cerca

Il racconto

Il dna multicolore della Pro Vercelli (e un campo da valorizzare)

Tra Don Bosco, Galletti e Trinese, la seconda vita delle Bianche Casacche

Il dna multicolore della Pro Vercelli (e un campo da valorizzare)

Una volta “esauriti” i serbatoi di società vercellesi ricche di campioncini che andarono ad arricchire le rose della Pro Vercelli degli Anni ’20 del secolo scorso, confluendo nel sodalizio di Bozino (US Vercellese nel 1919, Giovani Calciatori Cappuccini nel 1922, Veloces e Vercellesi Erranti a cavallo tra il ’25 e il 1926) il calcio di primo livello a Vercelli da quel momento in poi sarà praticamente monopolizzato dal glorioso marchio del Leone Bianco.

Qualche lettore si sarà chiesto perché annoverare tra le adiacenze provercellesi anche la Trinese. Per scoprirne il motivo (oltre al fatto che il 17 maggio 1914 era stata proprio la Pro Vercelli ad inaugurare il nuovo campo di Via Torino battendo la Juventus Trinese per 3-2) occorre attraversare più di mezzo secolo e volgere lo sguardo verso un’altra squadra vercellese, per quasi un secolo rimasta ai margini di un onesta, ma orgogliosa militanza in categorie minori come fu la Pro Belvedere Vercelli. Il club gialloverde, fondato nel 1912 come emanazione dell’Oratorio della Parrocchia del Sacro Cuore del rione Belvedere di Vercelli, deriva il proprio nome dall’unica casa signorile della zona, costruita su un piccolo rialzo e che ai tempi godeva di una splendida vista sulla città (il cavalcavia “Adriano Tournon” sarebbe stato costruito solo 25 anni dopo). Don Gaggino, il primo salesiano giunto a Vercelli nell'estate 1912 (anno di inaugurazione della “Chiesa del Sacro Cuore di Gesù al Belvedere” di corso Randaccio) e di don Lorenzo Rossi, che già dal 1901 aveva avuto a cuore l'educazione della gioventù di Vercelli, nel solco di quanto aveva realizzato San Giovanni Bosco a Valdocco (Torino), santo molto conosciuto a Vercelli, dove era stato molte volte, furono i primi illuminati uomini (di fede, ma anche “del fare”) che diedero la svolta a quello che per anni sarebbe stato un semplice isolato industriale della città, ai margini del Zanone (“Sanon”, dalla famiglia di benefattori Zanone) e del “Ciaferro” (Ciaferu), l’attuale via Donato e via Olcenengo. In poco tempo l'Oratorio al Belvedere diverrà l'incubatore da cui sorsero molte delle attività che si svilupparono nella zona in tutto il Novecento e che continuano anche oggi, con la scuola professionale seguita tra gli altri da un altro illuminato, il professor Flavio Ardissone.

Un deciso impulso all'opera fu dato da don Bartolomeo Tomé (insieme al Salesiano Laico Vincenzo Diana), allora giovane prete di 34 anni, che rimase parroco per 17 anni e, per gli ultimi 6 anni (tra il 1951 e il ‘57), contemporaneamente fu anche direttore. Con lui si inizierà anche la nuova presenza scolastica nel settore tecnico meccanico gestita direttamente dai Salesiani. Che acquistarono l'edificio adiacente alla casa parrocchiale, fino ad allora adibito a locanda e il terreno adiacente su cui furono costruiti i locali per la nuova scuola, il teatro e l'oratorio maschile con il campo di calcio, già proprietà della parrocchia fin dal suo nascere. I terreni per il campo di calcio di via Vicenza, invece saranno un lascito della vedova di un ex presidente della Pro Vercelli tra il 1937 e il 1940, il cavalier Antonio Bodo. Già direttore della sezione Calcio, vice federale di Vercelli, ex arbitro, pioniere della Sezione di Vercelli, cavaliere della Corona d'Italia, seniore della Milizia e maggiore degli alpini in congedo, Bodo aveva partecipato alla marcia su Roma ed era stato insignito del riconoscimento "sciarpa littorio", molto ambito ovviamente se parametrato ai canoni di quel periodo. Morirà il 25 marzo 1940, a Stroppiana, a casa della sorella, lasciando il testimone di patron della Pro a Primino Pretti. Infatti, il campo fu chiamato “Campo Bodo” per decenni (risale ad inizio Anni ‘70 la data di inaugurazione), sino alla nuova intitolazione nel ’93 dedicata al grande capitano della Pro “Mario Ardissone”, che proprio nel Belvedere aveva iniziato a tirare i calci ad un pallone.

Proprio in occasione dei 130 anni della Pro Vercelli, sarebbe davvero auspicabile che Comune e Pro Vercelli mettessero una insegna a ricordo sia di Bodo, sia di Ardissone all’entrata dell’impianto di via Vicenza (rimodernato dalla gestione Massimo Secondo e dove attualmente è istallato il vecchio manto erboso del “Piola” e dove giocano le giovanili della Pro). Le “Belve”, negli anni, forgiarono giocatori che poi confluivano nella Pro Vercelli, come – oltre al Ardissone – il mediano Pietro Perotti, il grande libero e stopper Ugo Ferrante e il futuro capitano dell’era Zoratti Stefano Sora. Il link tra, Trino, Pro Vercelli e PSG Belvedere si concretizza decenni dopo. Estate 2006: un gruppo di imprenditori vercellesi capitanato da Massimo Secondo e da Fabrizio Rizzi acquisisce la PSG Pro Belvedere (di cui Rizzi era presidente), introiettando contemporaneamente il titolo sportivo dall'A.S. Trino Calcio (già sponsorizzato da Punto Service), che negli anni precedenti aveva militato in Serie D sotto l’ala dell’imprenditore Vero Paganoni (diventato il presidente della Pro Vercelli nel 2005). Tecnicamente, nasce così la “AS Pro Belvedere Vercelli” (matricola FIGC 917178, con il Galletto come mascotte), che militerà con successo in Serie D (mentre nel 2013 il club “Le Grange” cambierà denominazione in “U.S.D. Le Grange Trino”).

Nel 2008-09 i Gialloverdi di mister Salvatore Mango dominarono il girone B della Serie D, vinto già il 10 maggio 2009, con una giornata d'anticipo sulla fine della regular season, conquistando così una storica promozione al campionato Professionistico di Lega Pro Seconda Divisione. Lo stesso di una Pro Vercelli sempre più in crisi. Il 2009-10 sarà un campionato sportivamente drammatico, con due squadre (e tifoserie) fratricide vercellesi e due derby vinti di misura dai Leoni il primo (20 settembre 2009, gol di 23’ Chiaretti) e dai Galletti, il secondo (30 gennaio 2010, 43' rete su rigore di Scapini). Una Nell’estate del 2010, l’ennesima svolta. Con la vecchia e cara “US Pro Vercelli” diventare in un pomeriggio afoso vissuto al primo piano del Comune “US Vercelli”, mentre la “Pro Belvedere Vercelli” perdere il nome Belvedere. La Pro Vercelli 1892 – che ora è accompagnata dal nuovo suffisso “FC” è rinata anche perché il marchio è nelle mani sapienti e definitive del Comune e a livello presidenziale in quelle di Massimo Secondo che la condurrà in Serie B. Ecco spiegata la parentela tra Leoni, Gialloverdi e Biancocelesti trinesi. Proprio vero: nella vita, come nel calcio, ognuno - al suo interno - ha un piccolo pezzo di dna dell’altro.

Commenti

Condividi le tue opinioni su La Sesia

Caratteri rimanenti: 1500