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Il racconto

Quando la Pro fu eliminata dal... ct dell'Argentina

La Sanremese di Pascucci protagonista nell’edizione 1936-37 della Coppa Italia

Pascucci

L’11 argentino prima della gara ai Mondiali contro la Svezia. In pantaloni bianchi, è Filippo “Felipe” Pascucci

In attesa della finalissima tra Juventus ed Inter in programma allo stadio Olimpico il prossimo 11 maggio 2022, nella lunga carrellata che in questa rubrica tratta la correlazione tra calcio vercellese e Coppa Italia, il capitolo della manifestazione (ora) “coccardata” della stagione 1936-37 merita senza dubbio un gustoso approfondimento.

Quell’edizione prese il via il 25 ottobre 1936 e si sarebbe conclusa a Firenze il 6 giugno 1937, allo “Stadio Giovanni Berta”, sede della finale a gara unica. Prima di accingerci a tratteggiare le vicende strettamente sportive, può essere altresì utile un approccio doverosamente a 360 gradi del contesto storico in cui si dipanarono le loro gesta i nostri protagonisti. In Inghilterra, in quel 1936, si era alle prese con la difficile successione di Edoardo VIII a suo padre Giorgio V sul trono dell’UK, che si sarebbe presto conclusa con l’abdicazione a favore del fratello Giorgio VI, padre dell’attuale Regina Elisabetta II (come è noto, Edoardo rinunciò per poter unirsi in matrimonio con l'americana Wallis Simpson). Sempre in UK, a novembre la BBC diventa la prima emittente televisiva al mondo a fornire un servizio regolare di trasmissioni; negli stessi giorni Armenia, Georgia e Azerbaigian vengono conglobati dall’URSS.

Fu quello l’anno delle Olimpiadi sulla neve di Garmisch-Partenkirchen (in febbraio) e di Berlino, in agosto, in Germania. Quelle di Jessie Owens e dell’oro nel calcio dell’Italia. Tutto questo mentre - il 7 marzo - Hitler avrebbe inviato 2.000 soldati in Renania, violando il cosiddetto “Patto Renano”. In Italia il potere di Mussolini era al suo apice: il 9 maggio 1936, con la resa delle truppe abissine e la fuga del re Hailé Selassié (proprio in Inghilterra) viene proclamato l'Impero dell'Africa Orientale Italiana. Vittorio Emanuele III può così assumere il titolo di "Imperatore d'Etiopia". In settembre viene sottoscritto l'Asse Roma-Berlino, patto d'amicizia tra Germania e Italia, firmato da Hitler e il duce. In giugno la Fiat 500 "Topolino" viene presentata da Giovanni Agnelli (nonno dell’omonimo Avvocato “Gianni”). È dunque un momento assoluto di crocevia per la Storia recente, dato che il 18 luglio inizierà la Guerra civile spagnola, di fatto la prova generale del II conflitto mondiale. A livello calcistico, in Italia il Bologna si avvia a vincere il suo 4° scudetto (ma il capocannoniere è un certo Silvio Gioacchino Italo Piola, con 21 reti nella Lazio), mentre Alessandria e Novara avrebbero (momentaneamente) salutato la massima Serie. A Vercelli, il podestà (terminologia per indicare il sindaco durante il Ventennio) si chiama Filippo Melchior e la Pro Vercelli gioca invece in Serie B, che è pur sempre una “signora categoria”. E sarà protagonista di una stagione a dir poco emozionante, vissuta sul filo del rasoio sino all’ultimo secondo per conquistare una salvezza mai così combattuta e meritata. Con pochi fondi nelle casse societarie, la squadra bianca dell’ormai anziano Luigi Bozino, ben supportato dalle intuizioni del cavalier Secondo Ressia, si sta progressivamente smantellando e le prestazioni non possono che ne risentirne. Così, Scansetti va al Novara e Lanino al “Genova 1893”, la denominazione del Genoa imposta dal regime.

Proprio di questo passaggio di calciomercato sarà oggetto la nostra trattazione. Intanto, in via Massaua arriva il nuovo mister, è Ivo Fiorentini e tra gli arrivi di spicco può avvalersi comunque di ottimi giocatori quali Ramella e Boltri in difesa e di Svageli in attacco: segnerà 18 gol. Alla 4.a giornata, domenica 4 ottobre 1936 a Cremona, all’ex Stadio “Giovanni Zini” (chiamato dai cremonesi affettuosamente “Campo Inglese”, perché durante la Grande Guerra aveva ospitato l’ accampamento dei soldati britannici che portarono il calcio nella città della bassa lombarda) e che ora porta la denominazione del gerarca fascista “Roberto Farinacci”, la Pro disputa la sua 600.a partita di campionato. Lo score non è positivo, si perde 2-1. A segnare il gol iniziale grigio rosso è un certo Rampini, che però non ha a nulla a che vedere con la celebre dinastia di bomber caresanesi. Quel Rampini di nome fa Sergio e – cosa curiosa – debutta in B proprio contro le Bianche Casacche. Giocherà anche con le casacche di Salernitana, Alessandria, Palermo, Parma e Piacenza. Torneremo a parlare di quel campionato: concentriamoci ora invece alla Coppa Italia. In cui la Pro inizia a giocare dal 3° turno eliminatorio ed esce subito. Il match si disputa non in un giorno qualunque: era infatti Natale, quel venerdì 25 dicembre 1936 in cui la Sanremese (che avrebbe poi vinto il suo girone C di Serie C alla fine dell’anno) si sbarazzerà dei Leoni (che scendono ancora una volta in campo con le riserve, come nella passata edizione) per 3-0. Questo l’11 della Pro: Zanetto, Gavina, Degrandi, Amarilli, Perotti, Gilardo, Toscano, Vanzini, Romagnolo, Alberico e Dellarole. Quella però non fu una Sanremese qualsiasi. Anzi, fu uno degli 11 del team ligure più forte di tutti i tempi (il triennio in B 1937-40 sarà infatti l’unico nella sua storia tra i Cadetti).

Era infatti allenato da Filippo “Felipe” Pascucci, maestro di ginnastica, appassionato di calcio e trainer genovese classe 1907 con grande e lunga esperienza argentina (dove vinse il campionato sulla panchina del River Plate nel 1932, affiancando come preparatore atletico il leggendario mister Victor Caamano, dopo un indimenticabile spareggio vinto per 3-0 sull’Independiente), tanto da arrivare ad essere il ct della nazionale albiceleste ai Mondiali 1934 in Italia (la celebre squadra dei “contadini”/Chacareros dilettanti sì, ma tecnicamente vicecampioni mondiali in carica, in cui 14 sui 18 della rosa erano figli di immigrati italiani, arrivati in Italia sognando di vincere il torneo ed invece crollati già agli Ottavi di finale con la Svezia per 3-2 il 27 maggio 1934, a Bologna). Celebre un suo allontanamento dal ritiro della sua Nazionale a Firenze, per fare un veloce saluto alla madre, a Genova, e alla fidanzata, a Parma, poi punito dalla Federazione col trasferimento del team argentino nelle valli di Comacchio, lontano dalle tentazioni del centro città. Dopo l’infausto match con la Svezia, Pascucci non avrebbe fatto per un bel po’ più ritorno in Argentina.

Un sassolino se lo levò invece allenando un’ultima volta la Nazionale Argentina in una amichevole apocrifa con l’Italia neocampione del Mondo, battuta (in formazione federale e rabberciata, fascio littorio sul petto, a Milano il 14 giugno 1934, 4 giorni dopo il trionfo di Pozzo sulla Cecoslovacchia ai supplementari) per 2-0 (doppietta del capitano a cui era stata tolta la fascia, sempre per una fuga dal ritiro, De Vincenzi). Tra le fila della Sanremese di Pascucci che eliminò la Pro Vercelli nella Coppa Italia ’36-‘37, spiccava l’attaccante ex campione d’Italia con la Juve 1932-33 Francesco Imberti e soprattutto il mediano tuttofare Aurelio Marchese da Rivarolo, che nelle fila del Bologna vincerà i due scudetti 1938-39 e 40-41. Eliminerà il Verona ai 16.mi di finale (2-0), per poi fermarsi sbattendo contro l’Ambrosiana-Inter agli ottavi (1-3).

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