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Il racconto

Il triennio memorabile di Ivo Fiorentini

Stagione 1936-37: ad allenare la Pro Vercelli arriva un tecnico coi baffi

Il triennio memorabile di Ivo Fiorentini

Il campionato di Serie B 1936-37, sebbene poco ricordato, è senza dubbio tra i più epici, sofferti e memorabili tra quelli disputati dalla Pro Vercelli nel dipanarsi della sua lunga storia. Una stagione lunga, intensa, sportivamente drammatica, che dopo mille battaglie si concluderà con una doppia soddisfazione per lo sport vercellese. Trainer delle Bianche Casacche è il faentino classe 1898 Ivo Fiorentini. Grande cultore sportivo e di calcio in particolare, aveva seguito in Uruguay la prima Coppa del Mondo del 1930, nelle vesti di giornalista inviato de Il Littoriale (diretto da Leandro Arpinati, presidente della Bologna Sportiva alla quale era affiliata anche la sezione Calcio).

Dando un occhio anche alle squadre locali di Montevideo, Fiorentini segnalerà ai dirigenti del Bologna, gli oriundi Francisco Fedullo e Raffaele Sansone che comporranno la linea centrale dello “squadrone che tremare il mondo faceva” e che avrebbe vinto 4 scudetti (1935-36, 1936-37, 1938-39, 1940-41 e due Coppa Mitropa 1932, 1934, oltre al prestigiosissimo Torneo Internazionale dell'Expo Universale di Parigi 1937). Dopo il ciclo della Juve, saranno infatti Inter, Bologna e Torino a contendersi i successivi scudetti, con la sola parentesi della Roma 1941-42. Prima della Pro, Ivo allena Salerninata, Foligno e Anconitana-Bianchi.

A Vercelli rimarrà tre stagioni, portando i Leoni all’10°, 11° e 6° posto. L’esperienza sulla panchina della Pro (1936-39) gli portò senza dubbio fortuna, poiché – passato all'Atalanta – guidò la Dea ad una storica promozione in Serie A della stagione 1939-40. L'anno successivo con i bergamaschi conquista il 5° posto in A, meritandosi la chiamata del presidente dell'Ambrosiana-Inter Pozzani (1941-42: dalla 1.a alla 22.a giornata, per poi essere rilevato da Ferenc Molnar). L’apice della carriera lo toccò però al Livorno, dove sulla panchina amaranto ottiene uno storico secondo posto nel massimo campionato, con lo scudetto sfumato solo all'ultima giornata, il primo dei cinque vinti dal Grande Torino. Longevo e sempre aggiornato ed entusiasta, continuerà ad allenare sino al 1970, chiudendo la sua carriera in panchina all’Imola. Un signor allenatore, insomma. Sicuramente tra i più prestigiosi che la Pro abbia avuto.

A fronte delle numerose cessioni, alla corte di Bozino, a comporre la rosa della Pro 1936-37 erano arrivati il difensore Luciano Ramella da Ponzone (via Juve, con cui aveva vinto lo scudetto ‘34-35), il portiere Pie­tro Stringa, il centrocampista monferrino Emanuele Boltri dal Brescia, l’esterno Giovanni Parissone dalla Lucchese, il terzino sinistro Antonio Busin dal Verona, la mezzala sinistra Gino Frascari dalla Pistoiese. E ancora: l’esterno offensivo Federico Lan­di (sempre dal Verona del presidente Giovanni Turco, società con cui Secondo Ressia aveva stabilito eccellenti relazioni), l’alessandrino Settimo Gastaldi e l’eclettica ala destra Giuseppe Cornara (dalla Sampierdarenese), capace di 12 realizzazioni in 26 partite da titolare fisso, di cui 5 negli spareggi, risultando così decisivo per la salvezza. Su tutti, l’approdo più importante è senza dubbio quello del prolificassimo centrattacco triestino “da sogno” Pietro Svageli dall’Alessandria: 1,77 per 75 kg di peso forma, Pietro era cresciuto calcisticamente alla Ponziana (squadra del rione triestino operaio di San Giacomo), ove aveva subito messo in mostra importanti doti di stoccatore.

Dopo un biennio, scende la penisola e si accasa al Cosenza, ma è Taranto, il club in cui esplode e convince l'Alessandria ad affidargli una maglia, in Serie A. Coi Grigi (allenati dall’ex Pro Rudolf Soutschek, poi dal 6 aprile 1937 dal viennese Karl Stürmer) confermerà il suo fiuto assoluto per la rete, anche se gioca poco (8 gare e 3 reti, di cui due al Milan nel memorabile 6-1 inflitto dai grigi ai rossoneri allenati dall’alessandrino Adolfo Baloncieri, il 26 gennaio 1936), così a fine stagione preferirà essere girato a Vercelli. 12 presenze anche per la mezz’ala Ferdinando Vanzini, proveniente dal vivaio bianco. Lo ritroveremo alla fine degli Anni ’70 nelle vesti di commissario straordinario, a traghettare, insieme a Felice Rossi, il club dalla gestione Baratto a quella Celoria. Domenica 13 settembre 1936: l'undici rinnovato che mister Fiorentini schiera nella vittoriosa prima di campionato contro il Livorno del tecnico Mario Magnozzi è il se­guente: Balossino tra i pali, Roncarolo, Busin, Caligaris, Ramella, Pondrano, Pa­rissone, Frascari, Svageli, Boltri e Landi. Per i bianchi segna Boltri nei primi minuti, ma è l'esordiente Pietro Sva­geli a mettersi subito in luce; di­venterà presto l'idolo dei supporter di quel periodo, grazie al botti­no personale di 18 reti totalizzate nell'arco della stagione.

Una curiosità: nelle fila dei labronici, che poi vinceranno il campionato, milita l’attaccante biellese Giovanni Costanzo, recordman ancora oggi del maggior numero di reti segnate in Serie B, ben 182, ma in questa stagione, alla Pro, non riuscirà a segnare. Si tratta di una vittoria importante, dunque, anche se in quella fine d’estate nessuno poteva ancora conoscerne con esattezza i contorni, che avrebbero successivamente assunto il sapore di un’impresa.

Prossimo appuntamento de "La storia dei 130 anni di Pro" su La Sesia di venerdì 13 maggio

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