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Sulla mia strada

Chi sono i Santi? Sono fratelli maggiori che la Chiesa ci propone come modelli

Le riflessioni di monsignor Sergio Salvini sulla ricorrenza del 1° novembre

Tutti i Santi

Si legge nel Vangelo di Marco: "Amerai il Signore tuo Dio. Amerai il prossimo tuo".

Amare che cosa? Amare l'Amore stesso. Se amo Dio, amo ciò che lui è: vita, compassione, perdono, bellezza; ogni briciola di pane buono, un atto di coraggio, un abbraccio rassicurante, un'intuizione illuminante, un angolo di armonia. Amerò ciò che Lui più ama: l'uomo, di cui è orgoglioso.
Ma amare come? Mettendosi in gioco interamente. Lasciando risuonare e agire la forza di quell'aggettivo «tutto», ribadito quattro volte. Il tutto di cuore, mente, anima, forza. Noi pensiamo che la santità consista nella moderazione delle passioni. L'unica misura dell'amore è amare senza misura.
Amerai con tutto, con tutto, con tutto... Fare così è già guarigione dell'uomo, ritrovare l'unità, la convergenza di tutte le facoltà, la nostra pienezza felice: «Ascolta, Israele. Questi sono i comandi del Signore... perché tu sia felice». Non c'è altra risposta al desiderio profondo di felicità dell'uomo, nessun'altra risposta al male del mondo che questa soltanto: amerai Dio e il prossimo.
Questa domenica è vigilia della Festa dei Santi. Festeggiare tutti i santi è guardare a coloro che già posseggono l’eredità della gloria eterna. Quelli che hanno voluto vivere della loro grazia di figli adottivi, che hanno lasciato che la misericordia del Padre vivificasse ogni istante della loro vita, ogni fibra del loro cuore. I santi contemplano il volto di Dio e gioiscono appieno di questa visione.
Sono i fratelli maggiori che la Chiesa ci propone come modelli perché, peccatori, come ognuno di noi, tutti hanno accettato di lasciarsi incontrare da Gesù, attraverso i loro desideri, le loro debolezze, le loro sofferenze, e anche le loro tristezze. Oggi la chiesa legge il Vangelo delle beatitudini: Le beatitudini la "Magna Carta" del cristianesimo! Se Beati, significa "felici", ci sia data, un giorno anche a noi, questa beatitudine eterna.
Segue subito la Commemorazione dei defunti.
Padre Pio scriveva: Ogni giorno è un giorno in più per amare, un giorno in più per sognare, un giorno in più per vivere. Adesso questo vivere sia un segno di risurrezione per tutti.
Un vivere anche nella memoria di chi ci ha lasciato, facendo tesoro degli insegnamenti, del loro buon esempio, vera eredità.La ricorrenza annuale dei fedeli defunti ravviva in noi, col pensiero della morte, anche il ricordo delle persone care che non sono più accanto a noi in modo visibile. Gesù è entrato nella morte per accompagnarci fino alla nostra corporal sorella morte e metterci in grado di sperimentare, al di là della morte, la vittoria su di essa e su ogni male che è la risurrezione.
È questa la grande sfida del cristiano: credere nel Cristo non solo crocifisso ma Risorto, constatare la morte ma contemplando la risurrezione dai morti.

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