Corte di Cassazione
di Redazione La Sesia
13 Febbraio 2026 11:11
Nella giornata di mercoledì 11 febbraio la Quarta Sezione della Corte di Cassazione ha disposto un nuovo rinvio alla Corte d’Assise d’Appello di Torino della sentenza che aveva condannato Stephan Schmidheiny a 9 anni e 6 mesi per 91 omicidi colposi legati all’amianto, sui 392 inizialmente contestati all’avvio del procedimento.
La decisione è motivata dalla mancata traduzione in lingua tedesca, la lingua dell’imputato, della sentenza torinese, circostanza che, secondo la difesa, comporterebbe una lesione del diritto a un pieno esercizio delle facoltà difensive.
Il sindaco di Casale Monferrato, Emanuele Capra, presente all’udienza di Roma, ha affermato: “Tornare a casa con una nuova delusione è un peso che questa comunità non meritava. Dopo anni di attesa, c’era finalmente la speranza di vedere affermata la giustizia, e invece ci troviamo di nuovo di fronte a un rinvio. Non definitivo, certo, ma sufficiente a rimandare ancora una volta la risposta a una legittima richiesta di verità e responsabilità. È un’amarezza sapere che tutto riparta a causa di chi non ha provveduto a garantire la traduzione in tedesco della sentenza d’appello, un passaggio essenziale per il pieno esercizio dei diritti dell’imputato, ma che inevitabilmente rinvia ancora una volta la possibilità di giustizia per le vittime, mettendo a repentaglio il corso di un processo che tutela dei diritti di chi ha subito le conseguenze di un crimine così grave".
La decisione comporta un ulteriore rinvio nel procedimento Eternit bis e sospende, di fatto, il giudizio definitivo sulla condanna a 9 anni e 6 mesi di reclusione per 91 episodi di omicidio colposo legati all’esposizione ad amianto. Ne consegue un allungamento dei tempi processuali in un procedimento che si protrae da anni e che riguarda centinaia di vittime e familiari coinvolti.
«La Cassazione decide di non decidere. Trovo singolare che la mancata traduzione della sentenza in lingua tedesca sia divenuta motivo di accoglimento del ricorso - ha dichiarato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, costituito parte civile nel processo - Si tratta di un ulteriore stop per le vittime che attendono da tempo una definizione nel merito».
Già nel 2014, al termine del processo Eternit I, Stephan Ernst Schmidheiny aveva ottenuto l’assoluzione per intervenuta prescrizione dal reato di disastro ambientale, procedimento che riguardava il decesso di migliaia di lavoratori degli stabilimenti Eternit, cittadini residenti nelle aree limitrofe e familiari esposti indirettamente alle polveri di amianto.
«La causa non è stata discussa nel merito - osserva l'avvocato Riccardo Brigazzi, legale che ha rappresentato l’Osservatorio Nazionale Amianto - La sentenza dovrà ora essere tradotta integralmente prima che il giudizio possa proseguire».
Il processo Eternit bis riguarda le conseguenze dell’esposizione all’amianto negli stabilimenti del gruppo Eternit, che per decenni hanno prodotto e lavorato materiali contenenti la fibra poi rivelatasi altamente cancerogena. Migliaia di lavoratori e cittadini che vivevano nelle aree limitrofe si sono ammalati negli anni, sviluppando patologie gravi, tra cui il mesotelioma.
La vicenda giudiziaria nasce proprio dalle richieste di verità e responsabilità avanzate dai familiari delle vittime e dalle associazioni impegnate nella tutela degli esposti all’amianto. Nei precedenti passaggi processuali i giudici hanno riconosciuto la responsabilità di Stephan Schmidheiny per le conseguenze legate all’esposizione all’amianto negli stabilimenti Eternit. I giudici hanno ritenuto accertato il ruolo dell’imputato nella gestione delle politiche industriali e nella prosecuzione delle attività produttive nonostante la consapevolezza della pericolosità dell’amianto, riconoscendo anche il diritto al risarcimento per le parti civili coinvolte, tra cui l’Osservatorio Nazionale Amianto.
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