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Il racconto

Mattuteja, l'uomo dai quattro cognomi

Goleador prolifico, raggiunse anche la Nazionale

Mattuteja

Mattuteja, il quarto da sinistra, ai tempi del Piacenza

La carriera dell’attaccante classe 1897 Francesco Matuteja, fulgido prodotto del vivaio della US Vercellese, con la maglia della Pro Vercelli se fu certamente fortunata come modi, non lo fu come tempi. Si tratta di un giocatore dalle doti di velocità e opportunismo (come non si diceva ancora a quei tempi) assolutamente cristalline (oltre a una media gol invidiabile: 93 realizzazioni in 210 match gli valsero un 0,44 reti a partita, superiore ad esempio allo 0,4 di un certo Francesco Totti), che solo il periodo e la feconda nidiata clamorosa di campioni vercellesi, ne hanno in un certo senso offuscato un degno ricordo.

Dopo l’ottimo debutto nella Prima Categoria 1919-20, proprio al momento in cui il rinnovato 11 dei Leoni stava ritrovando amalgama, energie e forze tecniche fresche, il centravanti di Santhià andò a giocare nelle fila del Novara (probabilmente per motivi di lavoro), perdendo così l’ultimo treno bi-scudettato della creatura di Bozino. Nei tre anni in maglia azzurra, sotto l’ala dell’allenatore-giocatore gaudenziano Mario Meneghetti, “assistito” come cross preziosi dalla futura stella della Juve, l’ala Federico Munerati (e con le spalle coperte dal grande mediano Ettore Reynaudi), Francesco prese letteralmente il volo, segnando la bellezza di 22 reti in 56 partite, tutte in massima serie.

Le sue performance sottoporta all’ombra della cupola di San Gaudenzio lo posero così tanto in luce da farlo riaccogliere a braccia aperte nelle fila dei “suoi” Leoni nel quadriennio di Prima Divisione 1923-27, in cui metterà a segno 20 reti in 69 match. L’anno indelebile rimane il 1923-24, quando Mattuteja (come ricordato nello scorso numero non è un errore, lo si può trovare infatti scritto nelle 4 varianti: Mattuteja, Matuteja, Matuteia e Mattuteia) centrerà la sua unica presenza con la maglia della Nazionale Italiana il 23 novembre 1924 in una celebre amichevole contro la Germania nella quale subentrò in sostituzione di Leopoldo Conti (in un periodo in cui le sostituzioni non si potevano ancora effettuare in competizioni ufficiali).

Occorrerà infatti attendere la partita della fase di qualificazione del Campionato mondiale di calcio 1954, Germania-Saarland, curioso protettorato franco-tedesco politicamente autonomo (appena 19 partite ufficiali tra il novembre 1950 e il giugno 1956, al punto di ottenere l'affiliazione al Cio e alla Fifa) giocata l’11 ottobre 1953 e nella quale Horst Eckel divenne il primo calciatore - secondo gli storici - ad essere oggetto di una sostituzione. Digressioni e curiosità concatenate tra loro come ciliegie a parte, torniamo al nostro Mattuteja. Quel giorno (23 novembre 1924), alle ore 14:00 nell’impianto sportivo di Duisburg, il “Wedau Stadion”, lo score finale sarà di 0-1 a favore degli azzurri, guidati in panchina da una Commissione Tecnica della Lega composta dal vercellese Giuseppe Milano I, il romano Guido Baccani e l’alessandrino Augusto Rangone (che vincerà il bronzo olimpico ad Amsterdam 1928). Curiosamente, tutti e tre saranno anche giornalisti sportivi. Nella terra della Renania Settentrionale-Vestfalia Mattuteja (unico esponente della scuola vercellese in campo) corona il suo sogno e può giocare in azzurro accanto a veri e propri miti del calibro di De Prà, De Vecchi, Caligaris, Levratto e il futuro allenatore della Pro Vercelli nel biennio 1946-48, il mediano torinista Antonio Janni.

Il suo canto del cigno in casacca bianca corre nella domenica 20 marzo 1927, quando la Pro allo Stadio Militare dell'Arenaccia supera con un perentorio 0-3 il Napoli di Sallustro. In quel torneo, si ricorda un bellissimo gol contro l’Inter, a Vercelli, quando i leoni superarono i nerazzurri di Árpád Weisz (alla sua prima delle sue esperienze nerazzurre) per 4-3 in una partita assolutamente epica. Correva il 29' pt e sarà, quella, la sua ultima marcatura con la Pro. Salutata Vercelli e iniziata una inevitabile parabola discendente, per Mattuteja, seguiranno due prolifiche stagioni al Piacenza del presidente Bertolini nel ruolo di allenatore-giocatore (25 gol in 35 partite nel 1927-29: nel campionato 1927-28, le riforme dei campionati volute dal presidente della FIGC, Leandro Arpinati, renderanno sostanzialmente ininfluente l'accesso alla Prima Divisione), per poi appendere gli scarpini al chiodo con la Robur Siena, dove con la maglia a strisce bianconere 20 gol in 31 gare tra il 1929 e il 1931, ma in Seconda Divisione (che però ormai non costituisce più il secondo livello del calcio italiano, bensì il terzo). Francesco ama così tanto il calcio, che non se ne può certo allontanare, proseguendo nelle vesti di trainer l’avventura nel suo mondo. Nel 1931 eccolo allenare la SPAL, nel campionato di Prima Divisione 1931-32, terminato al primo posto; la promozione in Serie B sfumò agli spareggi contro Savona e Messina, con Mattuteia sostituito a campionato in corso da Adolf Mora Maurer. Nei primi mesi del 1932 fu ingaggiato dal Teramo: con gli abruzzesi disputò solamente partite di precampionato, poiché il girone abruzzese della Terza Divisione non fu disputato a causa della mancanza di squadre. Nel 1933 passa sulla panchina dell'Aosta, che guidò per sei stagioni consecutive vincendo nel 1935 il campionato di Seconda Divisione. Proprio il capoluogo valligiano diventerà la sua seconda casa d’adozione: vi abiterà sino alla scomparsa avvenuta il 7 marzo 1981.

La prossima puntata su La Sesia in edicola venerdì 18 febbraio

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