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Il racconto

Il primo olandese che giocò nel Milan (e sfiorò la Pro)

Frans Knoote vinse lo scudetto di II Categoria del 1906, poi fondò l’Inter

Milan 1906

La formazione campione d’Italia del Milan II 1906, Knoote (al centro nella fila in mezzo)

Da Gideon van der Staaij, il più grande tifoso e appassionato storico della Pro Vercelli in Olanda (perfetto omologo e “fratello” di John Costa negli USA), arriva notizia della sua ultima fatica letteraria, che conferma l’attitudine all'archeologia calcistica di prim'ordine e l’amore per l’Italia (calcistica e non), del giornalista-collezionista che abita a L’Aja. Gideon nel suo libro, costato due anni di ricerca per completare la storia e provare fatti e miti narrati e ricostruiti con passione, ripercorre tutta la carriera del primo giocatore olandese in assoluto ad aver giocato nel nostro Paese e più precisamente nel Milan, la cui traiettoria - che a tratti sa veramente di romanzo - è però così curiosa sino a comparire addirittura nell'elenco dei co-fondatori dell'Internazionale FC, che da lì a due anni avrebbe sfidato l'ormai corazzata Pro Vercelli nel celebre spareggio del 1910.

Il nome di questo giocatore ormai perso nella nebbia dei tempi è Frans Knoote e ai molti, chi dirà poco o nulla. Almeno sinora: basti dire che 80 anni dopo, Gullit, Van Basten, Rijkaard e Seedorf avrebbero seguito le sue orme in maglia rossonera. Certo, diversi giornalisti avevano già in precedenza scritto di Knoote. Ma nessuno aveva sinora davvero studiato, sminuzzato, messo al microscopio questo pioniere avventuriero del calcio e dell’Arte. François Menno “Frank” Knoote, ruolo portiere (inizialmente), giunse in Italia nel 1905. Fino a quel momento la sua carriera calcistica si era svolta in patria, con la maglia del Victoria Wageningen, anche come centrocampista, il ruolo che rivestirà nel Milan. Dal 1900 al 1902 la sua squadra aveva vinto per tre volte consecutive il campionato olandese dell’Est, salvo poi venire sconfitta in tutte e tre le finalissime per il titolo nazionale. Ma la ragione per cui Knoote si era trasferito a Milano non era assolutamente il calcio.

Di famiglia nobile, era infatti un valente cantante lirico e per questo si era iscritto al Conservatorio del capoluogo lombardo (Giuseppe Verdi era morto appena cinque anni prima), con l’intenzione di affinare definitivamente le proprie doti canore. Il successo “on stage” però sembra tardare a venire. Nel frattempo stringe amicizia con i fratelli i fratelli Piero e Alberto Pirelli, che lo presentano alla Milano “Bene” e nell’ambiente milanista che a quei tempi era la squadra più in voga, essendo riuscita a spodestare il predominio genoano nell’Albo d’Oro, insieme alla Juventus. Da qui a diventare il primo calciatore dei Paesi Bassi a vestire la maglia rossonera il passo è breve. In campo, i compagni di squadra lo apprezzano, peccato però che la paura che il maltempo potesse mettere fuori uso la sua ugola lo frenasse - spesso anche all’ultimo momento - dallo scendere in campo. Il terrore di poter contrarre malattie (in tempi in cui gli antibiotici non esistevano ancora) e la cura maniacale nel voler preservare la sua voce che riteneva di talento, rimanevano il suo focus principale. E questo influì naturalmente sul suo impiego agonistico, suscitando le ire dei compagni, tanto da far arrivare a dire a Herbert Kiplin (il mitico fondatore del Milan), in un’intervista rilasciata a “Lo Sport Illustrato” nel 1915 “…Avere un giuocatore così delicato in squadra era come non averlo. Non si poteva mai contare su di lui. Il venerdì, quando si formava la squadra, Knoote, prima di impegnarsi per il match, consultava il barometro sotto la galleria. Una volta durante una gara, scoppiò un acquazzone improvviso, in una giornata fino allora serenissima. Alle prime gocce rimanemmo in dieci. Knoote era tornato nello spogliatoio, rientrando in campo quando era tornato il sole”.

Ovviamente lo stesso Kiplin aveva stima in lui (anche perché si trattava di un giocatore con una certa esperienza, visti i suoi trascorsi in terra natìa). Nulla però era più importante per Frans della sua carriera operistica. Nel frattempo, Knoote da abile affabulatore qual è (conosce lingue straniere e i codici del bon ton), riscuote un eccellente successo di relazioni pubbliche all'Esposizione Internazionale di Milano come segretario della delegazione olandese, il che lo condurrà a vivere anche nelle Indie Olandesi e negli Stati Uniti. Knoote finì così per fare solo un paio di apparizioni in maglia rossonera (nel 1906, anno in cui il Milan vinse il suo secondo scudetto, militando nel torneo di Seconda Categoria, detto anche “Campionato Studentesco Italiano”, vinto ugualmente dai rossoneri e giocando in mediana contro Juventus II e Genoa II) e decise di non prolungare ufficialmente la sua attività agonistica. Knoote non gioca con la Pro per un soffio.

È lo stesso primo torneo in cui la Pro Vercelli disputò la sua prima gara in un campionato ufficiale (venendo eliminata dalla Juventus II nei due match rispettivamente del 14 e il 21 gennaio 1906) cui partecipavano le seconde squadre dei grandi club, composte per lo più dai giovani studenti che frequentavano i ranghi delle squadre giovanili e le prime squadre dei Club non iscritte alla Prima Categoria. In quelle gare, il MIlan II scese in campo con questo 11: Radice, Meschia, Federici, Ermolli, Knoote, Piazza, Parisini, Pedroni Vittorio, Colombo A., Colombo G., Della Longa. Pochi mesi dopo, a sorpresa, il colpo di scena: Knoote compare tra i 44 soci fondatori (presso il ristorante milanese “Orologio” situato in Piazza del Duomo al numero civico 22) della neonata compagine cittadina, il Football Club Internazionale Milano.

I 44 firmatari della fondazione dell’Inter c’è anche la firma di Frans Knoote, la settima dal basso nel foglio a destra

Correva il 9 marzo 1908 e qualcosa evidentemente doveva essere successo per sposare una tale migrazione. La motivazione è presto spiegata: con i nuovi regolamenti della FIF al Milan per l’olandese avrebbe avuto le porte chiuse, mentre l’Internazionale (da qui il nome dei nerazzurri) era sorto proprio dare la possibilità anche a giocatori non italiani di vestire questa maglia. In nerazzurro, però, non scese mai in campo. Stare a Milano gli piaceva però da pazzi, apprezzava l’architettura milanese e sognava, un giorno, di poter cantare a La Scala.

 

Milano, ristorante milanese “Orologio”, Knoote è il 4° da sinistra della seconda fila dall’alto.

Nel 1910, terminato il suo ciclo di apprendimento al Conservatorio, lasciò l’Italia: la calamita dell’Arte per lui fu troppo forte. Un anno dopo sposò la mezzosoprano canadese Eva Gauthier, molto nota all’epoca. Nel 1918, però, i due divorziarono dopo che lei lo aveva abbandonato per rifugiarsi in America dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Nel 1921 l’ex moglie lo informò di avere un figlio di cinque anni. Sebbene non fosse certo di essere il padre, riconobbe comunque il figlio quale suo erede.

Knoote tornò nei Paesi Bassi negli anni ’20 e proseguì la sua carriera artistica arrivando finalmente a cantare nel prestigioso Metropolitan Opera di New York, coronando il suo sogno. Morì nel 1947, all’età di 68 anni nella sua L’Aia. Dove è sepolto. La sua tomba, per decenni dimenticata. Sino alla preziosa (ri)scoperta di Gideon van der Staaij.

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