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Sulla mia strada

"Con il Signore c’è sempre un 'dopo' con lui soffia un vento di futuro"

Monsignor Sergio Salvini commenta il vangelo di domenica 24 ottobre

Guarigione del cieco nato

Si legge nel Vangelo di Marco: "Rabbunì, che io veda di nuovo!".

Il Vangelo di questa domenica ci pennella un ritratto con tre drammatiche pennellate: cieco, mendicante, solo. Un mendicante cieco: l'ultimo della fila, un naufrago della vita, un relitto inchiodato nel buio sul ciglio di una strada di Gerico.
Poi improvvisamente tutto si mette in moto: passa Gesù e si riaccende il motore della vita, soffia un vento di futuro. Con il Signore c'è sempre un "dopo".
Gesù, abbi pietà. Non c'è grido più evangelico, preghiera più umana e bruciante: pietà dei miei occhi spenti, di questa vita perduta. Ridammi vita! La folla fa muro al suo grido: taci! Il grido di dolore è fuori luogo.
Terribile pensare che davanti a Dio la sofferenza sia fuori luogo, che il dolore sia fuori programma.
Eppure per tanti di noi è così, da sempre, perché i poveri disturbano, ci mostrano la faccia oscura e dura della vita, quel luogo dove non vorremmo mai essere e dove temiamo di cadere. Invece il cieco sente che un altro mondo è possibile, e che Gesù ne possiede la chiave. Infatti il rabbi ascolta e risponde, ascolta e rilancia.
Si libera l'energia della vita. Il cieco nato non parla, grida; non si toglie il mantello, lo getta; non si alza da terra, ma balza in piedi. La fede è questo: un eccesso, un'eccedenza, un di più illogico e bello.
Qualcosa che moltiplica la vita: «Sono venuto perché abbiate il centuplo in questa vita». Credere fa bene. Cristo guarisce tutta l'esistenza. Il cieco comincia a guarire prima di tutto nella compassione di Gesù, nella voce che lo accarezza.
Guarisce come uomo, prima che come cieco. Perché qualcuno si è accorto di lui. Qualcuno lo tocca, anche solo con la voce. Ed egli esce dal suo naufragio umano: l'ultimo comincia a riscoprirsi uno come gli altri, inizia a vivere perché chiamato con amore.
Anche noi ci orientiamo nella vita come il cieco di Gerico, senza vedere, solo sull'eco del Vangelo, che continua a seminare occhi nuovi, occhi di luce, sulla terra.

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