la novena. La Liturgia porta in scena ancora Giovanni Battista, l'uomo dell'attesa. Ed in questa settimana, grande protagonista è stata Maria di Nazareth, l’Immacolata Vergine. Giovanni è "eccentrico" non pensa a sé, ma guarda oltre. E’ tutto proteso verso il domani di Dio: nella promessa del Signore trova la sua pace.  È stato per anni nel deserto e ora va per tutta la regione del Giordano predicando la buona notizia e il battesimo di conversione, che non è semplicemente un rito, ma richiede un cambio di vita: la conversione del cuore.

Convertirsi partendo da un solo verbo: dare.
Le folle lo interrogano: Che cosa dobbiamo fare? Quello che propone non è la "giustizia distributiva" umana, ma la fraternità evangelica: ciò che tu hai non è tuo, ma da condividere con chi non ne ha. Il profeta che non possiede nemmeno una veste degna di questo nome, risponde: "Chi ha due vestiti ne dia uno a chi non ce l'ha". Colui che si nutre del nulla che offre il deserto, cavallette e miele selvatico, risponde: "Chi ha da mangiare ne dia a chi non ne ha".

Il verbo DONARE fonda il mondo nuovo, il verbo ricostruttore di futuro. Nel Vangelo sempre il verbo amare si traduce con il verbo dare. Ci è stato insegnato che la sicurezza consiste nell'accumulo, che felicità è comprare un'altra tunica oltre alle due, alle molte che già possediamo, Giovanni Battista invece getta nel meccanismo del nostro mondo, per incepparlo, questo verbo forte: date, donate.

È la legge della vita: per stare bene l'uomo deve dare.
Vengono pubblicani e soldati: e noi che cosa faremo?
Semplicemente la giustizia: non prendete, non estorcete, non fate violenza, siate giusti. Ritorniamo e riprendiamo a tessere il mondo del pane condiviso, della tunica data, di una storia che germogli giustizia.
Restiamo profeti, per quanto piccoli, e riprendiamo a raccontare di un Dio che danza attorno ad ogni creatura, dicendo: tu mi fai felice.

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