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Il racconto

Quella tournée che suggellò l'amicizia tra leoni e rondinelle

Il legame tra Bozino e il presidente del Brescia: furono concessi due giocatori

Brescia 1928

La squadra mista del Brescia salpa verso gli Stati Uniti nel 1928

Mentre continuava a riscuotere assoluti consensi in maglia bianca, per il grande terzino Mario Zanello l’estate successiva alle due presenze in Nazionale del 1927 (a tutt’oggi, le ultime per un giocatore della Pro Vercelli), sarà quella (insieme al suo capitano di sempre Mario Ardissone) di un’esperienza-premio a quei tempi (ma ancora oggi) unica e straordinaria per un giocatore: una trasferta negli Stati Uniti, con la maglia del Brescia.

I due pilastri dell’11 leonino di Bozino furono amichevolmente prestati alle “Rondinelle” dal 23 luglio al 13 settembre 1928 e Zanello giocherà tutte le 10 partite amichevoli in suolo a stelle e strisce, mentre Ardissone disputò 7 incontri, realizzando una rete. Per capire da dove derivi la liaison tra Pro Vercelli e Brescia occorre scandagliare la fitta rete di amicizie che caratterizzarono alcuni protagonisti della vita sociale, culturale e sportiva dell’Italia “Bene” di fine Anni ’20. Tutto parte dal presidente del Brescia, il conte Franco Mazzotti Biancinelli Faglia, detto “Kino”, già grande pilota automobilistico e sopraffino pioniere dell’aviazione, ma anche giornalista e presidente del RACI di Brescia. Il padre di Franco, Lodovico Mazzotti, fu un grande imprenditore e – tra l’altro – presidente della “Rolls Royce italiana”, la famosa Isotta Fraschini (la cui gloria fu rispolverata 50 anni dopo da una canzone di Sergio Bardotti e Pippo Caruso, cantata da Pippo Franco e da uno stupendo cartone animato firmato Bruno Bozzetto dell’Anteprima della trasmissione della Lotteria Italia “Secondo Voi” del 1977: “Isotta”, appunto). Da cotanto padre, il figlio Franco seppe addirittura superare il genitore, rimanendo per sempre nella storia come co-fondatore della Mille Miglia (insieme ad un altro nobile, il conte Aymo Maggi, Renzo Castagneto e Giovanni Canestrini), competizione nata come risposta alla mancata assegnazione del titolo di Gran Premio d’Italia al circuito di Brescia, che ne aveva ospitato la prima edizione nel 1921.

E qui, iniziano le prime aderenze con Vercelli, dato che il conte Mazzotti fu grande estimatore del pilota vercellese più grande di tutti i tempi, Carlo Salamano, che il GP di Monza (1° GP d’Europa) l’aveva vinto nel 1923, a bordo della sua Fiat 805. Non è tutto: il conte Mazzotti era grande amico del vercellese Iginio Bodo e del suo dirimpettaio in via Feliciano di Gattinara Luigi Bozino (la sede della Pro Vercelli, di fatto combaciò con l’abitazione del patron delle Bianche Casacche, proprio al n.2 della stretta via che unisce via Verdi con via Duomo, che in seguito diventò la sede del CONI). Iginio fu il padre del futuro senatore avv. Giuseppe Bodo (1927-2014), dalle cui preziose testimonianze arrivarono dati e conferme inediti, riguardo all’amicizia tra suo padre e il n.1 della Pro, sino a trascinarlo a diventarne socio, nel 1907.

Il triangolo Mazzotti-Bodo-Bozino verrà a creare un’empatia tale, da arrivare a concedere due tra i suoi giocatori più illustri (e assai preziosi, data la carenza di fondi che iniziava a mordere la gestione del Veliero Bianco in quel periodo) al nuovo e illustre amico bresciano. L’ultimo tassello tra il patron del Brescia e Vercelli poggia invece sulle…ali. Il conte Franco Mazzotti Biancinelli Faglia visse infatti, insieme al vercellese Francis Lombardi, avventure ardite, a bordo di velivoli a dir poco rudimentali. Nel 1930 partecipò insieme a Francis e a Mario Rasini al periplo del continente africano, compiuto utilizzando tre aerei da turismo Fiat AS90 da Roma a Capetown e ritorno. Non pago, 4 anni dopo tentò, sempre insieme a Francis Lombardi, un record di velocità per aereo con carico postale da Roma a Buenos Aires, che però non andò a buon fine: il velivolo, dopo aver sorvolato l'Atlantico, fu costretto ad un atterraggio di fortuna su una spiaggia di Natal, in Brasile. Se nel 1938, disperso in Libia sarà salvato da Italo Balbo in persona, Mazzotti morirà nel 1942 scomparendo con il suo aereo dei Servizi Aerei Speciali, un Savoia-Marchetti S.M.75 abbattuto da caccia inglesi, nelle acque del Canale di Sicilia, mentre riportava in Italia civili e militari italiani che abbandonavano la Libia.

Da qui, non meno ardito potrebbe in un certo senso essere l’accostamento storico della stupenda e poco valorizzata “Torre Lombardi” di Vercelli (fatta erigere da Francis), che sorge in corso Randaccio a Vercelli, davanti alla Chiesa Sacro Cuore (e simbolo del quartiere), che – come abbiamo visto nel numero precedente – sarà la culla di una delle future costole da cui la Pro Vercelli rinascerà: la Pro Belvedere Vercelli. E i nostri Zanello e Ardissone? La tournée negli Stati Uniti d'America (che fruttò alle casse della società bresciana circa 30.000 dollari), vide 10 calciatori bresciani (Barbieri, Bellardi, Frisoni I, Frisoni II, Gadaldi, Giuliani, Moretti, Pasolini, Prosperi III e Trivellini), rinforzati dai due vercellesi, ma anche da Busini III del Bologna, Degani e Pietroboni dell'Inter, Magnozzi del Livorno e Piero Pastore del Milan (notato per la sua avvenenza, sarà scritturato dalla Paramount Pictures). La squadra salpò dal porto di Genova sul transatlantico "Duilio" e dopo dieci giorni di navigazione giunse a New York. Dall’11 agosto al 5 settembre otterranno 6 vittorie e 4 sconfitte. Queste le gare: 5/8 New York State Association-Brescia 2-1; 11/8 Team Filadelfia-Brescia 3-8; 12/8 New York National-Brescia 1-3; 19/8 Brooklyn Wanderer-Brescia 3-2; 25/8 New York Giants-Brescia 0-1; 26/8 Team Fall River-Brescia 4-2; 29/8 New York National-Brescia 3-5; 2/9 Sparta Foot Bali Club-Brescia 5-1; 3/9 Detroit Foot Bali Club-Brescia 2-4; 5/9 Galicia Foot Bali Club-Brescia 0-1. I giocatori si imbarcarono per il ritorno il 6 settembre sul transatlantico "RMS Mauretania", giungendo in Italia il 13 settembre 1928. Giusto in tempo per l’inizio del Massimo Campionato di Divisione Nazionale, che iniziò il 30 dello stesso mese. Per Zanello e Ardissone, reindossata l’amata maglia della “loro” Pro Vercelli, il bello doveva ancora venire.

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