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I 130 anni della Pro Vercelli

Quando Marcello Bertinetti aveva i pantaloni corti

1898: se a Vercelli il calcio era ancora lontano, a Torino si disputò il primo campionato

Coppa Duca degli Abruzzi

Una parte del fascino “di chi ricorda” sta nell’indubbia aura di magia a tutto ciò che ruota o ruotava attorno alla nascita di un qualsiasi fenomeno o evento straordinario.

E la Pro Vercelli, senza paura di esagerare, sappiamo bene che sportivamente lo fu. Il calcio in Italia, prima di arrivare a Vercelli (1902-03) era già nato e praticato da sette-otto anni (soprattutto a Genova, Torino e Milano, ma non solo), se è datato 15 (e 26, cioè quando si decise il giorno e le società che avrebbero preso parte a quel primo scontro che avrebbe concluso la stagione sportiva di football) marzo 1898, il battesimo della Federazione Italiana del Foot-ball (F.I.F.), antesignana della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), la cui sede legale era quella della Reale Società Ginnastica Torino mentre le riunioni avvenivano proprio nel negozio presso l’emporio torinese di Adolf Jourdan attiguo a piazza Castello. Un luogo storico e prezioso, a cui spesso - vistando Torino - siamo passati davanti, passeggiando per via Pietro Micca, ma che meriterebbe senza dubbio una foto o un selfie, per chi ama questo genere di ricordi.

I primi campionati, lo sappiamo, furono appannaggio della società antesignana del calcio in Italia, quella degli inglesi Spensley e dei Dapples: il Genoa Cricket and Athletic Club, la cui attuale denominazione “Genoa Cricket and Football Club”, però, risale al 2 gennaio 1899. A Vercelli, invece, gli atleti affascinati dal praticare la novità delle discipline sportive avevano nel loro ventaglio “solo” ginnastica e scherma. E le notizie sui primi campionati ufficiali di calcio, arrivavano raffazzonate e con trafiletti di poco conto (anche sulle testate nazionali). Del resto, Marcello Bertinetti, il fondatore della Sezione Calcio di quelle che un giorno saranno “Le Bianche Casacche” a quei tempi aveva solo tredici anni. Il nascere della Federazione sancì quella del 1897-98 come prima vera e propria stagione calcistica del nostro Paese. La città di Torino vantava due squadre che praticavano esclusivamente il calcio (oltre alla Società Ginnastica che aveva aperto da poco una sezione di football e alla Juventus che però era ancora la squadra del Liceo Massimo D’Azeglio): l’International Football Club e il Football Club Torinese. Il Genoa Cricket and Athletic Club aveva sfidato le due società torinesi (unitesi per l’occasione) in un doppio scontro: perso di misura (0-1) quello del 6 gennaio a Ponte Carrega (nel primo incontro ufficialmente documentato della storia del calcio in Italia) si rifece con lo stesso risultato due mesi dopo a Torino.

Anche l’Unione Pro Sport di Alessandria dovette soccombere in casa propria (2-0) come pure il Football Club Liguria di Sampierdarena, fondato nell’aprile del 1897 e a tutti gli effetti il progenitore della Sampdoria: 4-2 in primavera e 4-1 la rivincita in autunno. Anche l’equipaggio della nave britannica Clementine perse sia la partita d’andata che il ritorno mentre gli ufficiali della corazzata Revenge inflissero al “Cricket Club” l’unica vera debacle della stagione. Tutto era dunque pronto per il primo campionato ufficiale istituito dalla Federazione Italiana del Football: sede deputata: Torino, data: 8 maggio 1898. Il giorno non fu a caso, ma incastonato nell’ambito dei festeggiamenti in occasione dell’Esposizione Internazionale per i cinquant’anni dello Statuto Albertino, ed ebbe luogo al Velodromo Umberto I di Torino – nei pressi dell’ospedale Mauriziano – quasi fosse un’esibizione sperimentale, al limite del circense, del resto al pari di come lo saranno molte discipline sportive nelle edizioni successive delle Olimpiadi.

Nell’eliminatoria della mattina si imposero i bianconeri (a strisce verticali) dell’International capitanato da Savage che avevano superato per 1-0 i gialloneri (anch’essi a strisce verticali) del Football Club Torinese del marchese Ferrero di Ventimiglia, mentre il Genoa (in camicia bianca) batté per 2-1 la sezione calcio della Società Ginnastica (maglia blu con striscia rossa orizzontale) presieduta dal Cavalier Bertoni. Al pomeriggio la finale venne disputata davanti a oltre un centinaio di spettatori per un incasso di 197 lire. Si conosce la formazione del Genoa: Baird, De Galleani, Ghigliotti, Pasteur, Spensley, Ghiglione, Le Pelley, Bertollo, Dapples, Bocciardo, Leaver. Dopo i tempi regolamentari Genoa ed International di Torino erano ancora 1-1. Nei supplementari la rete scudetto sarà firmata dall’ala sinistra genoana Leaver.

A salutare la vittoria, che certamente assumerà contorni ben più importanti nei decenni a venire, fu un triplice grido di “Urrah!” da parte dei giocatori di entrambe le squadre (alla moda inglese). I Grifoni si portarono così a casa una coppa offerta dal Duca degli Abruzzi, mentre a ciascun giocatore andò una medaglia d’oro stile rococò. Furono proprio queste medaglie – chiamate “targhette” – il simbolo tangibile della vittoria nel campionato sino all’ideazione dello scudetto da parte di D’Annunzio e Bozino, nel 1924 (e sarà di nuovo il Genoa la prima squadra a poterselo appuntare sulle maglie).

La prossima puntata sul numero de La Sesia in edicola venerdì 29 luglio

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