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I 130 anni della Pro Vercelli

Si inizia a giocare a pallone

La prima partita, con un pallone vero, venne disputata lunedì 3 agosto 1903

Piazza Conte di Torino

Il dominio del Genoa è pressoché totale nelle prime edizioni del nostro campionato di calcio. Dopo il primo tricolore del 1898, seguiranno altri successi, nel 1899 (superando in finale l’International FBC di Torino che, per la prima volta nella storia del nostro calcio, prenderà parte con cinque dei suoi giocatori ad una sfida contro la rappresentativa svizzera – una sorta di sfida tra nazionali ante-litteram) e nel 1900, battendo il FBC Torinese. Nel frattempo la squadra del Grifone aveva (momentaneamente) adottato le nuove camicie a strisce verticali biancoblu, diverse quindi dalla camicia monocolore bianca indossata in occasione della prima finale al Velodromo del 1898.

Il primo club ad interrompere questa egemonia fu il Milan nel 1901 di Herbert Kilpin (3-0 a Ponte Carrega). In seguito a quella partita, il Genoa cambierà i suoi colori sociali, che diventeranno il granata e il blu disposti a quarti sulla camicia; si passerà in seguito al rosso e azzurro e infine, verso il 1904, al rossoblu definitivo che ha reso celebre il Grifone. Un dato non deve passare inosservato: nel 2011 il Genoa è stato inserito nell'International Bureau of Cultural Capitals (l’elenco dei patrimoni sportivo-storici dell'umanità, parallelo perfetto con quello dell'UNESCO) e dal 2013 inoltre è stato ammesso nel "Club of Pioneers", associazione che raggruppa i club di calcio più antichi del mondo che già comprendeva lo Sheffield FC e il Recreativo Huelva. Non si vede il motivo perché anche la Pro Vercelli non debba ambire ad un eguale riconoscimento. In fondo, sta e starà solo a noi e alle nostra capacità di valorizzare questo incredibile sodalizio, ricordando e facendo emergere, portandole a conoscenza delle nuove e future generazioni, prima che vengano seppellite dall’oblio, le mille leggende che lo avvolgono. Gli esempi, in questo senso sono tanti e illustri e ne daremo conto nelle prossime puntate di questa rubrica.

Intanto, però, a Vercelli si è finalmente iniziato a giocare al pallone. Da un lato, la Sezione Ginnastica di Marino Frova centra il 1° posto assoluto di squadra al Concorso di Firenze nel 1905 (la formazione comprendeva Bosio, Gallarate, Innocenti, Motta, Tovaglia, Cesare Pizzo, Re, Verzellino e Francesco Visconti, già schermitore e futuro portiere di calcio) e il 1° posto assoluto di squadra nel Concorso Internazionale di Milano del 1906. Dall’altro, la Sezione Scherma a Vercelli (nata per iniziativa del maestro Giovanni Cavanna, ex sottoufficiale del Piemonte Reale, insegnante di ginnastica, maestro e pluricampione d’Italia nel fioretto e nella sciabola) continuava le sue lezioni nella piccola sala di scherma in via Camillo Leone 9. Nel 1894 Bozino fa confluire il "Club Schermistico Vercellese" nella sua Pro Vercelli. I primi nomi della nuova sala scherma sono Aldera, Mossotti, Malinverni, Baldo, il sindaco Piero Lucca, lo stesso Bozino e il giovane Marcello Bertinetti. Seguiranno i Bianco, Locarni, Faccio, i fratelli Garrone, Francesco Visconti e Candido Sassone. Quasi tutti sono giovani provenienti dalle famiglie aristocratiche cittadine. Altra stella è Candido Sassone. Con Visconti fonderà la scuola schermistica vercellese, capace di forgiare innumerevoli campioni. Tra il 1902 e il 1903, un piuttosto scatenato Marcello Bertinetti, di ritorno da Torino, trova il tempo di portare un pallone ed iniziare a giocare – spiegandone le regole - con alcuni suoi compagni tra l’attuale piazza Mazzini, il Foro Boario (l’attuale spazio tra la caserma Conte di Torino e via Massaua), ma anche nell’altra piazza della Fiera, dove un tempo sorgeva lo stabilimento della Chatillon. Il dado era tratto.

Non ci soffermeremo sulle successive (e già note) esperienze juventine di Bertinetti, che lo accrebbero tecnicamente, insieme ai fratelli Servetto. Un aspetto, piuttosto, rendeva questo approccio pionieristico diverso da scherma e ginnastica: l’attrazione trasversale, a livello sociale, dei componenti le prime squadre. Sarà il segreto a livello mondiale del successo e della diffusione di quello che si appresterà a divenire “lo sport più bello del mondo”. La gente si ferma a guardare, cercando di carpire i segreti di quel pallone fatto inizialmente di stracci, insegnate da Marcello ai suoi amici, scelti tra quelli “le cui caratteristiche più s’avvicinassero a quelle dei fenicotteri” e già avvezzi alla perfezione richiesta dagli esercizi in palestra. Qualcuno si ferma e chiede di provare, altri sono compagni di scuola. La prima vera partita, con un pallone vero, venne giuocata lunedì 3 agosto 1903 (mentre l’affiliazione ufficiale alla “Società Ginnastica Pro Vercelli”, avvenne ufficialmente il 20 settembre 1903) con i novaresi della “Forza e Speranza”. L’aspetto straordinario e lungimirante è come Marcello Bertinetti, nonostante i costi elevatissimi per l’epoca, riesca a convocare un amico di famiglia per scattare alcune foto, riuscendo così ad immortalare e a tramandare per sempre le prime azioni di gioco della Pro. Al giorno d’oggi si sarebbe definito “social”.

(continua)

La prossima puntata sul numero de La Sesia in edicola venerdì 5 agosto

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