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Il racconto

Le sfidanti della Pro nello spareggio

Messina, Venezia e Catania nel Quadrangolare per rimanere in B 1936-37

Messina

Il Messina della stagione 1936-37

Il quadruplice spareggio, con mini girone all’italiana per decidere chi fosse la quarta squadra a dover retrocedere in Serie C (insieme a Catanzaro, Aquila e Viareggio) alla fine del campionato di B 1936-37 vide ai nastri di partenza Pro Vercelli, Venezia, Messina e Catania. Una formula forse inevitabile, ma che prestò il fianco a non poche critiche, polemiche e…spiragli di aggiustamenti vari. Le tre avversarie delle Bianche Casacche erano formazioni di tutto rispetto, in sintonia con il calibro del team vercellese nella seconda metà degli Anni ’30.

L’ “Associazione Fascista Calcio Venezia” (questo il nome forzatamente politico del periodo) era allenata da quella vecchia volpe di Jozsef Banas. Già vincitore dello scudetto e della coppa ungheresi 1912-13 col Ferencvaros, il centromediano magiaro (nato nella attuale Slovacchia) in Italia aveva totalizzato 40 presenze col Milan. Famoso per i suoi rigidi allenamenti (una sorta di Lobanovskyj ante litteram) e della cura del proprio corpo (come i digiuni di quindici giorni per disintossicarsi delle tossine accumulate durante l'inverno), dopo l’infortunio che gli interruppe la carriera (contro l'Alessandria), riuscì a diventare ben presto allenatore, sedendo sulle panchine della Cremonese e del Milan, prima di giungere in Laguna, contribuendo senza dubbio in una indubbia operazione di svecchiamento delle tattiche di gioco e dei sistemi di preparazione atletica italiane. Nella sua lunghissima carriera di “mister” (terminata nel 1961 all’Acquapozzillo) scoprì e allenò talenti del calibro di Ezio Loik (proprio al Venezia), Nereo Rocco, Sandro Salvadore, Giovanni Trapattoni e Gigi Radice. In attacco, nelle fila del Venezia, c’era Fortunato Baldinotti. Di casata nobile, passato alla storia per essere stato sinora l’unico fiorentino ad avere segnato una tripletta con la maglia viola (Fiorentina-Novara 3-0, addì 27 aprile 1930). Nella mediana, cosiddetta “di ferro” operava il Fiumano Ernesto Attilio Kossovel, insieme a Varini e Biffi. L’altro mediano era ugualmente originario di Fiume: Bruno Vale. Ex Alessandria, giocherà – tra le altre - anche nelle fila di Inter e Novara. Come allenatore, il suo segno distintivo rimarranno il campionato e due coppe nazionali in Grecia, sulla panchina dell’ Olympiakos (1958-60).

Seconda rivale della Pro negli spareggi fu il Catania (o meglio, indovinate un po’? “Associazione Fascista Calcio Catania”) dell’eclettico presidente, il giurista Filippo Vittorio Emanuele Brusca. Esponente di spicco del fascismo catanese, nel 1936, la Casa del Fascio del capoluogo etneo lo designò presidente della S.S. Catania, che al suo insediamento da massimo dirigente (4 anni con scarse fortune: 2 retrocessioni in C) divenne cambiò appunto nome. Anche i rossoblù avevano nelle loro fila un giocatore dal sangue blu (il conte Ottorino Casanova, ruolo interno, tra i fondatori del Guastalla nel 1959), anche un giocatore vercellese (il difensore Secondino Finotto da Balocco, classe 1905, ex Biellese e Siracusa), nonchè un giocatore Fiumano: la mezzala sinistra Marcello “Marzelin” Mihalich, il cui nome stranamente non fu mai italianizzato come molti altri, mantenendo quindi la “h” finale. Ex Napoli, Ambrosiana-Inter e Juventus (con cui vinse lo scudetto 1933-34), vanta anche 1 presenza in Azzurro (e 2 gol) con la Nazionale in Italia-Portogallo 6-1 (Milano, 1-12-1929) e il centravanti ex Lazio, Napoli e Atalanta Nicolò “Cocò” Nicolosi. Cocò fece coppia con la fortissimo punta della Pro Vercelli della stagione successiva, il triestino Ettore Brossi.  Allenatore? Il padovano Pietro Colombati, il quale vanta la peculiarità di essere stato - prima di approdare sulla panchina etnea - presidente e allenatore dell'A.C. Padova nella stagione precedente, la 1935-36, per poi allenare il Liguria (nato dalla fusione tra Sampierdarenese, Rivarolese e Corniglianese) in Serie A (1939-41). 

La terza e ultima sfidante delle 4 per non retrocedere nella B 1937-38 fu il Messina del presidente Francesco Lombardo. Guidato in panchina dal magiaro Richard Klug nelle prime 19 gare e quindi dall’elvetico, ex Torino (di cui fu capitano, affermando di non aver mai voluto ricevere alcun compenso per le partite giocate in maglia granata) e Inter Heinrich Bachmann (che da noi è noto come Enrico Bachmann I). Come panchine, prima del Messina? Torino, Alessandria, Grosseto e Siena. L’esperienza sullo Stretto, tra l’altro, fu anche l’ultima della sua carriera. Il faro era la mezzala milanese Adolfo Dusi, testimone diretto della fusione della mitica Unione Sportiva Milanese con l’Inter. All’ala uno dei giocatori più mitici per i tifosi messinesi: l’ala alessandrina Renato Ferretti, il goleador più prolifico nella storia del club siciliano con 90 (oppure 89, a seconda delle fonti) reti realizzate. Sulla mediana, una vecchia conoscenza della Pro Vercelli: il centrocampista novarese (da Vespolate) Mario Gardini (ex Casale, Modena e Alessandria), già bianca casacca dai piedi buoni tra il 1925-28 e che tornerà ad indossare nella stagione successiva (1938-39). Tutto era dunque pronto: gli spareggi potevano avere inizio.

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