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Il racconto

La curiosa storia dei fratelli Mattea

Uno fu giocatore e poi allenatore, l'altro un arbitro internazionale

Angelo e Francesco Mattea

Angelo e Francesco Mattea

Stagione sportiva calcistica 1921-22. Cento anni fa esatti. Un vero, letterale, vaso di Pandora denso di uomini, risultati, sfide e per la nostra città e per il calcio italiano, tutti protagonisti concatenati tra di loro. Se da un lato la Trinese arrivò terza nella 2.a Serie dei campionati C.C.I., la “SS Giovani Calciatori Cappuccini” si era viceversa issata sino alla Massima Serie della FIGC, grazie alla vittoria nello spareggio proprio contro i biancocelesti trinesi. Di per sé è un fatto epocale, anche se – come sappiamo – quella  Massima Serie, denominata “Prima Categoria” (denominazione qui al tramonto), a differenza della “Prima Divisione” della C.C.I. (classificazione che invece prenderà definitivamente piede, tanto che il primo campionato di Serie A del 1929-30 in realtà si chiamò “Prima Divisione Nazionale A”, per poi perdere la coda del nome già dal 1930-31), fu di fatto una diminutio, essendo tutti i più grandi club migrati nel torneo organizzato da Luigi Bozino.

Competitivo o meno, sta di fatto che una squadra vercellese oltre alla Pro Vercelli che abbia giocato “così in alto” nel nostro calcio, rimane senza dubbio un fatto storico da far prepotentemente e orgogliosamente riaffiorare. Il campionato presentava diverse Sezioni, gestite dai vari Comitati regionali di una F.I.G.C. mai così in crisi, in chiaro stato confusionale e caratterizzato da una pesante perdita di immagine e credibilità (perché “i più ricchi, belli, famosi e forti” stavano dall’altra parte). Così, la “Sezione Piemontese 1921-22”, oltre ai vercellesi “dai Capùsin”, vide ai nastri di partenza Biellese, Novese, Pastore Torino, US Torinese (che nel frattempo aveva assorbito la Vigor FC) e Valenzana. La Torinese si era indebolita, perché l’anno prima vi aveva giocato la fortissima ex punta del Piemonte, Pro Vercelli e Genoa Felice Berardo, forte di tre scudetti vinti (due con le Bianche Casacche ed uno col Grifone e di 14 gettoni e due reti in Nazionale), ma anche di una squalifica per corruzione comminatagli sette anni prima. Il fatto, poco ricordato, è relativo al tentato tesseramento professionistico da parte del Genoa del 1914 di Angelo Mattea del Casale. Accusato di aver fatto da intermediario in occasione dell'illecito, a Berardo fu comminata una squalifica; stessa sorte toccò a Mattea, mentre il Genoa fu punito con sanzioni ai dirigenti, una multa e l'obbligo di disputare due partite casalinghe in campo neutro. Berardo concluderà poi la sua fortunata carriera con la maglia granata del Torino. Mattea, già scudettato col Casale nel 1913-14, va citato perché è senza dubbio un unicum del calcio delle nostre terre. Orgogliosamente santhiatese di nascita (21 ottobre 1892), la sua famiglia si trasferì ben presto a Torino, che diventerà la sua città di adozione (vi morirà il 13 ottobre 1960), non interagendo mai, se non come avversario, con la Pro Vercelli, né sentendosi mai veramente vercellese. Anch’egli attaccante e giocatore del Piemonte del 1921-12, Casale (1912-15), della Juventus (1915-20), della Torinese nel 1920-21, dal 1921-22 passerà al Casale, diventandone anche allenatore, sue seconda grande vocazione in carriera. Tanto da essere scelto addirittura da Vittorio Pozzo come suo vice alle Olimpiadi di Berlino del 1936, dove i giovani Azzurri guidati dalle reti di Annibale Frossi vinceranno il primo e sinora unico oro nella storia del calcio italico a cinque cerchi.

Prima di Berlino, Angelo Mattea aveva allenato, oltre al Casale, Carrarese, Atalanta e Messina. Successivamente gestirà panchine di alto lignaggio quali quelle del Napoli (1936-38), Novara (1938-39), nel Torino appena orfano di un certo Raf Vallone (futuro attore nel ruolo del sergente Marco Galli in “Riso Amaro” di Giuseppe De Santis, insieme a Vittorio Gassman e Silvana Mangano, uscito nel 1949), ma con le stelle di Aldo Oliveri e Franco Ossola in rosa, ma anche di Ermes Borsetti e Livio Bussi (1939-40, rilevato dalla 13.a giornata da Andreas Kuttik), Biellese (’40-’43, quando superò nel Girone E la Pro Vercelli di Luigi Baiardi “I”, per poi  infrangersi nel girone finale per la promozione in B, successivamente rilevato da Virginio Rosetta e Luisito Monti), Juventus (1945-46, insieme a Felice Borel II, interagendo con un certo Giampiero Boniperti) e Reggiana (1947-48). In carriera totalizzerà come giocatore 5 presenze e 1 rete in Azzurro, dal 1914 al 1921.

Suo fratello Francesco Mattea (1895-1973), anch’egli santhiatese (che giocò insieme ad Angelo nel Piemonte per breve tempo), fu valente arbitro internazionale dal 1931 al 1938, arrivando a dirigere la prestigiosa finale di andata della Coppa dell'Europa Centrale (la Coppa dei Campioni di allora) “Mitropa” 1931 il derbyssimo First Vienna FC-Wiener AC  3-2 (a Zurigo, l’8 novembre 1931) e, assieme a Barlassina e Carraro, primo italiano ad essere chiamato ad arbitrare la fase finale di un Campionato Mondiale. Diresse infatti due partite ai campionati di Italia ‘34: Germania-Belgio 5-2 (ottavo di finale al “Berta” di Firenze, il 27 maggio del ’34) e il tiratissimo Quarto di finale Austria-Ungheria 2-1 di scena al “Littoriale” di Bologna, il 31 maggio del ’34 (importante perché avrebbe eletto la sfidante dell’Italia in semifinale) nonché essere il primo fischietto ad essere insignito del “Premio Giovanni Mauro” come migliore arbitro italiano della stagione.

E i nostri eroi dei Giovani Calciatori Cappuccini protagonisti dell’inizio di questo pezzo, come al solito “a matrioska”? Sulle 8 gare della Sezione Piemontese ne vinceranno solo una (perentorio 2-0 alla Valenzana, il 18 dicembre 1921), pareggiandone 3 (1-1 con la Biellese poi ritiratasi, 2-2 con Pastore e 1-1 con Torinese) e perdendone 5, per un dignitoso bottino comunque a testa alta di 4 punti finali. Ne avrebbero tecnicamente sancito la retrocessione sul campo nella Seconda Categoria 1922-23 (che non si giocherà mai), ma di lì a qualche giorno, il club delle casacce nere, ma bicciolane, sarebbe confluito nella Pro Vercelli, mentre dal 1922-23 i due massimi campionati rivali torneranno ad essere uno solo (targato FIGC), riconoscendosi reciprocamente, andando così a disegnare una linea dell’Albo d’Oro perlomeno affascinante e tuttora oggetto di attenzione da parte di storici e appassionati.

Il prossimo episodio sui 130 anni della Pro Vercelli su La Sesia in edicola venerdì 11 marzo

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