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Il racconto

Il direttorio e... il segreto di Pulcinella

Per evitare la C del 1936-37 nell’ambiente sportivo girava una strana voce

Venezia

Per salvarsi in B la Pro Vercelli fu costretta a battere tre volte il Venezia nella stagione 1936-37

Era un caldissimo giovedì, quel 27 maggio 1937, data inizio di quella che oggi si sarebbe chiamata “Poule Salvezza” e che invece ai tempi fu solo catalogata come “spareggi” per evitare di sprofondare in Serie C. Alla Pro Vercelli, per palesi motivi di risparmio dei costi di viaggio, toccò di giocare le prime tre gare in trasferta. La prima è al “Gazzi” di Messina. I Leoni di mister Fiorentini scendono in campo con: Stringa, Roncarolo, Pondrano, Amarilli, Ramella, Perotti, Frascari, Cornara, Svageli, Alberico e Dellarole II. Risultato: un secco 3-0 (13’ pt Villotti (M); 64’ Re (M), 70’ Gerbi (M) a favore dei giallorossi messinesi allenati da Erich Bachmann. Domenica 30 maggio al “campo di piazza Esposizione” di Catania, non va diversamente: sono gli etnei a vincere 3-1 (43’ pt Nicolosi (C); 47’ Nicolosi (C), 64’ Mihalic (C), 76’ Svageli (P).

Tornati al Nord, ai vercellesi tocca affrontare il Venezia di Josef Banas domenica 6 giugno 1937: vincono di misura i lagunari (1-0, rete decisiva al 26’ pt di Formenton). Tra i tifosi delle Bianche Casacche e in città, però, non regna uno sconforto assoluto. Vero. Da un lato, occorrerebbe vincere tutti e tre i “ritorni” al “Robbiano”. Sarebbe un’impresa, ma si può tutto sommato ancora fare. Dall’altro, si inizia a vociferare - pissi pissi bau bau - di un tentativo di salvataggio “nelle alte sfere” di tutte e quattro le squadre (Messina, Catania e Venezia e appunto la Pro), se queste terminassero (hai visto mai?) appaiate a pari punti nel mini girone all’italiana. In questo senso, non è un segreto di Pulcinella se lo stesso Nicolò Nicolosi (miglior marcatore della storia del Catania: 71 reti in 149 partite), abbia più volte raccontato - nel corso dell'intervallo dell'ultima partita a Messina - di aver visto Colombati e Heinrich Bachmann chiedere al Catania di perdere al fine di forzare la mano al DDS (Direttorio Divisioni Superiori, ovvero l’ente autoritario che gestiva i principali tornei di calcio in Italia durante il periodo fascista) e convincerlo a salvare tutte le squadre. In effetti, inizialmente pareva dovesse andare proprio così, senonché, una volta che il segreto lo conoscevano da Trento a Mazzara del Vallo, la DDS per non perdere la faccia, fece un clamoroso dietro-front “dietro alle quinte”, cambiando (tutt-ad-un-tratto-il-coro!, come recitava il buon Carlo Dapporto nel celebre Carosello Anni ’70) idea e costringendo dunque il torneino-salvezza ad una ulteriore, estenuante coda, sportivamente drammatica.

In effetti, le tre gare di ritorno a Vercelli seguirono un andamento che poteva apparire in bilico tra il plausibile ed il clamoroso. Domenica 13 giugno 1937 (data assai cara a chi scrive, perché combacia con quella in cui nacque il padre Giuseppe, tifosissimo delle Bianche Casacche: c’è sempre un perché) la Pro Vercelli supera il Messina per 5-3 (12’ pt Alberico (P), 28’ pt Cornara (P), 33’ pt Dusi (M); 52’ Parissone (P), 59’ Ferretti (M), 75’ Parissone (P), 78’ Dusi (M), 88’, Dellarole II (P). Il 20 giugno il Catania è battuto 6-2 (11’ pt Svageli (P), 36’ pt Brossi (C), 44’ pt Svageli (P); 50’ Brossi (C), 60’ Cornara (P), 80’ Perotti (P), 86’ Cornara (P), 88’ Cornara (P). E fin qui, tutto apparentemente bene. Che qualcosa sia cambiato lo si intuisce invece nel terzo ed ultima match contro il Venezia, domenica 27 giugno. Finisce 3-2 per la Pro, ma col risultato inchiodato sul 2-2 sino all’87’, uno score che di fatto condannava i bianchi: provvidenziale fu ancora una volta la rete in extremis di Svageli, che fece esplodere lo stadio di via Massaua. Tutte e quattro a 6 punti, dunque.

Persa l'illusoria speranza di una comune sorte favorevole in termini di repechage, fu quindi necessario la disputa in campo neutro di altre due partite, utili a designare le prime due squadre sicure della propria salvezza. Tra le due squadre sconfitte, poi, sarebbe seguito un ulteriore, interminabile scontro decisivo per la permanenza in B. Alla Pro, toccò proprio il team ultimo affrontato, il Venezia, da affrontare stavolta sul campo neutro dello “Stadium di Viale Piave” di Brescia il 4 luglio 1937. In campo, nell’11 leonino vi sono: Balossino, Roncarolo, Pondrano, Caligaris, Ramella, Boltri, Parissone, Cornara, Svageli, Alberico e Dellarole II. La gara fu una sorta di Pro-Biellese 1970-71 (uno dei due, fate voi) ante litteram. Alla rete dopo pochi secondi di Svageli, seguono le due successive dall’1-2 veneziano firmato Capitanio e Dalfini. Si va dunque al riposo con i neroverdi in vantaggio. La ripresa è un susseguirsi di azioni col cuore in gola. Il tema dell’11 vercellese è chiaro: cercare il punto del pari, senza però offrire troppo il fianco, perché subire un’altra rete che significherebbe la fine. Mancano 10 minuti e il tempo è passato velocissimo. All’80’ ci pensa ancora superSvageli a siglare il 2-2, che durerà sino al 90’. Si va ai supplementari: il minuto 96 è quello del disgraziato tocco del difensore Corrado Tamietti da Torre Pellice ad infilare la sfera alle spalle del proprio portiere Sgardi. La Pro conduce 3-2! Il coach ungherese del Venezia Jozsef Bánas guarda spazientito l’orologio: ma ora è a lui e ai suoi giocatori che il tempo sembra scivolare via. La Pro resiste agli ultimi assalti: l’arbitro Raffaele Scorzoni di Bologna fischia tre volte: la Pro è salva e si può urlare al cielo un «Forza Pro!» denso di gioia, come da tempo non si assaporava. Stanchi, ma felici, i nostri Leoni-eroi guadagnarono i lidi vercellesi in torpedone, lentamente, per assaporare ancora di più il rinnovato gusto della serie cadetta. Proprio come sarebbe successo 34 anni dopo, dal Comunale di Torino, a Vercelli. Alla fine fu il Catania a finire in C, perdendo 0-4 a Roma, contro il Venezia. Con Nicolosi (lo ricordate?) a sbagliare un rigore proprio nell'ultima partita.

Ecco come andò la lunga, interminabile, storia della Serie B 1936-37, ed il perché del numero di puntate sul nostro settimanale necessario per raccontarla. Mai, nella sua storia successiva, la Pro dovrà più sudare così tante camicie (7 gare) per poter raggiungere un obiettivo sportivo.

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