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Il commento

La situazione sta precipitando: ora i giocatori si guardino in faccia

Il momento nero evidenziato anche da errori nella comunicazione e dal nervosismo

Pro Vercelli

Gatto, Cristini e Emmanuello (foto Claudio Bellosta)

Una prestazione incommentabile. A distanza di una settimana dalla clamorosa debacle contro la Pergolettese viene ancora difficile trovare le parole adatte per analizzare quella che è sicuramente la peggiore sconfitta degli ultimi dieci anni. Perché se è vero che di partite perse in maniera rotonda in questo arco di tempo ce ne sono state, è altrettanto vero che i nomi degli avversari, con tutto il rispetto, fossero diversi: Bari, Frosinone e Cittadella per citarne alcune.

Il 4-0 di Crema invece è arrivato contro una squadra in piena lotta salvezza, sicuramente inferiore alle bianche casacche. E no, questa volta non possono bastare le attenuanti di un rigore dubbio che ha sbloccato il match o delle due espulsioni che hanno indirizzato la gara: una partita del genere si può perdere sì, ma in maniera dignitosa. Il trend delle ultime gare è impietoso: ogni settimana, al termine delle prestazioni sempre più negative, si commentava dicendo “è stato toccato il punto più basso”, salvo poi ricredersi la settimana successiva. Uscire da questa situazione, onestamente, ad oggi, sembra molto difficile visti anche i prossimi due avversari (Padova e Triestina) di caratura ben diversa rispetto agli ultimi affrontati. Sono tanti, ovviamente, i fattori che hanno portato a questa situazione e tanti altri i punti interrogativi che andrebbero analizzati.

La pallina sul piano inclinato

Il momento attuale sembra poter essere rappresentato dalla teoria della pallina sul piano inclinato: “Se si mette una pallina su un piano inclinato la pallina comincia a scendere, e per quanto impercettibile sia l’inclinazione, inizia correre e correre sempre più veloce. Fermarla, è impossibile”. Una sorta di discesa in picchiata, che potrebbe essere fermata solamente con una sterzata improvvisa che però, ad ora, sembra distante. Nelle ultime 10 partite la Pro Vercelli ha conquistato 7 punti: nessuno ha fatto peggio. I bianchi sono anche la peggiore difesa in questo arco di tempo con 19 gol subiti, quasi due a match. Di vittoria ne è arrivata una (tra l’altro con un autogol e un rigore contro la Giana) mentre le sconfitte sono addirittura cinque di cui quattro in casa. Se poi si analizza sul piano del gioco, due sono state buone prestazioni (Giana e Renate), una decente (Albinoleffe), mentre le altre sette oscillano tra il negativo e il drammatico. La maggior parte di queste contro squadre che non avrebbero più di un componente che giocherebbe titolare nella squadra di Scienza.

Le scelte

Le prime quattro vittorie avevano forse esaltato oltre misura questa squadra che però, sulla carta, rimane sicuramente una delle migliori cinque del campionato. Scienza ha capito, con eccessivo ritardo, va detto, che il 3-5-2 appiattisce troppo la squadra. Specie con l’assenza di Belardinelli i due attaccanti sono stati poco supportati dai rari inserimenti dei centrocampisti e dagli esterni che spesso sono stati schierati a piedi invertiti (Gatto o Iezzi a sinistra e Della Morte a destra per fare un esempio). Questo potrebbe andar bene se si parlasse di esterni d’attacco, ma in un centrocampo a cinque l’indole è quella di entrare troppo spesso dentro il campo creando confusione, oltre a non essere incisivi nei cross dovendo farli con il piede debole. Si è quindi passati al 3-4-3 che ha dato buone indicazioni con l’Albinoleffe con Gatto a sinistra, Della Morte a destra e Comi unica punta. Con il Legnago però si è tornati ad un 3-4-2-1 o 3-4-1-2 con Vitale in supporto a Della Morte e Comi e, di fatto, sono ricominciati i problemi sopra citati e i risultati si sono visti. L’esclusione di Comi a favore di Bunino nella partita contro la Pergolettese è stata poi abbastanza azzardata. L’ex Pescara non ha le caratteristiche per tenere da solo il peso dell’attacco e anche questo sembra appurato: meglio a due punte o, in alternativa, sull’esterno.

La squadra

Detto ciò i maggiori colpevoli di questa situazione sono i giocatori, perché sono loro che vanno in campo. Le ultime prestazioni sono state da encefalogramma piatto: squadra spaesata, senza idee e mordente, che si scioglie subito alla prima avversità. Essere presi a “pallate” da Piacenza, Legnago e Pergolettese non è accettabile per la piazza e non dovrebbe esserlo anche per l’orgoglio dei giocatori, visto l’enorme divario tecnico. Nel complesso, tra errori individuali grossolani, di reparto e di approccio alla partita, si salva solo Comi, il più pericoloso e l’unico che sembra dare davvero sempre il 100% per la causa. Per effettuare la sterzata di cui sopra, serve un “clic” nella testa dei giocatori: solo loro possono far sì che si possa uscire da questa situazione grottesca.

La comunicazione e il nervosismo

Al termine della partita contro la Pergolettese ha parlato solamente il direttore Alex Casella. Poche parole, per lo più incentrate sui presunti torti arbitrali. Ora, appurato che gli episodi siano stati dubbi e che abbiano influito sul risultato, al termine di una partita del genere sarebbe meglio cospargersi il capo di cenere, scusarsi e non aggiungere altro. Il ds ha comunque confermato Scienza al termine del match: e allora perché non farlo parlare? Poi, due giorni dopo, la società ha ribadito con un comunicato la fiducia nell’allenatore a causa di alcuni articoli usciti sul web. Non sarebbe servito, non bisogna andare dietro a ogni cosa che i giornali scrivono. Poco da dire poi sull’atteggiamento tenuto da alcuni tesserati a fine gara che ha portato a multe alla società e lunghe squalifiche: questo nervosismo non può che fare male a tutto l’ambiente.

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