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Il racconto

"Tutti zitti, parla il Duce"

1° novembre 1936: la gara della Pro con L’Aquila fu interrotta al 35’

Incidente

La scena dell'incidente di Contigliano

Campionato di Serie B 1936-37: dopo l’iniziale vittoria col Livorno che salirà in A insieme all’Atalanta a fine stagione, la Pro Vercelli di mister Ivo Fiorentini concede il bis a Brescia (“Stadium” di Viale Piave, Rondinelle allenate dal grande Umberto Caligaris) domenica 20 settembre 1936, quando la rete di Svageli (la prima in casacca bianca) fa guadagnare i due punti alle Bianche Casacche che si trovano dunque sole in testa alla classifica a punteggio pieno dopo 2 giornate.

I legittimi sogni di gloria dei tifosi vercellesi saranno però presto interrotti: i Bianchi, infatti, in­cappano in tre consecutive battute di arresto (Atalanta, Cremonese e Pa­lermo), per poi tornare al successo esterno del 18 ottobre 1936 in rimonta sull’US Vezio Parducci Viareggio (1-2, reti di Parissone e Boltri al 90’ in un finale entusiasmante e con il versiliese Pampaloni che, portato in ospedale per una ferita procuratasi sul campo di giuoco, vi rimarrà ricoverato per una crisi di nervi). Il curioso nome della squadra di Viareggio, fortemente politicizzato come tutta la vita degli italiani di quel periodo deriva da Vezio Parducci, martire fascista, tra i partecipanti della “Strage di Sarzana” del 21 luglio 1921, quando si registrarono diversi scontri armati avvenuti nella città ligure tra squadre d'azione fasciste e Carabinieri reali e guardie del Regio Esercito e in cui persero la vita diverse persone.

Torniamo al campionato. Quindici giorni prima (sabato 3 ottobre 1936) un tragico incidente ferroviario di Contigliano aveva funestato la stagione della A.S. L’Aquila, della Serie Cadetta e del calcio italiano. Perso nell’oblio del tempo, il disastro avviene sulla linea Terni-Sulmona, a poca distanza da Rieti, quando, per errore umano, si scontrarono frontalmente una littorina passeggeri e un'automotrice postale che marciavano in direzione opposta, sul binario unico. Vi furono 15 vittime e i 69 restanti passeggeri rimasero feriti gravemente. Fu una delle prime tragedie legate al mondo dello sport, poiché tra i passeggeri si trovava l'intera squadra dell'A.S. L'Aquila, in trasferta verso Verona per disputare la 4.a giornata. Tra i deceduti, oltre a due ferrovieri vi fu anche l'allenatore dei rossoblù, Attilio Buratti. Il calciatore Marino Bon perse i sensi e fu in un primo momento dichiarato morto; in seguito venne ricoverato e riuscì a sopravvivere. Tra i feriti ci furono tutti gli altri calciatori in rosa, di cui buona parte non poté più tornare a giocare. La tragedia risparmiò solo tre dei giocatori dell’Aquila: gli squalificati Brindisi e Michetti, e il portiere Stornelli che quel giorno non era riuscito a svegliarsi in tempo per prendere il treno.

La FIGC propose agli abruzzesi la salvezza d'ufficio senza dover disputare il campionato, ma il club decise orgogliosamente di proseguire ugualmente il torneo. Al posto di Attilio Buratti la squadra venne quindi affidata al tecnico magiaro András Kuttik mentre vennero accolti gli aiuti di alcune società calcistiche italiane che offrirono, gratuitamente ed in forma di solidarietà, dei giocatori per completare la rosa; tra questi Otello Trombetta e Giacomo Valentini, arrivati dalla Roma. Nonostante una buona ripresa di risultati sul finale della stagione, L'Aquila si classificò però al terzultimo posto, ad una manciata di punti dalla salvezza e retrocesse così in Serie C; da quell'anno i rossoblù non sono più riusciti a raggiungere la serie cadetta. Pochi giorni dopo, un altro episodio ugualmente poco narrato. Lo scenario è lo stadio di Vercelli, il giorno domenica 1° novembre 1936: gli sportivi accorsi in via Massaua sono testimoni di una situazione particolare. Corre il 35’ del primo tempo, quando al “Robbiano” si sta dipanando la gara proprio con l’Aquila (e la Pro sta conducendo grazie alla rete al 28’ di Parissone). Ad uno strano duplice fischio del referee, signor Conticini di Firenze, tutto si ferma, si paralizza improvvisamente per piombare in un silenzio irreale.

Il perché è presto detto. La voce dello speaker svela il motivo, che con il calcio non ha però nulla a che vedere: “…Amici sportivi! Cittadini italiani! Siamo in attesa del collegamento con la Piazza del Duomo di Milano per il discorso via radio del Duce!”. I 22 giocatori in campo assistono a tutto questo fermi, quasi sull’attenti. Lo stesso avviene sugli spalti, dove non vola una mosca. Solo qualcuno, fa il cenno di annuire col viso, seguendo le stentoree frasi di Mussolini. Terminata la prolusione radiofonica, si saluta ancora una volta romanamente (lo si era già fatto al momento dell’ingresso in campo) e al nuovo fischio del direttore di gara, le ostilità poterono riprendere. E lo si può fare tutto sommato anche tranquillamente, cercando di ritrovare con rapidità la concentrazione, anche perché in quei giorni, una guerra nel Continente appare ancora lontana e inverosimile. Per la cronaca, gli abruzzesi riusciranno a pareggiare in extremis, grazie alla stoccata dall’ex Roma Valentini all’85’, che insacca alle spalle di Balossino.

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