Focus sul fenomeno
16 Febbraio 2026 10:36
Cosa può fare la scuola per aiutare i ragazzi ad utilizzare i social e l’Intelligenza artificiale in modo responsabile? I social possono essere causa di problemi, ma anche risorse, che i ragazzi devono imparare a gestire e la scuola, in collaborazione con la famiglia ha un ruolo centrale. Se ne è parlato durante il convegno organizzato dalla scuola superiore di primo grado Verga di Vercelli, da anni polo provinciale per la lotta al bullismo e al cyberbullismo.
Giovedì 11 febbraio un’aula Magna gremita di addetti ai lavori, di genitori e di ragazzi è stata teatro di un dibattito ricco di contenuti e spunti legati ad un argomento più che mai attuale.
Il convegno, moderato dal giornalista Enrico De Maria, si è aperto con i saluti del dirigente Rodolfo Rizzo e delle autorità presenti; la parola è passata poi alla prof.ssa Simona Musso che ha delineato nel dettaglio la genesi e l’evoluzione dei social più famosi (Facebook, Instagram e Tiktok) focalizzandosi sui fattori economici e psicologici sottostanti. Molti Paesi hanno iniziato a normare l’utilizzo dei social da parte dei minori proprio alla luce delle conseguenze psicologiche emerse negli ultimi venti anni. In Italia è stato regolamentato l’uso del cellulare a scuola e già nove anni fa è entrata in vigore la legge contro il bullismo che porta il nome della senatrice Elena Ferrara, docente delle scuole secondarie di I grado e formatrice, che ha ricordato la prima vittima di bullismo, Carolina Picchio, sua ex alunna, che ha causa di contenuti diffusi a sua insaputa si suicidò.
“Il cyber bullismo spesso è connesso alla violenza di genere – ha spiegato la senatrice – dal momento che ben il 70% degli adolescenti pensa che sia molto diffuso monitorare i movimenti del partner e ben il 36% lo ritiene accettabile”. La legge del 2017 è volta a prevenire e contrastare i fenomeni di bullismo e cyberbullismo, tutelare i minori, ma anche i genitori che hanno il compito di guidare i figli al corretto utilizzo delle tecnologie. Oltre alla scuola, la famiglia ha un ruolo centrale nella definizione dell’identità di un adolescente e a ribadirlo è stata la dottoressa Raffaella Scaccioni, psicologa e psicoterapeuta dell’ASL, che ha posto l’attenzione su come Internet e l’AI si incrocino con la crescita mentale dei ragazzi, in una fase della loro vita in cui si è in cerca del sè, della propria identità, di chi si vuole essere e ci si trova di fronte a modelli estetici perfetti proposti dai social che creano nei giovani frustrazione, insoddisfazione, vergogna.
La partita da giocare è davvero difficile, ma a dare speranza, come sempre sono stati gli alunni della scuola, che accompagnati dall’educatrice Desirè Bagatin, hanno dimostrato come le parole abbiano un peso e siano lo strumento con cui chiedere aiuto e infondere fiducia. Parole chiave come empatia, aiuto, coraggio sono alcuni dei titoli delle poesie scritte dalle classi della scuola contro il bullismo e il cyber bullismo e lette dal GruppoNoi, coordinato dalle prof.sse Rosella Tona, Simona Musso e Maria Guidi, esposte nei corridoi.
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