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Lutto

Morto Luciano Pique, ex allenatore della Pro Vercelli

Guidò le bianche casacche nel 1979-1980

Morto Luciano Pique, ex allenatore della Pro Vercelli

La Pro Vercelli piange il suo ex allenatore Luciano Piquè, scomparso oggi all'età di 86 anni. Era nato a Venezia l’11 giugno 1935, ma da più di 60 anni viveva a Genova (sua città adottiva) con la moglie Andreina, che gestì per anni una profumeria a Quinto. Calcisticamente cresciuto nel Favaro (il club di Marghera), dopo due stagioni si guadagnò i galloni con la Mestrina (1953-55 e vittoria in IV Serie) approdando sino alla Serie A nel ruolo di arcigno difensore con l'Udinese (vincendo la B 1955-56 con le ‘zebrette’ friulane ed esordendo in Massima Serie il 19 agosto 1956 in Udinese-Fiorentina 2-5). Quindi la cessione al Genoa, di cui fu sporadicamente anche capitano ed entrando rapidamente nel cuore della Curva Nord di Marassi. Sotto la Lanterna, a cavallo degli anni 50 e 60, interpretò talvolta anche il ruolo di mediano: in due stagioni 65 presenze e 2 reti, non riuscendo nel 1959-60, ad evitare la retrocessione anche a causa dei 18 punti di penalizzazione inflitti al Grifone per illecito sportivo, più i 7 da scontare nella stagione successiva quando con Piquè giocavano tra gli altri Occhetta, Pesaola, Bean e un altro futuro trainer dei Leoni: Bruno Baveni. Quindi le esperienze col Padova, ma anche con le maglie di Savona, Entella e Alassio, con cui nel ’69 appese gli scarpini al chiodo. In Serie A totalizzò 128 presenze e 6 reti. Se Piquè rimase indubbiamente sempre molto legato al Genoa, che quando visitò il museo del club del Grifone definì “..come una droga, non riesci a farne a meno”, a Vercelli è invece ricordato con una certa nostalgia derivante dal fluire del tempo (ma anche per una storica litigata col portiere Di Vincenzo dopo il ko per 3-1 di Borgomanero, che se ne andò sbattendo la porta e lasciando il ruolo a Coppo) per aver guidato le Bianche Casacche (con una rosa giovane, costruita velocemente e con zero mezzi economici) in una stagione delicatissima, quella della Serie D 1979-80, in cui – nel girone A – si sfiorò per un pelo (e un punto) quella che sarebbe stata la terza retrocessione consecutiva, dopo lo spareggio di Pavia perso contro il Legnano. Gli avversari di quel periodo si chiamavano Albenga, Pinerolo, Aglianese, Novese, Gozzano e Sestrese. Nomi di club che – con tutto il rispetto – dovrebbero far riflettere a lungo chi non ricorda quanto di prezioso e prestigioso sia stato il cammino delle Bianche Casacche negli ultimi anni. Alla fine, nell’80, la salvezza arrivò, ma sulla panchina nelle ultime due gare di campionato si era intanto accomodato Antonio Montico, centrando i due successi decisivi con Gozzanoe Cuoio Pelli. Fatale, per Piquè, fu infatti la sconfitta al “Robbiano per 0-1 alla 32.a giornata col Pontedecimo, addì 11 maggio 1980, che ne decretò l’allontanamento, tra non pochi dubbi e sofferenze personali per il csVanzini. Si trattò per altro del terzo trainer stagionale del team vercellese, in quanto le prime tre gare erano state guidate in panchine da Gigi Limberti (supportato in campo da capitan Franco Balocco e Paolo Sollier, dopo la cessione dell’intera rosa dell’anno precedente), a testimonianza del momento-davvero-no del club dei sette scudetti, drammaticamente iniziato nell’estate del ’79 con l’abbandono del presidente Baratto (ormai dalle finanza prosciugate per amore della Pro) e del passaggio di consegne dirigenziali tra Ferdinando Vanzini e il commercialista Felice Rossi (nelle vesti di commissario straordinario). Come trainer Piquè aveva iniziato la carriera sulla panchina dello stesso Alassio come giocatore-allenatore, quindi le esperienze con Canelli e Omegna, nel 1978-79, anno prima della sua chiamata a Vercelli. Proprio ad Omegna avverrà il suo canto del cigno nel mondo del calcio, nella stagione 1980-81.

 

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