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Il racconto

Il primo vercellese a vincere la Coppa Italia

Tutti i numeri del grande terzino della Pro e del Toro Mario Zanello

Mario Zanello

Per dare una definitiva dimensione dell’importanza del terzino Mario Zanello nella storia della Pro Vercelli, è sufficiente ricordare il fatto che si trovi al 5° posto assoluto come presenze in maglia bianca (279), superato solo da Franco Balocco (292), Bolzoni (305), Vellano (310) e Mario Ardissone (354).

Dopo le due presenze in Azzurro a fine 1927, il ritorno di Viri Rosetta (stabile a formare l’inossidabile coppia juventina e Azzurra con Caligaris) e la contemporanea concorrenza e poi ascesa di talenti come il genovese (genoano, poi nerazzurro) Delfo Bellini (bronzo ai Giochi Olimpici di Amsterdam 1928), ma soprattutto dell’iridato 1934 Luigi Allemandi e dal bicampione del mondo (’34 e ’38), del casalese (di Vignale Monferrato) Eraldo Monzeglio, chiusero per sempre le porte per Mario ad un ritorno con la maglia della Nazionale. Anche perché, la leggenda nella famiglia di Zanello, tramanda la leggenda (vera o presunta) di rapporti non propri idilliaci con ct Vittorio Pozzo, che nel frattempo aveva sostituito Rangone alla guida della Nazionale. Zanello, però, rimase uno dei migliori talenti di rottura e ripartenza difensiva italiani: potente, agile, veloce e realizzatore (non solo dal dischetto, dove era pressoché infallibile: tirava rasoterra e forte e in allenamento si divertiva dicendo in anticipo ai portieri dove avrebbe tirato il rigore e li trasformava lo stesso!).

Nei suoi 11 anni di Pro ebbe un rendimento costante e altissimo, con pochissimi stop per infortunio e una vetta realizzativa toccata con gli 8 centri (di cui 7 dagli 11 metri) nella Serie A 1930-31, arrivando a totalizzare 47 goal complessivi in casacca candida, il che pone Mario al 9° posto pure tra i cannonieri assoluti nella storia bianca, alle spalle di un certo Silvio Piola (che di gol, da provercellese, ne fece 51). Solo che Zanello, di mestiere, faceva quello che… impediva agli altri di segnare. Insieme al compagno di reparto Dellarole o Lanino, vivrà partite assolutamente epiche, sfidando (e spesso annullando) campioni del calibro di Meazza, Baloncieri, Libonatti (al 2° posto della classifica dei marcatori del club torinese dietro a Pulici e di cui poi sarà compagno di squadra al Toro), Monti, Orsi e molti altri, i cui dribbling avrebbero fatto gelare il sangue nelle vene a qualsiasi avversario. A Mario, no. Memorabile la sua doppietta (sempre dal dischetto, al 21’ pt e all’81’) di domenica 13 aprile 1930, quando alla 23.a giornata i Leoni di mister Joszef Nagy si sbarazzarono per 6-0 della Triestina di Rocco, allenata all’ex Rudolf Sout­schek. O l’altro bis, sempre su penalty, per giunta inflitta ad un portiere suo vecchio amico quale Pinot Giaguaro Cavanna, che nulla poté contro i Bianchi quella domenica 8 febbraio 1931 (18.a di Serie A), che ebbero ragione del Napoli allenato nientemeno che dal mito del calcio William Gar­butt col punteggio di 6-3. Era, quella, ancora una Pro Vercelli competitiva, che in campo scese con Scansetti, Zanello, Dellarole I, Ferraris I, Ardisso­ne, Bajardi I, Santagostino, Gatti, Piola, Seccatore e Ferraris II. All: Josef Nagy.

Zanello, fiutò l’aria qualche mese dopo. Capì che nella sua città non sarebbe stato competitivo a lungo. Così, nel 1933-34 patron Bozino gli consigliò di accettare la proposta del Torino: in granata (debutto: Torino-Fiorentina 4-1, il 17/09/1933) giocherà 3 stagioni (1933-34, 34-35 e 1935-36 per 67 presenze), senza però mettere a segno nessuna marcatura. Che emozione, giocare contro la sua Pro, quella domenica 18 marzo 1934, quando l’11 torinista impattò al “Filadelfia” per 0-0. Era il Toro allenato da Rangone (suo ex ct con l’Italia), poi rilevato dal magiaro Eugen Payer (1933-34), dal viennese, ma con con passaporto italiano, Tony Cargnelli (nel biennio 1934-36), che aveva condotto i granata al loro primo scudetto nel 1927-28. Il Toro di Zanello non era però ancora quello del Grande Torino. Tanto che i granata riuscirono a stento ad evitare la retrocessione in B nel 1935, per poi riprendersi nettamente l’anno dopo, terminando al 3° posto in campionato con 38 punti (a 2 punti dallo sculettato Bologna e a-1 dalla Roma, 2.a) e aggiudicandosi la Coppa Italia. Zanello (che però non totalizza nessuna presenza in Coppa) aggiunge quindi un altro record, l’ultimo, alla sua splendida carriera: essere stato il primo vercellese ad aver come vinto la Manifestazione Coccardata, essendo pienamente in rosa. Nonostante le 19 presenze stagionali in granata, anche in questo caso Mario si rese conto che il suo rendimento, dopo quasi 15 anni ad altissimo livello non poteva ovviamente più essere quello di un tempo. Chiuderà la carriera giocando prima nel Chieri, quindi nel Vigevano (in Serie B), allenato dall’ex Nazionale e bi campione d’Italia con l’Inter Leopoldo Conti, passato alla storia per essere stato il più giovane allenatore nella storia della Serie A, sulla panchina della Pro Patria. Ma anche dal magiaro Imre Janos Bekey, per poi allenare egli stesso i biancazzurri lomellini, poi rilevato da Ferenc Hirzer.

Non pago, Mario qualcosa doveva vincerlo anche come trainer: l’urrah arriverà sulla panchina del Cuneo (Girone D della Serie C 1941-42), davanti di 1 punto alla Biellese e alla sua Pro Vercelli (più staccata). Il Cuneo non salirà però nella B 1941-42 perché non riuscirà a superare gli spareggi finali. Allenerà anche il Busca (CN) ed il Bolzano. Ormai torinese di residenza, tornerà sempre nella sua Vercelli a trovare i parenti (di cui il pronipote Stefano - il cui nonno Nino era cugino di Mario e fu co-fondatore del Gruppo Sportivo Castigliano nel 1963, insieme ad Armando Poma - è recordman assoluto in fatto di presenze sugli spalti a vedere la Pro: ad oggi, 1.048 gare documentate), ma anche a caccia di nuovi talenti, insieme ai colleghi Osservatori Ellena e Sperone. Si spegnerà a Carmagnola (TO), il 25 gennaio 1981. Il giorno della famosa sopracitata finale di Coppa Italia (11 giugno 1936), contro l’Alessandria (battuta con un secco 5-1), come detto, Zanello nell’11 granata non era in campo. Era invece presente, nelle fila dei Grigi, un alto grande giocatore vercellese dimenticato (e che Mario ritroverà come compagno di squadra nel Vigevano), di cui vi parleremo però nel prossimo numero.

La prossima puntata dei 130 anni di Pro Vercelli sarà presente sul numero de La Sesia di venerdì 15 aprile

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