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Sulla mia strada

Nella metafora della vite il senso dell'unità tra Gesù e i credenti

Il commento al vangelo di domenica 2 maggio

Vite uva

Si legge nel Vangelo di Giovanni: "Chi rimane in me ed io in lui fa molto frutto".

L’immagine della vite è di derivazione biblica. Gesù è la vite vera e il Padre è l’agricoltore. Così Gesù si autorivela, ponendo l’accento della frase su se stesso, anche se nello stesso tempo parla del Padre, definito l’agricoltore, colui che si prende cura della vite. Ancora una volta al centro sta la persona di Gesù. In più capitoli del suo Vangelo, Giovanni ci tratteggia queste immagini: Io sono il buon pastore, Io sono il vero pane, Io sono la luce, Io sono la risurrezione e la vita. Tutto questo per un sottinteso confronto tra Gesù e quanti l’hanno preceduto nella storia di Israele, in particolare coloro che dovevano esserne le guide. Con un riferimento al lavoro dei contadini Gesù ricorda che in un primo tempo è necessario tagliare i rami infruttuosi e poi, in estate, potare o mondare i germogli superflui. Il portare frutto sarà chiarito dall’applicazione successiva; per il momento è introdotta l’idea dello stretto legame tra Gesù - la vite, e i discepoli - tralci. I discepoli a cui Gesù sta parlando hanno già avuto modo di essere purificati o potati attraverso la sua parola. 

Ecco l’invito: rimanete in me. Parola chiave del testo, poiché l’esortazione a rimanere è proposta sia in modo reciproco, sia in modo esortativo, ai discepoli. Il paragone con la vite chiarisce il senso dell’unità tra Gesù e i credenti, evidenziata con questa immagine vegetale, suggerendo un legame vitale e intimo. Infatti benché Gesù e i discepoli siano chiaramente distinti, devono essere strettamente uniti, come i tralci esistono solo per e nella vite, che li porta. La risposta personale del discepolo/tralcio non conosce vie intermedie: o si porta frutto o si muore. La glorificazione di Dio avviene quando si compie il suo progetto di salvezza, quando si manifesta il suo amore e quindi quando i discepoli lo accolgono pienamente restando uniti a Gesù, il Figlio.

Il rimanere in Cristo, ancorati a Lui con fede, ci è raccomandato e offerto anche da Sant’Eusebio, quando a noi di Vercelli, scrive dall’esilio: “Siete davvero come un albero sapientemente innestato che, proprio a causa della sua produttività, sfugge alla scure e al rogo. Anche noi vogliamo innestarci in certo qual modo a voi, non solo con un semplice servizio ordinario, ma con l'offrire la nostra vita stessa per la vostra salvezza”.

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